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MERCATI

Edilizia, investimenti giù del 17% in 3 anni

di Rossella Calabrese

Osservatorio Ance: la Manovra riduce ulteriormente le risorse per le opere pubbliche

Vedi Aggiornamento del 24/11/2010
28/06/2010 - “Il 2010 per l’edilizia, a causa dell’esaurimento del portafoglio ordini delle imprese, del Patto di stabilità che blocca i pagamenti e della stretta creditizia, corre il rischio di essere l’anno più nero, con danni irreparabili sulla tenuta non solo economica ma sociale del Paese”. Con queste parole il presidente dell’Ance, Paolo Buzzetti, ha aperto la conferenza stampa di presentazione dell’Osservatorio congiunturale sull’industria delle costruzioni.
 
I dati parlano chiaro: siamo tornati ai livelli degli anni ‘90, con un calo degli investimenti in costruzioni del 17% in 3 anni. Nel comparto residenziale gli investimenti sono scesi nello scorso anno dell'8,9%. La riduzione degli investimenti in lavori pubblici nel 2009 è stata del 5,4% e per il 2010 l’Ance stima un’ulteriore flessione del 3,9%.
 
Gravi gli effetti della crisi sull’occupazione: i dati delle Casse Edili fanno registrare una diminuzione di operai iscritti nel 2009 del 9,8% rispetto all’anno precedente, mentre il numero delle imprese iscritte si è ridotto del 7,6%. Anche i fornitori di materiali e manufatti hanno sofferto nell’ultimo anno.
 
Per il 2010 le previsioni Ance indicano un’ulteriore caduta degli investimenti in costruzioni, pari a -7,1% (-4,1% nel primo trimestre rispetto allo stesso periodo del 2009 secondo l'Istat). A differenza di quanto avvenuto nello scorso Osservatorio, non viene più riproposta la stima degli effetti del Piano Casa 2 sugli investimenti in quanto le informazioni pervenute dal territorio forniscono indicazioni di livelli di attività al momento trascurabili.
 
Ancora tanti i nodi da sciogliere per il settore: primo tra tutti, secondo Buzzetti, il problema del Patto di stabilità interno degli enti locali, appesantito gravemente dall’ultima Manovra economica, che non solo non permette di spendere per nuove infrastrutture, ma ritarda enormemente i pagamenti alle imprese per lavori già eseguiti, scaricando su di esse le inefficienze della pubblica amministrazione.
 
La Manovra finanziaria varata dal Governo a fine maggio 2010 porterà ad una contrazione delle risorse dello Stato per le opere pubbliche, già ridotte del 7,8% dalla Finanziaria 2010. A livello nazionale, i tagli indiscriminati determineranno un ulteriore indebolimento della capacità di infrastrutturazione del territorio italiano. A livello locale, invece, desta forte preoccupazione la vigorosa riduzione dei trasferimenti a Regioni (10 miliardi di euro in 2 anni), Province e Comuni, nonché il peggioramento delle condizioni del Patto di stabilità interno, che determinerà nel 2010 una riduzione di 1,3 miliardi di euro della capacità di investimento degli enti locali rispetto al 2009.
 
Oltre alla diminuzione di stanziamenti per nuove infrastrutture preoccupa la lentezza con la quale vengono spese le risorse disponibili. È fondamentale accelerare l’effettivo avvio del Piano delle infrastrutture prioritarie, finanziato con le risorse pubbliche rese disponibili dal Governo più di un anno fa e approvato dal Cipe il 26 giugno 2009, per un importo di circa 11,3 miliardi di euro. In particolare è necessario realizzare i programmi di opere medio piccole contenuti nel Piano e dotati di 3,4 miliardi.
 
Ma le imprese di costruzioni si trovano ad affrontare anche una crisi di liquidità, causata anche dalla restrizione dell’accesso al credito: quasi il 40% delle imprese associate denuncia di aver avuto difficoltà nell’ottenere finanziamenti nel trimestre gennaio marzo 2010. I tassi di interesse applicati alle imprese di costruzioni sono significativamente superiori a quelli degli altri settori.
 
Il problema della liquidità delle imprese sconta anche la difficoltà di vedere soddisfatti i propri crediti verso la pubblica amministrazione. Secondo i risultati dell’indagine svolta dall’Ance a maggio 2010, il 58% delle imprese denuncia ritardi medi nei pagamenti superiori a due mesi oltre i termini contrattuali previsti dalla legge (2 mesi e mezzo).
 
Ma qualcosa si può fare secondo l’Ance, che è al lavoro anche con il Governo per approvare riforme importanti per il settore. Gli obiettivi sono: semplificare le procedure, aumentare i controlli, qualificare le imprese, in una parola rendere più efficiente tutto il sistema.

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