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L’essenza delle cose. Il design e l’arte della riduzione

Location dell'evento è il Vitra Design Museum di Weil am Rhein

Vedi Aggiornamento del 07/07/2011
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19/03/2010 –  Il Vitra Design Museum di Weil am Rhein inaugura domani, 20 marzo, la mostra “The Essence of Things. Design and the Art of Reduction” ovvero “ L’essenza delle cose. Il design e l’arte della riduzione”.
 
Condizioni più dure a livello economico generano automaticamente anche prodotti più
economici e più durevoli? In questa discussione condotta al momento attuale vengono addotti
come argomenti sia modelli darwinistici secondo lo schema “Survival of the Fittesi”, sia icone del
design dei tempi passati scossi dalla crisi. Tuttavia, osservando più da vicino il tema, tali
paragoni solitamente non stanno in piedi poiché, sotto segni mutevoli, è stato da sempre il
design moderno, in particolare il design industriale, ad adoperarsi per l’efficienza ed una
riduzione dei mezzi formali e funzionali. La razionalità della stessa produzione in serie
suggerisce già un linguaggio ridotto delle forme, impulsi importanti in questa direzione sono
arrivati e arrivano comunque anche da altri ambiti, come l’estetica giapponese e il dialogo del
design con l’arte astratta.
 
Il Vitra Design Museum segue tali condizioni ed influenze nella sua nuova esposizione e presenta
la grande arte della riduzione come quintessenza del design. In dodici capitoli, raggruppati
sotto i concetti generali di Produzione, Funzione, Estetica ed Etica, vengono presentati motivi e
strategie che il design segue nella sua ricerca di efficienza. Il fatto che il Vitra Design Museum si
concentri sulle tendenze del design del mobile – ma non si limiti assolutamente a questo – si
rivela come vantaggio decisivo poiché il mobile, in veste di rappresentante della cultura
quotidiana e del nostro atteggiamento nei confronti del mondo, apporta argomenti
particolarmente evidenti a questo tema complesso.
 
Ai fini di un approccio alla materia, in un Prologo il Museo mostra innanzitutto un sorprendente
assortimento di oggetti di tutti i giorni. La panoramica spazia dall’amigdala preistorica, agli
anelli multipack per lattine, fino ad un diamante tagliente, arrivando allo smartphone. Anche
gli oggetti della collezione del designer svizzero Franco Clivio documentano addirittura
un’aspirazione universale alle soluzioni più semplici.
 
 - Gruppo 1: Produzione
L’argomentazione sistematica sul tema della riduzione comincia con gli aspetti economici della
Fabbricazione. I costi e le capacità necessarie per arrivare alle soluzioni „più semplici“
vengono documentate sulla base dei modelli di sviluppo per la sedia in fibra di vetro di Charles
e Ray Eames. Un filmato dei due pionieri americani del design illustra a riguardo la complessità
del processo di progettazione e produzione.
 
Il requisito economico di produrre un oggetto totalmente da un solo materiale ed in un’unica
fase di lavoro, ovvero come Unità, mostra una serie di mobili sviluppati da una superficie o
come monoblocco in materiali ogni volta diversi. Così come in altri gruppi espositivi, vengono
presentati esempi sia precoci che giovani del design del mobile, accompagnati da
illuminazione ed altri oggetti di arredamento.
 
Una forma dell’economia osservata piuttosto raramente nel design si ritrova nel modo di
risolvere il problema, nelle idee geniali come abbreviazione di processi solitamente
interminabili. Quest’arte della riduzione si manifesta soprattutto nell’Ispirazione tratta dagli
objets trouvés e nel procedimento in cui gli oggetti esistenti vengono interpretati in modo
diverso ed utilizzati in modo nuovo.
Il contesto industriale rende necessario progettare e trasformare i prodotti in modo tale che i
costi di imballaggio, trasporto e stoccaggio siano contenuti quanto più possibile. A
rappresentare l’importanza di una simile Logistica – come della produzione e della
distribuzione in singoli pezzi che possono essere combinati (come moduli) da commercianti o
clienti finali – ci sono ditte come Thonet e Ikea, che riscuotono un successo internazionale
grazie alla loro filosofia aziendale.
 
- Gruppo 2: Funzione
Negli ambiti più disparati il design ha che fare con l’esigenza di collocare quanto più possibile
in uno spazio ridotto al massimo: gli esempi mostrati inerenti alla Compressione vanno da un
sofisticato e storico letto da campo, che sembra un precursore dei mobili esposti nel Padiglione
di Barcellona progettato da Mies van der Rohe, passando attraverso il ceppo di legno dal
versatile utilizzo di Le Corbusier per la Fondazione parigina franco-brasiliana, fino al moderno
laptop.
 
Mentre un peso minimo nello sport, nelle milizie e nei trasporti può essere d’importanza
essenziale, persino esistenziale, il design del mobile prende spesso questa massima della
Leggerezza come occasione per sperimentare con materiali diversi, mentre anche in questo
caso – ad esempio per i mobili da giardino, impilabili e le sedute per grandi spazi – esistono
applicazioni assolutamente pratiche.
 
- Gruppo 3: Estetica
Dall’inizio del design dei prodotti in serie, la logistica della costruzione e le condizioni di una
produzione economica portano a forme ad angolo retto. Una guida al design moderno è
diventata la Geometria euclidea, ma soprattutto attraverso la razionalità della produzione
industriale e la scoperta della rigida ortogonalità nell’arte giapponese di utilizzare e
dell’architettura.
 
Il design mette spesso in gioco forme derivanti dalla natura e processi di strutturazione che
intercedono tra le funzioni di un oggetto e le nostre condizioni fisiche e psichiche. Con questa
Astrazione cerca soluzioni quanto più universali possibili per utenti ed utilità.
Il progresso tecnico ha messo le ali alla nostra idea di superare la materia e poter esercitare le
funzioni soltanto con l’energia: mentre in tanti ambiti (soprattutto nei media) ciò è realtà da
lungo tempo, l’idea della Dissoluzione per mobili che devono prestare servizi fisici, si esprime
nell’impiego economico di materiali sempre più efficienti così come immagine di una presenza
fugace.
 
Il passaggio liberamente fluente da una zona all’altra e tra interno ed esterno è un modello del
design moderno sin dalla prima architettura di Frank Lloyd Wright. Attraverso l’uso
onnipresente del vetro, la Trasparenza è diventata addirittura un sinonimo di libertà di spirito
ed energia, alla fine gli oggetti trasparenti vengono percepiti meno come corpo che come
funzione.
 
Le cose sono sempre anche portatrici di messaggi e l’arte della riduzione consiste non da ultimo
nel fatto di trovare un minimo comune denominatore anche per queste comunicazioni.
L’oggetto diventa così un Segno che, nel migliore dei casi, indica allo stesso tempo la funzione
dell’oggetto.
 
- Gruppo 4: Etica
Il bisogno di arrivare all’idea essenziale di un oggetto nasce non da ultimo da un
atteggiamento etico: le cose devono essere liberate da qualsiasi individualità futile oppure
dalla zavorra della storia, ed essere ricondotte alla loro forma originaria. La riduzione alle
proprietà essenziali avviene tuttavia anche per motivi pratici, laddove si tratta di concentrare
rigorosamente la funzione o di definire mobili classici per l’impiego universale. Per la
produzione industriale dopotutto il prototipo è il Modello corretto da qualsiasi caso,
abbondanza e mancanza.
 
A fare da sottofondo ai temi, ogni spazio della mostra sarà integrato da grandi proiezioni di
immagini tratte da altri settori del design – grafica, fotografia, pittura, scultura, architettura,
architettura del paesaggio, design del prodotto, moda, food design, scenografia e tecnica.
 
Al fine di rappresentare i diversi approcci alla riduzione come quintessenza del design, il
Museo espone alcuni dei suoi oggetti migliori così come sorprendenti tesori e recenti
acquisizioni della sua collezione. Oltre ai classici in questo caso irrinunciabili come la poltrona
„Wassily“ di Marcel Breuer – nella versione del primo modello in serie, la sedia „Roodblauwe
Stoel“ di Gerrit Rietveld, una Side chair di Donald Judd o la poltrona da giardino di Willy Guhl
in fibra di cemento, sono presenti la “Tulip Chair” di Eero Saarinen come prototipo girevole,
modelli di sviluppo meno noti dall’eredità di Charles e Ray Eames e la “sedia Brno” di Mies van
der Rohe con rivestimento in pergamena. Si aggiungono prestiti di alta caratura – ad esempio
un letto ribaltabile del 1800 della Casa reale di Hannover, un prototipo di Heinz Witthoeft „Tail
13“, poltrona in plastica piegata, o il tavolo „MR 150/3“ di Mies van der Rohe con piano di vetro
nero. La presentazione delle auto più convenienti della storia richiama sicuramente
un’attenzione di tipo totalmente diverso: “Nano”, la nuova utilitaria ultracompatta prodotta in
India, non ancora presente sul mercato europeo.
 
Nella presentazione ampia e sistematica, la mostra prova che limitarsi all’essenziale viene
incontro alle condizioni funzionali, soddisfa le correnti artistiche ed i bisogni economici o
sociali, così come le esigenze elitarie e puramente estetiche. Dimostra condizioni di base e
strategie del design industriale, ma descrive anche la funzione modello di solitari per i quali
sono stati impiegati materiali preziosi accuratamente lavorati per mettere in risalto gli effetti in
modo quanto più puro possibile. Razionalizzando processi e materiali, la concentrazione
all’esenziale funzionale e l’astrazione di forme fino alla scomparsa delle cose, diventa evidente
quanto complesso sia il principio di semplicità. Nella sistemazione e nella concentrazione delle
cose, secondo un’affermazione chiave, alla fine l’attenzione particolare cade su qualsiasi
dettaglio.

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