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LAVORI PUBBLICI

Costruttori e crisi, Ance per allentamento patto di stabilità

di Paola Mammarella

Ministero del Lavoro: riforma delle autonomie locali per arginare la congiuntura economica

Vedi Aggiornamento del 19/07/2010
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05/05/2010 – “Insieme per battere la crisi”. È il monito dell’Ance Veneto, riunita a Mestre per chiedere alle istituzioni soluzioni concrete in grado di mutare la congiuntura economica in atto. L’incontro di lunedì inaugura un percorso di dialogo con rappresentanti del governo e organizzazioni sindacali. I meeting continueranno infatti anche al Centro e Sud Italia.
 
Sbloccare l’impasse che caratterizza la nostra economia: questo il must per Stefano Pelliciari, presidente di Ance Veneto. Obiettivo che rende necessario restare al passo con l’Europa, avviando una serie di riforme per la semplificazione normativa e regolamentare.
 
Diverse le proposte avanzate, come la regionalizzazione del patto di stabilità. Chiesta anche la piena attuazione del federalismo fiscale, la riforma dello statuto del Consiglio Regionale, la parità dei rapporti contrattuali tra pubblico e privato e l’attrazione degli investimenti verso la Regione.
 
In particolare a essere osto sotto accusa è stato il patto di stabilità, che blocca le risorse e i pagamenti degli enti locali. Gli operatori del settore costruzioni hanno chiesto l’allentamento del vincolo di spesa a favore dei comuni virtuosi, con una gestione di bilancio efficiente e senza sprechi, che non possono effettuare investimenti per sopperire alle carenze delle amministrazioni in deficit.
 
Idea bocciata dal Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi che, dopo gli ultimi avvenimenti in Grecia, prevede un rafforzamento del patto di stabilità, con una più rigorosa disciplina di bilancio. La soluzione prospettata da Sacconi si basa invece sulla riforma delle autonomie locali per superare il criterio della spesa storica nei trasferimenti ai Comuni.
 
Non confortano intanto i dati della crisi. Nel 2009 il settore edile ha subito un’emorragia di 20 mila posti di lavoro, accompagnata a una riduzione degli investimenti del 10%. Secondo le stime la situazione potrebbe peggiorare nel 2010 a causa della riduzione degli investimenti pubblici, ma anche del ritardo nei pagamenti delle Pubbliche Amministrazioni. Situazione che contribuisce alla chiusura di molte piccole e medie imprese.

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