Carrello 0
LAVORI PUBBLICI

Appalti, non formano requisito di idoneità le opere non ultimate

di Paola Mammarella

Indicazione di moralità e assenza di condanne penali solo per gli amministratori con potere di firma e rappresentanza

Vedi Aggiornamento del 28/04/2015
23/08/2010 – Indispensabile la valutazione dei requisiti per la partecipazione di un’impresa ad una gara di appalto. Lo hanno stabilito con differenti pronunce il Consiglio di Stato e il Tar del Piemonte.
 
I giudici di Palazzo Spada con la sentenza 14/2010 hanno stabilito che le opere in corso di esecuzione non fanno testo nella valutazione dei requisiti di un’impresa che intende partecipare ad una gara per la realizzazione di interventi analoghi a quelli da ultimare. La situazione cambia nel caso di opere terminate, utili alla formazione dei requisiti di idoneità.
 
A differenza del Tribunale Amministrativo, che aveva valutato positivamente i lavori in corso in cui era impegnata l’impresa partecipante alla nuova gara, il Cds ha affermato che la capacità tecnica ed economico-finanziaria, così come il requisito del fatturato per singolo lavoro, a riprova dell’affidabilità e dell’esperienza del partecipante, può misurarsi soltanto con i lavori correttamente ultimati.
 
I lavori in corso potrebbero infatti essere solo appaltati, senza avere in realtà una valenza concreta per la valutazione complessiva dell’affidabilità.
 
Si è occupato invece di requisiti morali il Tar Piemonte con la sentenza 1555/2010. Secondo il Tribunale Amministrativo i requisiti morali devono essere indicati solo per gli amministratori con potere di firma, che possono essere esclusi a discrezione della Pubblica Amministrazione in presenza di condanne penali per reati gravi. 
 
Il Tar ha analizzato il caso di una società, arrivata seconda in una gara, alla quale era stato contestato di non avere inserito tra i documenti da presentare alla stazione appaltante la dichiarazione di moralità, cioè l’insussistenza di condanne penali, di un amministratore, al quale erano state assegnate deleghe per la sicurezza sui cantieri.
 
L’amministratore non aveva invece il potere di rappresentare la società nei confronti delle amministrazioni, di assumere somministrazioni e appalti, ricevere commissioni da pubbliche amministrazioni, stipulare e firmare contratti.
 
Il Tar Piemonte ha sostenuto che in mancanza del potere di firma non è necessaria la dichiarazione di moralità. Secondo il Codice Appalti, infatti, le imprese devono dimostrare che sono immuni da pregiudizi penali gli amministratori che possono entrare in contatto con la stazione appaltante.
 
Analogamente, la valutazione di gravità di un reato e le sue ripercussioni sulla moralità professionale dell’appaltatore è riservata al giudizio discrezionale della stazione appaltante.
 
Il Tar ha affermato infine che l’esclusione di un’impresa non può avvenire automaticamente a causa della mancata presentazione della documentazione per la giustificazione dell’offerta. La Stazione Appaltante deve infatti effettuare una verifica in contraddittorio con l’impresa interessata.
© Riproduzione riservata

Partecipa alla discussione ( commenti) Utilizza il mio account Facebook Non hai un account Facebook? Clicca qui