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NORMATIVA

Arbitrati in vigore con tetto alle parcelle

di Paola Mammarella

Limiti dal CdM, un ricorso ogni tre anni e compenso di 100 mila euro per l'intero collegio

Vedi Aggiornamento del 20/01/2014
22/03/2010 – È stato approvato al Consiglio dei Ministri di venerdì scorso il decreto legislativo per la ricezione della Direttiva comunitaria 2007/66/CE sul miglioramento delle procedure di ricorso in materia di appalti pubblici.

Dal momento che gli arbitrati rappresentavano il principale terreno di scontro, è stata limitata la possibilità di ricorso a questa forma di giustizia privata, fissando anche un tetto ai compensi degli arbitri.
 
Viene garantita una tutela processuale efficace e celere prima della stipulazione del contratto grazie all’introduzione del termine sospensivi.
 
Il primo, denominato stand-still, consiste in una dilazione di 35 giorni, che decorrono dall’aggiudicazione definitiva della gara e consentono ai soggetti contro interessati di presentare ricorso prima della firma del contratto.
 
Il secondo è l’effetto sospensivo automatico della possibilità di stipulazione del contratto, decorrente dalla proposizione del ricorso giurisdizionale fino alla pronuncia.
 
Il provvedimento razionalizza le misure extragiurisdizionali di risoluzione delle controversie, come accordo bonario e arbitrato , ridefinito sia per i motivi della sua impugnazione sia per i compensi, ai quali sono stati applicati tetti più rigorosi.
 
Sull’approvazione del decreto si sono pronunciate anche Commissioni parlamentari e Consiglio di Stato. Il testo doveva essere discusso nella precedente seduta del CdM, ma è poi slittato in conseguenza alla richiesta di maggiori garanzie da parte del Ministero dell’Economia.

Garantita la massima trasparenza del giudizio arbitrale e il superamento delle criticità del passato, attraverso l’impugnabilità del lodo, oltre che per nullità, per violazione delle regole di diritto relative al merito della controversia, criteri più rigorosi di incompatibilità per l’arbitro presidente e contenimento dei costi del giudizio arbitrale mediante la riduzione dei compensi arbitrali e l’introduzione di un tetto massimo per il compenso del collegio arbitrale.
 
È stato infatti fissato un tetto alle parcelle degli arbitri. I compensi per l’intero collegio, composto da presidente e due arbitri, non potrà eccedere i 100 mila euro, comprensivi dell’eventuale onorario per il segretario. Le cifre variano in base al valore della controversia.

Un altro limite consiste nella possibilità di ricorrere all'arbitrato solo una volta ogni tre anni.

L’arbitrato diventa facoltativo per entrambe le parti, quindi la P.A può indicare nel bando se intende inserire nel contratto la clausola compromissoria, e l’aggiudicatario può rifiutarne l’inserimento.
 
L’approvazione è avvenuta poco prima della scadenza della delega, fissato al 20 marzo, e del ripristino del divieto di ricorrere agli arbitrati, bloccato dal “Milleproroghe” per consentire la riforma degli arbitrati.
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