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By-me di Vimar: nel segno della storia

La storia reinterpretata con la tecnologia e il design dei prodotti Vimar

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15/09/2010– Un vecchio magazzinonel cuore di Firenze; un ambiente estremamente minimale ma accogliente, studiato, pensato e rimodellato da un giovane architetto toscano che di questa struttura ha fatto la sua sperimentale base operativa trasformandolo in uno spazio per raccontare sé stesso ed esprimere una grande passione.
 
Il polivalente FORMAstudio di via San Gallo, situato a pochi passi dalla storica “Trattoria da Tito” e distante solo qualche chilometro dal museo degli Uffizi e dal suggestivo Ponte Vecchio, è disegnato a forma di imbuto e costituito da due edifici separati ma comunicanti.
Un primo ambiente funge da officina-atelier e si apre alla vista una volta superato il massiccio portone in rame acidato dell’ingresso. Qui gli arredi disegnati dallo stesso proprietario sono funzionali al lavoro quotidiano e la sua idea di architettura e di interior design è facilmente riconoscibile nelle forme e nei colori della galleria. Il secondo edificio, distribuito su due livelli e immerso nelle abitazioni che lo avvolgono in un protettivo abbraccio, racchiude l’area più intima, dove gli aspetti legati alla professione e agli impegni lavorativi si intersecano con i momenti dedicati al relax.
 
Nel raccontare e nel raccontarsi l’Architetto Francesco Santoni è un fiume in piena di idee e speranze nei confronti di un lavoro straordinario che, come racconta, “condiziona la vita, perché la vita scorre all’interno degli spazi che l’architettura disegna”.
Osservando il suo studio immacolato, infatti, ovunque lo sguardo si posi si possono facilmente riconoscere la passione verso questo lavoro e i particolari di uno stile a tratti innovativo e inconsueto, talvolta invece più rassicurante ed essenziale.
Elemento caratterizzante, l’omogeneità assoluta data dal bianco, candido e leggero, che colora le pareti, ridipinge le vecchie travi del soffitto, raccoglie come in un mosaico le impronte indelebili impresse nel pavimento latteo in cemento pigmentato e levigato. 
Anche il sapiente connubio fra elementi del passato e quelli del presente è reso ancor più armonioso dall’uniformità cromatica che a tratti viene spezzata dal rosso, intenso e pieno: una sorta di firma identificativa. 
Su tutto, la capacità dell’architetto di creare spazi all’interno dei quali gli elementi si sfiorano ma non si toccano, si incrociano ma non si ostacolano; piani diversi che si intersecano, come se oltre ogni strato se ne potesse scoprire un altro e poi un altro ancora.
La minuziosa e sapiente attenzione che l’architetto dedica alla scelta delle luci, infine, completa la progettazione di un ambiente caldo nella sua semplicità, all’interno del quale la domotica appare come una scelta netta, consapevole e imprescindibile.
 
La domotica mi interessa, mi incuriosisce, mi diverte. E’ diventata nel tempo una sfida nei confronti dei molti clienti che ancora la percepiscono come una complicazione.
La domotica è il nuovo che rispetta e anzi riesce ad esaltare il segno della storia, la funzionalità applicata al presente. A mio parere è un elemento fondamentale per creare ambienti emozionali, caldi e confortevoli.
In questo contesto Vimar, in particolare, sta dimostrando di saper interpretare questo strumento, proponendo prodotti semplici che miscelano tecnologia, funzionalità ed estetica.
 
Lo studio ospita numerosi dispositivi domotici firmati Vimar, alcuni scelti nella veste raffinata di Eikon, altri nel design raffinato ed essenziale della serie Plana: bianchi, come gli ambienti; pratici, in tecnopolimero; semplici, regolari, simmetrici.
 
All’ingresso, sembra una lastra espositiva la composizione in cemento nella quale sono inseriti un lettore di card a transponder per accedere allo studio tramite tessera personalizzata, due pulsanti di chiamata con microfono e altoparlante incorporati, una piccola telecamera a colori che consente di visualizzare chi suona alla porta nelle Centrali domotiche interne dotate di modulo videocitofonico.
Superata la porta a vetri scorrevole, sensori ad infrarossi rilevano immediatamente la presenza di persone e inviano alla Centrale By-me indicazioni per l’accensione delle luci; sono state programmate diverse temporizzazioni e quindi, nella progressiva scoperta dello studio, i faretti a led presenti in diversi punti del soffitto e delle pareti, si accendono automaticamente guidando la visita, attivandosi con una cadenza temporale quasi ritmata e certamente d’effetto.
I medesimi dispositivi ad infrarossi sono funzionali anche al sistema di sicurezza e rilevano eventuali effrazioni nel momento in cui lo studio è vuoto e sorvegliato, oltre che dagli stessi sensori, anche da un circuito di telecamere da interni. Tramite il modulo GSM integrato nel sistema, la comunicazione di eventuali presenze indebite arriva direttamente al cellulare del proprietario che così è sempre informato anche se non fisicamente presente.
 
Il cuore e il cervello del sistema By-me di Vimar sono le due Centrali domotiche, installate in ciascuno degli edifici e predisposte per agire all’interno della singola zona nella quale sono inserite oppure per controllare entrambi gli ambienti. 
Con gli scenari - programmati e gestiti attraverso semplici gesti sulla Centrale stessa - lo studio è in grado di rispondere a differenti esigenze. Per quelle relative alle attività lavorative quotidiane sono ad esempio stati impostati gli scenari “on” e “off” che controllano, attivando o disattivando, tutte le luci,  agiscono sul sistema antintrusione e condizionano la temperatura ambiente; lo scenario “proiezioni”, invece, incide soprattutto sull’illuminazione che deve essere adeguata alla necessità di visualizzare sulla parete d’ingresso immagini e diapositive legate a esposizioni o mostre d’arte che lo studio spesso ospita.
Parallelamente, la domotica si presta anche alla creazione di ambientazioni pensate semplicemente in funzione degli umori e definite ad esempio dal desiderio di rilassarsi attraverso il ricorso a luci soffuse lungo tutto il perimetro delle stanze e la musica in sottofondo.
 
In questo modo, questi scenari modificabili nel tempo e quindi adattabili a colui che li sperimenta, diventano possibilità fondamentali per il raggiungimento di uno scopo preciso: creare ambienti emozionali, perfetti nella loro veridicità, progettati per dare vita a spazi che siano sculture architettoniche empatiche con chi li abita. 

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