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NORMATIVA

Piano Casa e condono edilizio esclusi dal ‘Milleproroghe’

di Paola Mammarella
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Assenza dei requisiti di necessità, urgenza e omogeneità le motivazioni della Commissione Affari Costituzionali

Vedi Aggiornamento del 02/07/2010
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04/02/2010 – Nessuna misura per l’aumento delle cubature e il condono edilizio potrà essere accolta nel Decreto legge “Milleproroghe” . Lo ha spiegato il senatore Carlo Vizzini, presidente della Commissione Affari Costituzionali, che ha analizzato circa seicento emendamenti al disegno di legge di conversione.
 
Gli emendamenti sono stati giudicati inammissibili non solo a causa della mancanza dei requisiti di necessità e urgenza, ma anche per l’assenza di omogeneità con le materie trattate dal Dl “Milleproroghe”.
 
Secondo il Parlamento, infatti, il Piano Casa e il condono rappresentano questioni di rilievo dal momento che mirano non solo al rilancio del settore edile, come traino per uscire dalla crisi economica in atto, ma anche alla regolarizzazione degli abusi commessi ai danni dei beni paesistici e ambientali fino al 31 marzo 2003. D’altra parte, però, si tratta di materie da trattare in una sede diversa.
 
Positive le reazioni del Partito Democratico, che hanno commentato la bocciatura degli emendamenti come un tentativo per fermare la tendenza all’abbassamento dei livelli di legalità.
 
Secondo il relatore del PdL Lucio Malan, invece, l’emendamento sul Piano Casa avrebbe rappresentato una chiave per dirimere i dubbi interpretativi e dare maggiore certezza a una panorama normativo caratterizzato da una serie di provvedimenti regionali.
 
Le Regioni, forti dell’esclusiva competenza legislativa in materia di edilizia e urbanistica, riconosciuta loro dalla Costituzione, hanno già approvato le leggi per la riqualificazione del patrimonio edilizio e il contrasto alla crisi. Sembra invece definitivamente arenato il decreto governativo, sul quale non è mai stato raggiunto l’accordo in sede di Conferenza Unificata.

L'emendamento sul condono edilizio è stato presentato dai senatori del Pdl Sarro e Nespoli. Avrebbe modificato la Legge 326/2003 concedendo la sanatoria anche alle opere per le quali era stato precedentemente rifiutato il condono. Il suo respingimento è stato accolto con favore sia dall'opposizione che dalle associazioni ambientaliste.
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