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AMBIENTE

Dissesto idrogeologico: dall’emergenza alla prevenzione

di Rossella Calabrese
Commenti 5283

E il Consiglio Nazionale Ingegneri propone l’Opzione Zero: ‘basta consumare nuovo territorio’

Vedi Aggiornamento del 12/01/2012
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07/12/2010 - Nord est, fiume Po, Giampilieri: sono alcuni dei più eclatanti disastri, conseguenze del dissesto idrogeologico, che hanno sconvolto il territorio italiano. Se ne è parlato la scorsa settimana a Roma in occasione di un convegno dedicato alla difesa del suolo e alla pianificazione territoriale, organizzato dal Consiglio Nazionale Ingegneri (CNI) e dal Centro Nazionale Studi Urbanistici.
 
Punto di partenza della riflessione è stata la relazione della Commissione De Marchi scritta 40 anni fa, dopo le alluvioni di Firenze e Venezia. La Commissione indicò allora due possibili percorsi: l’integrazione delle politiche a tutela dei suoli e quelle delle acque, il superamento di una concezione localistica delle singole questioni per favorire una visione organica e ampia della difesa del territorio. Da quelle indicazioni molta strada è stata percorsa, ma molta resta da fare.
 
Occorre “passare dallo stato dell’emergenza a quello della prevenzione e farlo quanto prima” hanno spiegato gli organizzatori, tra cui Giovanni Montresor, consigliere del CNI con delega sui temi dell’edilizia, Michele Zazzi, Gruppo 183, Maurizio Tira, Centro Nazionale Studi Urbanistici.
 
Un obiettivo - hanno spiegato i relatori - che potrebbe essere raggiunto creando una sinergia tra i soggetti deputati a occuparsi di suolo e risorse idriche: Enti locali, Regioni, Autorità di bacino, Comunità montane. Il proposito è quello di istituire un soggetto cui affidare il coordinamento generale, ad esempio le Autorità di bacino, finora marginalizzate. Le norme europee nel frattempo hanno previsto la presenza delle Autorità di Distretto idrografico: in Italia, pur essendo state individuate otto aree di distretto, non sono state nominate le rispettive Autorità, che potrebbero proprio rappresentare un passaggio significativo verso la prevenzione.
 
Le politiche che vengono attuate sono finalizzate soprattutto a risolvere le emergenze, in aumento e causate dall’espansione urbana non sostenibile, dai cambiamenti climatici, dallo spopolamento delle montagne. Nessuna porzione d’Italia può essere esclusa da responsabilità. “Purtroppo anche quelle risorse economiche che sarebbero potute essere utili alle politiche di prevenzione in alcuni casi sono state erose, come il territorio” dicono gli organizzatori.
 
Sul tema della pianificazione del territorio e della difesa del suolo, il CNI e il Ministero dell’Ambiente potrebbero costruire un percorso comune. È stata questa la proposta avanzata dal Presidente del CNI Gianni Rolando e accolta dal rappresentante del Ministero, Giorgio Pineschi. Ministero e CNI convergono sulla necessità di intervenire congiuntamente per far fronte alle calamità ma anche per lavorare in materia di prevenzione.
 
“L’Italia - ha spiegato Rolando - è diventata terra di emergenza, anzi l’emergenza è diventata quotidianità. Non possiamo che percorrere una direzione diversa, orientata a prevenire”. Secondo il CNI, gli ingegneri devono sedere ai tavoli di consulenza dove mettere a disposizione le proprie competenze e la propria esperienza per aiutare la politica a compiere le scelte per il benessere del paese.
 
Pineschi ha ricordato l’impegno del Ministero sul fronte del dissesto idrogeologico: la Finanziaria ha stanziato 900 milioni di euro per risolvere le situazioni a più alto. A tale dotazione vanno aggiunte le risorse statali e regionali. Si tratta di misure necessarie, secondo i numeri forniti dal Ministero: 6.600 Comuni a rischio idrogeologico, alluvionale e franoso, 540 chilometri di costa in situazioni di rischio con beni esposti a fenomeni distruttivi. Inoltre, il fabbisogno per la difesa del suolo ammonta a oltre 40 miliardi di euro di cui 2/3 al centro nord e 1/3 al sud.
 
“Il paesaggio è il grande malato d‘Italia” ha detto Giovanni Montresor, Consigliere CNI, citando l’ultimo libro di Salvatore Settis, archeologo e già direttore della Scuola Normale di Pisa. “È giunto il momento di mettere in pratica la cosiddetta opzione zero - ha detto Montresor - basta cioè consumare nuovo territorio per espansioni edilizie e pensare piuttosto ad intervenire sull’esistente attraverso forme di ricostruzione del paesaggio. Ci sono aree dal punto di vista agricolo, ad esempio, non più integre, già abbondantemente sfruttate. Serve incidere in queste parti di territorio valorizzandolo e riqualificandolo”. 
 
Per Montresor questo non significa bloccare lo sviluppo economico e l’attività edilizia. Gli investimenti andrebbero piuttosto indirizzati verso politiche capaci di tutelare l’ambiente, i suoli, il paesaggio incidendo sull’esistente obsoleto o sottoutilizzato. Inoltre, la ricostruzione potrebbe concentrarsi anche su altre parti di territorio urbano, sulla rivitalizzazione delle periferie o dei centri storici con forme progettuali ecosostenibili, non legate a singoli interventi ma sviluppate su più immobili o comparti. Le esperienze positive, ma sperimentali, dovrebbero diventare regole certe: “Progetti di housing sociale o la valorizzazione dei beni demaniali - ha proseguito Montresor - potrebbero rappresentare una ottima occasione per attuare tali riqualificazioni, selezionare gli investimenti anche attraverso forme di premialità per iniziative che incidano appunto sulle strutture esistenti”.
 
“Le ultime leggi regionali sul governo del territorio contengono indicazioni chiare verso l’ecosostenibilità, ma manca ad oggi la necessaria coerenza tra indicazioni normative e le scelte di pianificazioni effettuate.  In alcuni casi - ha concluso Montresor - queste norme presuppongono addirittura indirizzi opposti: da una parte la difesa dell’ambiente, dall’altra il via libera a interventi edilizi di tipo invasivo”.
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Altri commenti
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domenico cogo

Bene le autorità su aree perimetrate secondo criteri idrografici, ma devono poter disporre di risorse certe e costanti, per realizzare annualmente le opere programmate. La tutela del suolo non dovrebbe essere subire le influenze negative dei cicli elettorali, né della visibilità mediatica, né dei contributi straordinari, ma contare su proprie risorse, ottenute da singolo contribuente, dal singolo residente, che in questo modo verrebbe responsabilizzato e periodicamente informato. Grazie

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giuseppe

la sintesi è ben indicata nell'ultimo capoverso del testo “Le ultime leggi regionali sul governo del territorio contengono indicazioni chiare verso l’ecosostenibilità, ma manca ad oggi la necessaria coerenza tra indicazioni normative e le scelte di pianificazioni effettuate. In alcuni casi queste norme presuppongono addirittura indirizzi opposti: da una parte la difesa dell’ambiente, dall’altra il via libera a interventi edilizi di tipo invasivo”.

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Laura

Concordo, da geologa da tempo mi spreco a sensibilizzare in sintonia con quanto su scritto ("opzione zero") e devo dire che anche il CNG e gli Ordini Regionali sono su queste posizione. (vedi Convegno Nazionale "Le Frane in casa")


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