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Tracciabilità pagamenti, si delinea lo scenario

di Paola Mammarella

Approvate le linee guida dell’Authority, ok alla Riba come alternativa al bonifico

Vedi Aggiornamento del 15/06/2011
22/11/2010 – Sono state approvate le linee guida dell’Autorità di Vigilanza per l’attuazione della tracciabilità dei pagamenti. Dopo lo stop di settembre e la pubblicazione in GU del DL Sicurezza 187/2010, restavano aperti alcuni interrogativi, manifestati in Commissione Affari Costituzionali e Giustizia durante l’esame per la conversione in legge. L’Authority si è impegnata nella creazione di un quadro operativo certo, chiarendo gli strumenti alternativi al bonifico e le modalità con cui adeguare i contratti.

Le prime indicazioni
Rispetto al testo approvato in Consiglio dei Ministri, il DL pubblicato in Gazzetta Ufficiale alleggerisce le sanzioni in caso di violazioni. La risoluzione immediata del contratto è prevista per il mancato utilizzo delle forme di pagamento idonee a garantire la tracciabilità e non più per qualunque tipo di violazione.
 
Le linee guida dell’Authority, oltre a confermare questa impostazione, creano un quadro di azione certo. Tra gli strumenti di pagamento alternativi al bonifico, idonei a garantire la tracciabilità, viene ammessa la ricevuta bancaria (Riba). Nei giorni scorsi l’Abi aveva proposto l'inclusione degli assegni non trasferibili dal momento che consentono di indicare il Cig, Codice identificativo di gara, previsto dalla norma.
 
L’Autorità di Vigilanza consiglia una espressa integrazione formale dei contratti già stipulati, che per maggiore chiarezza possono quindi essere arricchiti con le disposizioni per l’adeguamento alla nuova norma sulla tracciabilità.
 
L’organo di vigilanza ha incluso nella tracciabilità anche i subcontratti sotto i 100 mila euro o di importo inferiore al 2% dell’importo della prestazione.

La nuova norma si estende a professionisti e studi professionali.
 
I dubbi manifestati
Nel confronto dei giorni scorsi, l’onorevole PdL Ida D’Ippolito Vitale si è soffermata sulla moratoria di 180 giorni concessa per l’adeguamento dei contratti stipulati prima del 7 settembre, data di entrata in vigore della Legge 136/2010 - Piano antimafia, chiedendo se il termine sia stato studiato in base all’impatto della disposizione e al numero di contratti esistenti.
 
Secondo Vitale, infatti, il lasso di tempo di 180 giorni non sarebbe sufficiente per la messa in regola degli appalti particolarmente complessi.
 
Un altro interrogativo ha riguardato lo status giuridico dei contratti preesistenti, stipulati secondo normative varate in precedenza per contrastare le infiltrazioni della criminalità. Vitale ha ipotizzato che il loro adeguamento per mezzo di un intervento legislativo autoritativo potrebbe non essere in linea con i principi di diritto. Inciderebbe infatti su rapporti contrattuali già esistenti, che oltre che al Codice Appalti devono conformarsi al diritto comune.

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