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LAVORI PUBBLICI

La protesta del mondo dell'edilizia in piazza Montecitorio

di Rossella Calabrese
Commenti 7368

Il settore edile chiede di sbloccare i pagamenti, aprire i cantieri per le infrastrutture e semplificare le procedure amministrative

Vedi Aggiornamento del 24/05/2017
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01/12/2010 - Si è svolta questa mattina davanti a Montecitorio la manifestazione indetta da imprese, lavoratori e sindacati delle costruzioni per denunciare lo stato di grande difficoltà del settore e chiedere al Governo interventi immediati.
 
La crisi è senza precedenti: 250.000 posti di lavoro persi, +300% di ricorso agli ammortizzatori sociali, oltre il 20% di riduzione delle produzioni di materiali da costruzione, -70 miliardi di valore complessivo delle produzioni, ritardati pagamenti della PA fino a 24 mesi. Ma alle proposte del mondo dell’edilizia, il Governo non ha ancora corrisposto un’efficace azione di sostegno.

L’Ance, Associazione Nazionale Costruttori Edili, insieme agli Stati Generali, denuncia l’assenza di una politica economica e industriale per il settore, che svolge da sempre un ruolo di traino per l’economia e che, per questo, diventa decisivo per uscire dalla crisi e per rilanciare la crescita. Non si tratta di chiedere nuove risorse, né di ottenere vantaggi e privilegi per la categoria, ma di restituire al settore la priorità che gli compete attraverso una serie di interventi che ripristino il corretto funzionamento del mercato.

Le imprese e i lavoratori dell’edilizia chiedono di:
- sbloccare i pagamenti per le imprese;
- rendere disponibili le risorse destinate dal CIPE alle priorità infrastrutturali;
- semplificare le procedure amministrative e rafforzare i controlli;
- eliminare le distorsioni fiscali nel settore immobiliare;
- rilanciare gli strumenti di investimento nelle infrastrutture e nell’immobiliare;
- attivare strumenti di lotta all’illegalità;
- estendere all’edilizia gli ammortizzatori sociali definiti per l’industria.

Alla manifestazione aderiscono: Ance, Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil, Anaepa-Confartigianato, Cna Costruzioni, Fiae Casartigiani, Claai, Agci/Psl, Ancpl Legacoop, Federlavoro Servizi Confcooperative, Agi, Assoimmobiliare, Federcostruzioni (Ance, Anie, Anima, Assovetro, Federazione Confindustria Ceramica E Laterizi, Confindustria Metalli, Federbeton, Federchimica, Federlegnoarredo, Oice, Unacoma Comamoter, Ascomac).

“Il Governo dovrebbe rimettere al centro l’edilizia - ha detto Paolo Buzzetti, Presidente Ance. Ci rendiamo conto della situazione, ma chiediamo all’esecutivo di mettere a disposizione le risorse che ci aveva promesso. È necessario inoltre un allentamento del patto di stabilità per i Comuni perché non si possono far fallire le imprese per non far fallire uno Stato, che non paga. Con questo immobilismo non si può andare avanti”. “Quello di cui il settore avrebbe bisogno - ha aggiunto Buzzetti - è una ‘svolta’ sui ‘vecchi mali’ del settore - la burocrazia, il cattivo funzionamento del sistema, le regole degli appalti - a cui si è aggiunta la crisi con risorse limitate”.

“Vogliamo una svolta profonda perché siamo contro l’idea di un paese fermo come è l’Italia di oggi. Disoccupazione, cantieri chiusi, degrado del territorio, ritardi nella modernizzazione delle infrastrutture impediscono di pensare a miglioramenti prossimi di occupazione e produzione”. Lo ha affermato Antonio Correale, FeNEAL UIL. “Siamo contro la insopportabile e continua politica degli annunci che promettono molto ma mantengono niente” - ha aggiunto. Il sindacato chiede invece un tavolo di confronto per mettere a punto progetti concreti di sviluppo e rilancio del settore costruzioni. “Siamo convinti - ha spiegato Correale - che la ripresa degli investimenti ci sarà quando affluiranno nuovamente in edilizia”. FeNEAL UIL propone un piano decennale di interventi di prevenzione e manutenzione, con progetti condivisi, risorse davvero spendibili e tempi certi di attuazione. Reclama pari condizioni con l’industria sulla cassa integrazione e chiede al Governo l’alleggerimento del fisco, il recupero dell’evasione ed elusione fiscale, e strumenti per il cambiamento qualitativo del nostro ambiente e delle nostre città, usando anche l’incentivazione fiscale.

“Chiediamo interventi che già un anno e mezzo fa avevamo richiesto al governo per affrontare la crisi in maniera tale da salvaguardare il lavoro e le imprese sane e legali. Se siamo qui è perché in questo tempo l’esecutivo non ha fatto nulla”. Lo ha detto il segretario di Fillea-Cgil, Walter Schiavella. “Il Governo, nella sua incapacità, ha adottato provvedimenti inefficienti - ha aggiunto Schiavella. Promesse e molta carta. La delibera Cipe di metà novembre ne è la dimostrazione: 21 miliardi sbandierati, ma solo 300 milioni per i cantieri. Nessun allentamento del patto di stabilità. Un Paese che continua a franare, che avrebbe un bisogno estremo di intervento sul terreno della tutela dal rischio idrogeologico e sismico”.

“È ormai improcrastinabile - ed i dati  della perdurante crisi economica che si riflette pesantemente nel settore della progettazione lo confermano ogni giorno di più -  attuare norme e provvedimenti che rilancino il settore dell’edilizia per dare certezze agli operatori e per  superare molte delle inutili barriere erette dalla burocrazia”. Lo afferma il Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC) al termine della manifestazione. “Tra le strade da percorrere, per non gravare su un comparto pubblico già ampiamente compromesso - aggiunge -, una è quella di applicare norme e di programmare incentivi, utili anche a fini sociali, che promuovano vasti interventi privati nel settore della rottamazione. Questa iniziativa rappresenterebbe non solo una grande opportunità per l’industria e per l’economia del nostro Paese, così come per la ricerca scientifica ed accademica, ma anche  l’occasione - come da tempo ribadiscono gli architetti italiani - per porre  mano ad un piano di tutela,  di consolidamento e di ricostruzione del patrimonio edilizio postbellico - che ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza architettonica, urbanistica e strutturale. Tutto ciò - conclude il CNAPPC - consentirebbe di affrontare anche il tema del contenimento dei consumi energetici – confermando, tra l’altro, definitivamente il bonus del 55% - e quello prioritario della qualità e della emergenza sismica e geologica”.
 
L’Aniem, Associazione nazionale delle Pmi edili, invece non partecipa agli Stati Generali dell’edilizia: “percorsi già sperimentati in passato che non hanno prodotto alcun risultato concreto”. “Chiediamo - afferma il Presidente Dino Piacentini - l’apertura immediata di un tavolo rappresentativo di tutto il settore per definire azioni mirate, a costo zero, che possano essere attivate in brevissimo tempo”.  Gli interventi prioritari proposti dall’Aniem, sono: incentivazione dell’aggregazione tra imprese, riforma del sistema di qualificazione, riforma dei criteri di aggiudicazione, nelle gare.
 
L’ANCE Puglia partecipa alla manifestazione con il suo presidente, Salvatore Matarrese, che è anche coordinatore del Consiglio delle Regioni di ANCE. Tra le azioni che il settore delle costruzioni in Puglia sta promuovendo per cercare di fronteggiare la crisi c’è l’edilizia sostenibile: ANCE Puglia infatti è promotore (e Matarrese il presidente) del Distretto regionale dell’edilizia sostenibile, un’aggregazione di imprese edili, produttori di materiali, sindacati, associazioni di categoria, ordini professionali, centri di ricerca, l’Istituto per la Trasparenza degli Appalti e la Compatibilità Ambientale, istituti di credito, scuole di formazione professionale, Università e  Politecnico di Bari per diffondere in Puglia una nuova cultura costruttiva e favorire il mercato delle costruzioni eco-sostenibili.

L’iniziativa - ha detto il segretario generale della Filca Cisl, Domenico Pesenti - “ha una duplice valenza: dà corpo al protagonismo delle parti sociali e rafforza il sistema democratico”. “Un’iniziativa - ha aggiunto Pesenti - che passerà alla storia delle relazioni sindacali. È bene però ribadire - ha precisato - che non si tratta di una posizione meramente corporativa ma di una protesta-proposta per dare soluzioni alla ripresa economica di tutto il Paese”. “Le nostre richieste non sono tese a far lavorare solo l’edilizia, ma se attuate favorirebbero lo sviluppo di tutto il Paese, contribuendo ad uscire dalla crisi. Tutto questo - ha concluso Pesenti - con un occhio di riguardo alla legalità ed alla regolarità: tra le richieste c’è un maggior rigore nella selezione delle imprese, misura indispensabile per evitare le infiltrazioni malavitose negli appalti”.
 
“Aderiamo convinti alla manifestazione del 1° dicembre nella certezza che senza una politica industriale per l’edilizia  e l’immobiliare sarà assai difficile uscire dalla crisi” ha dichiarato il Presidente di Assoimmobiliare e Federimmobiliare, Gualtiero Tamburini. “Costruzioni e servizi immobiliari - ha continuato Tamburini rappresentano più del 15% dell’economia e oltre la metà degli investimenti fissi del Paese. Se si vuole seriamente mettere mano al degrado ambientale, alle carenze infrastrutturali e alla necessità di rigenerazione delle città, è necessario indurre i capitali privati, nazionali ed internazionali, anche con veicoli di investimento moderni come i Fondi immobiliari e le Siiq, a investire per avviare un volano formidabile per lo sviluppo economico senza costi per lo Stato”.

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Altri commenti
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consorzio etruria

un'altra impresa che scompare

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Francesco

Bravo Alberto! tu sei un onesto e competente tecnico del settore..ma tanti fanno orecchie da mercante e se ne infischiano dell'economia che va a rotoli e dei dipendenti che finiscono disoccupati, l'importante per costoro è lo stipendio che arriva puntuale come la morte a fine mese. Le Associazioni di categoria non tutelano più niente e nessuno, sono carrozzoni che servono soltanto a chi le gestisce per sedersi intorno ai tavoli Ministeriali e poter raccontare ai loro nipotini:quel giorno c'ero anche io a dividere la torta!! Io avrei la soluzione semplice ed efficace..ma non si può spiegare in 2 battute, e tutti questi burocrati "bizantini e conservatori" non lo attuerebbero mai. Ma come diceva qualcuno:CI SARA' PURE UN GIUDICE A BERLINO!!

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alberto

Giusta la protesta anche se in ritardo. Sono un funzionario comunale, responsabile del servizio tecnico. A lavori eseguti da mesi non posso pagare alle imprese gli stati di avanzamento perchè si sforerebbe il famigerato patto di stabilità . Abbiamo i soldi a disposizione in banca: ecco in questa situazione loro ci guadagnano, chi ci rimette è l'impresa che deve chiedere prestiti.

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mario

Il sistema è malato, purtroppo , è ormai chiaro , che la finanaza rimane ferma , aspettando il crollo dei piccoli per lascire spazio alle gradi imprese , cio è destabilizzante e presto la crisi stretta dalle banche che accumulano semèpre piu utili provocheranno il blocco completo di tutte le strutture, e diventeranno padroni di tutto il territorio.

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Gherardo

Piuttosto che manifestare basterebbe chiudere i cantieri per un paio di giorni ..... vedi come si danno una mossa i governanti!

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Francesco

La protesta davanti Montecitorio è la solita farsa! Si va a protestare con il cappello in mano come gli straccioni di Minsk. Sono solo dimostrazioni di debolezze che non portano a niente, o meglio servono a qualcuno per poter sedere a qualche tavolo di rappresentanza. Al punto in cui è giunto il nostro settore ci sono solo 2 cose da fare: o una azione dirompente oppure chiamare il prete per recitare il De profundis. A leggere l'articolo sopra, è palese che la posizione dell'Aniem è senz'altro più adeguata. Del resto non ci vuole molto a modificare le cose. BASTA DIRE A CHI CI GOVERNA CHE INCROCIAMO LE BRACCIA E NON PARTECIPIAMO PIù A NESSUNA REALIZZAZIONE. Se le facessero loro le opere in queste condizioni, sarebbe divertente vedere sulle impalcature e negli scavi i ministri con tutti i senatori e deputati, magari ripresi in diretta tv per la gioia dei telespettatori.


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