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LAVORI PUBBLICI

Tracciabilità e patto di stabilità aggravano la crisi in edilizia

di Paola Mammarella
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Presentata interpellanza urgente alla Camera, chieste azioni celeri tra le priorità del Governo

Vedi Aggiornamento del 25/11/2011
Commenti 5862
09/12/2010 – Inserire la crisi del settore costruzioni tra le priorità nell’agenda del Governo. È la richiesta avanzata nell’interpellanza urgente presentata alla Camera dall’on Pd Margherita Angela Mastromauro che ha espresso lamentele su ritardati pagamenti e tracciabilità dei flussi finanziari, proponendo di escludere dal patto di stabilità le spese finanziate con i fondi Fesr in moda da poter accedere ai fondi comunitari già programmati.
 
Condizione del mercato
Sono stati 200 mila i posti di lavoro persi rispetto al 2008, che potrebbero diventare 500 mila nel 2011. Un rischio che rende necessaria una immediata azione di sostegno alla domanda.
 
Secondo l’Ance, sarebbero la stretta creditizia e i ritardi nei pagamenti provocati dal patto di stabilità la principale causa di crisi.
L’Associazione nazionale costruttori edili ha infatti dichiarato che il debito dello Stato verso le imprese ammonterebbe a 44 miliardi di euro, di cui 15 miliardi dovuti alle imprese di costruzione. Quasi la metà delle stazioni appaltanti salderebbe le fatture dopo oltre 6 mesi, mentre il 35% impiegherebbe oltre un anno e mezzo per la liquidazione di imprese e fornitori.
 
A giugno l’osservatorio dell’Ance ha rilevato un crollo degli investimenti pari a 17 miliardi di euro sia nell’edilizia residenziale che nelle opere pubbliche. Il 40% delle imprese nel trimestre gennaio-marzo 2010 avrebbe inoltre riscontrato difficoltà ad ottenere finanziamenti.
 
Simile lo scenario tracciato da Federcostruzioni, che a ottobre ha stimato un fatturato di 323 miliardi contro i 385 di due anni fa. Situazione aggravata dai vincoli agli enti locali.
 
Rischi e proposte
Secondo l’on Mastromauro, la situazione di crisi è aggravata da alcuni provvedimenti legislativi, come quello sulla tracciabilità dei pagamenti. La mancanza di linee guida applicative certe avrebbe infatti generato caos e problemi di liquidità alle imprese.
 
Sarebbe invece necessario garantire la continuità dei finanziamenti alle opere realizzate da piccole e medie imprese sulla base delle priorità definite dagli enti locali. Si dovrebbero quindi sbloccare i pagamenti per le imprese che hanno SAL (stato di avanzamento lavori) approvati, ma vincolati dal patto di stabilità, che blocca anche gli enti virtuosi.
 
Una parziale deroga al patto di stabilità è stata inserita con la manovra estiva contenuta nel DL 78/2010, ma le misure introdotte non appaiono sufficienti a invertire il trend creato. Il disegno di legge di stabilità per il 2011 prevede poi l’esclusione delle risorse provenienti dall'Unione europea dal saldo finanziario.

Per Mastromauro, l'esclusione dal patto di stabilità interno delle spese in conto capitale finanziate con i fondi Fesr consentirebbe alle regioni di poter accedere ai fondi comunitari già programmati, indispensabili per il futuro dell'economia regionale.
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Altri commenti
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stefano

da una classe politica formata per metà di boiardi e parastatali che non hanno mai prodotto nulla se non norme e leggi assurde e rimborsi spese kilometrici e dall'altra da ignoranti incapaci, ma da chi siamo governati a tutti i livelli, adesso capisco perchè rimanemmo in libia senza benzina durante la guerra nonostante l'agip ci avesse trovato non si sa quanti giacimenti. Questo paese è amministrato male ecco perchè è in crisi, è amministrato male perchè la classe dirigente è in larga parte incapace, assunta per clientelismo, parentele, proviene sempre dalla stessa familiao cerchia, i politici sono incompetenti non vogliono il liberismo perchè poi rimarrebbero disoccupati e nudi di fronte alla loro ignoranza. E tutto questo per il paese sta diventando un costo insopportabile.

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stefano

Io sarei ben felice di esser pagato prima con un bel bonifico dai miei clienti, ma passare dal 30/60/90 alle lettere di credito si è perso il 60% delle piccole e medie imprese per strade, che non possono fare da banca per il sistema. O meglio non potevano, visto che adesso arriveranno anche nell'edilizia, e parlo dei cinesi. Comunque le tracciabilità e le varie direttive basileiane sono unicamente volte a parare le terga ad un sistema bancario dedito alle speculazioni finanziarie con i soldi dei risparmiatori, ed i vari lacci e lacciuoli ricadono solo sul credito il che tradotto significa rastrellare soldi tra la gente per darli solo ed unicamente alla borsa o a strozzo alle istituzioni. Molto probabilmente nell'attesa di una ripresa che stenterà, la nostra classe dirigente riuscirà ad affossare anche l'ultimo settore che dimostra un po di dinamicità e cioè il mercato delle fonti di energia rinnovabile, si dirà che sono una goccia nel mare, ma intanto tante famiglie ci campano, nel caso licenziate qualche decina di migliaia di dipendenti parastatali e digitalizziamo tutta la pubblica amministrazione, allora si che si risparmierebbe. Riduciamo gli enti, aboliamo le province, ....ce ne sarebbe da semplificare, se l'italia fosse stato un paese liberale, adesso non saremmo a pianger miseria ed i cinesi starebbero a lavorare per noi.


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