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LAVORI PUBBLICI

Appalti, da Finco no al massimo ribasso

di Paola Mammarella

Contenimento dei costi come causa del deficit qualitativo

Vedi Aggiornamento del 21/06/2010

22/04/2010 – Massimo ribasso come causa di bassa qualità negli appalti. È la denuncia di Finco , espressa alla tavola rotonda organizzata mercoledì 14 aprile scorso, e scandita dall’imperativo “puntare in alto”. Perché, come assicura la Federazione industrie prodotti impianti e servizi per le costruzioni, è preferibile ridurre il numero di opere realizzate piuttosto che risparmiare in termini qualitativi.

Tra i must che dovrebbero segnare il rilancio del settore edile anche la selezione accurata degli operatori in base alle professionalità specifiche, la moralizzazione del sistema attraverso nuove norme e controlli più stringenti.

Il comparto delle costruzioni italiane si differenzia da quello esistente in Europa. Nel recepimento delle direttive comunitarie in materia di appalti e lavori pubblici è quindi necessaria la considerazione della peculiare realtà normativa e industriale.

Rispetto agli altri Paesi membri l’Italia è caratterizzata da un numero maggiore di operatori qualificati per l’esecuzione di opere specialistiche.

Ai lavori pubblici può quindi accedere un considerevole numero di imprese, caratterizzate da dimensioni medio piccole.

Una situazione determinata dal fatto che il rilascio delle qualificazioni è legato a un iter burocratico ricco di autodichiarazioni piuttosto che a verifiche rigorose per l’accertamento dei requisiti minimi richiesti.

Ne consegue un deficit qualitativo dell’opera finita, dovuto anche a una sottostima dei costi. Il criterio dominante per l’aggiudicazione degli appalti è ancora quello del massimo ribasso.

L’aspirante aggiudicatario per vincere la gara e garantirsi nello stesso tempo un margine di profitto applica la regola del massimo contenimento dei costi anche alla catena dei subappaltatori, che realizzano un gran numero di opere specializzate. Il risultato finale è quindi un’opera che pur avvicinandosi alle caratteristiche richieste, presenta un livello qualitativo più basso.

Diventa quindi fondamentale il ruolo delle Stazioni Appaltanti , che verificando l’accettazione degli incarichi solo da parte di imprese in possesso dei requisiti minimi, possono cambiare la prassi esistente nei lavori pubblici. Caratterizzata a volte dall’improvvisazione.

Contraria al massimo ribasso anche l’ Oice . L’associazione delle organizzazioni di ingegneria, architettura e consulenza tecnica interverrà al convegno Efca , previsto per la fine di maggio, per proporre una revisione della direttiva 2004/18/CE nel senso del ricorso esclusivo al criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa nelle gare di ingegneria e architettura.

 

A sostegno della qualità nei lavori pubblici anche il Presidente dell’Authority Luigi Giampaolino, intervenuto in una audizione alla Commissione Affari Costituzionali della Camera. Secondo Giampaolino gli scarsi poteri sanzionatori dell’Autorità di Vigilanza impediscono provvedimenti contro le imprese che infrangono determinati parametri di comportamento, a scapito delle quali possono solo essere inoltrate segnalazioni ad altri soggetti istituzionali.

© Riproduzione riservata

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Altri commenti
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Pietro

Io che lavoro nel settore ve lo assicuro al 100%, costituisce rallentamento nella realizzazione delle infrastrutture e aumento di cause civili a danno dei fornitori onesti che si trovano di fronte società senza scrupoli, il risultato aumento delle polizze assicurative... Con questo termino e ribadisco la mia vergogna.


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