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Alila Villas Uluwatu: il resort da sogno di WOHA
ARCHITETTURA

Alila Villas Uluwatu: il resort da sogno di WOHA

di Cecilia Di Marzo

Architettura sostenibile e tutela del ‘senso del luogo’

26/05/2010 - L’Alila Villas Uluwatu resort, che ha aperto i battenti dallo sorso giugno, è stato concepito dallo studio WOHA come un progetto ecologicamente sostenibile. Situato nel paesaggio della savana della Penisola di Bukit in Indonesia, sorge sulle scogliere meridionali dell'isola indonesiana di Bali e dispone di 50 suite d’albergo e 35 ville.
Il progetto indaga la possibilità di fusione fra architettura vernacolare e design moderno, coniugando la tradizionale architettura dei padiglioni balinesi e del paesaggio rurale con i moderni e dinamici modi di trattare lo spazio e la forma. Il progetto si basa principalmente sul piacere di vivere questo particolare sito, anziché riunire in sé immagini stereotipate di Bali o di generici resort.
 
Per il progetto è stato utilizzato una linguaggio architettonico unico. Piuttosto che le tipiche ripide falde dei padiglioni balinesi che avrebbero ostruito le viste sui dolci pendii, gli edifici si ispirano invece ai terrazzamenti degli agricoltori costituiti da massi calcarei sovrapposti.
Un tetto spiovente basso e terrazzato è stato realizzato utilizzando pietra pomice vulcanica balinese, materiale isolante naturale che può anche sostenere le locali felci e piante grasse. Questi tetti a terrazza si fondono con il paesaggio, mantenendo inalterati gli ampi panorami che rendono il sito unico.
 
Le stanze dell’hotel sono concepite come “giardini abitati”, piuttosto che come stanze tradizionali. Le pareti del giardino costituiscono anche le pareti della stanza, all'interno della quale tutte le attività come il dormire, mangiare, rilassarsi e fare il bagno, avvengono in un “ambiente-giardino”. Ogni villa dispone di una piscina con un capanno privato affacciato sul mare. Le ville in collina sono progettate come padiglioni collegati tra loro da ponti che attraversano giardini d'acqua sui fianchi della collina terrazzata.
 
Il progetto è stato incentrato fin dal principio sulla salvaguardia delle caratteristiche locali. Il masterplan rispetta i profili del sito. Tutti i grandi alberi sono mantenuti o trapiantati. La vegetazione è stata rilevata e documentata, con campioni inviati alla Kew Gardens per l'identificazione. Un vivaio è stato creato in loco per la riproduzione delle specie autoctone che vengono utilizzate nel paesaggio, piuttosto che utilizzare le specie esotiche provenienti da altre zone. Le piante locali si sono adattate al paesaggio secco della savana restando dormienti nella stagione secca e regalando uno spettacolo unico nella stagione della fioritura. Questi giardini autoctoni necessitano di molto meno acqua rispetto ad altri e incoraggiano la fauna locale a fermarsi in zona.
 
I materiali sono tutti di provenienza locale: dalla pietra ricavata in situ ai legnami sostenibili, inclusi cocco e bamboo. Gli arredi interni, le lampade e gli accessori sono realizzati da artigiani di Bali e della vicina isola di Java. Questa strategia rende unico il progetto in termini di materiali, supporto di competenze locali e dà prestigio ai materiali locali, promuovendo il loro utilizzo con la gente del posto che aspira a costosi prodotti importati.
 
Il complesso è stato progettato fin dall'inizio per superare i 21 requisiti del Green Globe. Un consulente ha redatto un piano ambientale a partire già dalla fase di progettazione preliminare. L’imprenditore si è impegnato a rispettare un piano di qualità ambientale per la fase di costruzione e l'albergatore ad eseguire pratiche ambientali per la gestione dell'hotel.
 
Il complesso costituisce un precedente per il futuro modo di intendere il resort, in cui il lusso deve significare consumo eccessivo, ma gioia e godimento delle bellezze naturali e del senso del luogo.
© Riproduzione riservata

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