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NORMATIVA

Il Cnappc ribadisce il suo no all’‘edilizia facile’

Nel primo anniversario del terremoto in Abruzzo, Gallione riafferma il diritto alla ‘sicurezza dell’abitare’

Vedi Aggiornamento del 01/02/2011
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06/04/2010 - “Ad un anno dal terribile terremoto che ha colpito così atrocemente la città dell’Aquila il nostro pensiero va in primo luogo alle vittime della tragedia abruzzese, alle famiglie che hanno perso le loro case e a tutti coloro che con estrema difficoltà stanno cercando di riconquistare una vita normale. Ma questo triste anniversario deve essere anche un monito per ribadire ancora una volta che il diritto primario dei cittadini alla “sicurezza dell’abitare” deve essere garantito da programmi urbanistici e architettonici affinché si riducano al massimo i danni provocati dagli eventi sismici”.

Lo ha dichiarato Massimo Gallione , Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori.


“Occorre anche dire basta - aggiunge - alle vuote parole della retorica che scandiscono tragedie del tutto annunciate. Serve, invece, rimboccarsi le maniche e iniziare ad investire su di una urbanistica di qualità e di risanamento delle nostre città per mettere in atto, a partire dai nostri centri storici, un massiccio piano di messa in sicurezza del Paese. Per questo motivo il Consiglio nazionale degli Architetti ha espresso la propria contrarietà ai deleteri provvedimenti riguardanti l’edilizia contenuti nel Decreto Legge incentivi che possono indurre gravissime conseguenze proprio in relazione alla sicurezza, alla tutela del patrimonio edilizio, alla rispondenza degli interventi realizzati, alle normative di tipo edilizio, paesistico ed ambientale ed alla possibilità da parte delle Pubbliche Amministrazioni di controllare gli interventi sul patrimonio esistente”.

“Gli architetti italiani - conclude Gallione - ribadiscono ancora una volta la disponibilità a collaborare in modo proposito con Governo ed Enti locali per porre mano ad un piano di tutela e consolidamento delle nostre città e, soprattutto, di quella parte del patrimonio edilizio postbellico che ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza architettonica, urbanistica e strutturale”.


Fonte: Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori

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