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BorderLINE Architecture
ARCHITETTURA

BorderLINE Architecture

Il Padiglione Ungherese alla Biennale di Venezia

17/09/2010 – Novanta chilometri di corda, ventimila matite e centinaia di disegni danno vita a BorderLINE Architecture, l’installazione presentata dal Padiglione Ungheria alla 12. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia su concept dei due giovani designer Marcel Ferencz e Andor Wesselényi-Garay.
 
“L’installazione del Padiglione Ungherese individua nella “Linea” e non nella “Casa” l’origine dell’idea architettonica - spiegano gli organizzatori della mostra. L’assunto principale del nostro manifesto è che gli architetti non costruiscono case né creano spazi: disegnano. Disegnano linee con il computer e con penna e matita. Linee che di per sé non costituiscono spazi, visto che quasi sempre appaiono su superfici bidimensionali. Ciononostante, per l’architetto la linea è il mezzo espressivo primordiale: rappresenta l’idea di architettura tanto quanto la casa. Per dimostrare questa  tesi, l’esposizione si concentra sui disegni e sulle tecniche di disegno degli architetti e, in generale, sulla linea vista come materia di base dell’architettura, con l’obiettivo di ricondurre il visitatore all’esperienza fondamentale della creazione progettuale”.
 
Nello specifico, al centro dell’opera c’è una serie di video interviste dedicate al disegno, realizzate espressamente in occasione della Biennale con la partecipazione degli architetti ungheresi e stranieri.
 
“Il disegnare, proseguono gli organizzatori dell’esposizione, e lo scoprire una linea avvengono in uno “spazio” che non è né locale né internazionale; né amatoriale né professionale; né geografico, né utopico, ma universale. Quest’ultimo è lo spazio del disegnare e, in senso più generale, del lasciare una traccia. Il concept dell’esposizione si basa sulla nozione – ovviamente soggettiva – che l’universo rappresentato dalla Linea azzeri la differenza esistente tra le architetture delle singole nazioni. Siamo convinti che l’atto del disegno sia il comune denominatore dell’attività quotidiana dell’architetto. Anzi, è l’atto del disegno che crea relazioni tra professionista e dilettante, vecchio e giovane. Le persone si incontrano nel disegno”.
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