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RISPARMIO ENERGETICO

L’Emilia Romagna disciplina la localizzazione degli impianti fotovoltaici

La delibera attua le Linee Guida ministeriali del 10 settembre 2010

Vedi Aggiornamento del 14/03/2011
Commenti 7230
09/12/2010 - Via libera da parte dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna alla delibera che disciplina la localizzazione degli impianti di produzione di energia elettrica che utilizzano la fonte solare fotovoltaica.
 
La deliberazione costituisce uno stralcio delle Linee guida regionali, che verranno  predisposte nei prossimi mesi e che daranno  indicazioni anche per le altre tipologie di impianti da fonti rinnovabili come eolico, biomassa, biogas e idroelettrico.
 
La disciplina regionale -  che non varrà per i provvedimenti già autorizzati, per quelli oggetto di finanziamento pubblico e per le istanze complete della documentazione prevista - attua le linee guida ministeriali del 10 settembre 2010 relative agli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, che hanno dettato i criteri generali per l’inserimento degli impianti nel paesaggio e nel territorio.
 
Per quanto riguarda l’installazione a terra degli impianti, la delibera individua diverse tipologie di aree, caratterizzate da diversi livelli di tutela, in relazione alla presenza di vincoli di natura paesaggistica e ambientale e alle caratteristiche del territorio.
 
Non sono invece previsti limiti particolari per gli impianti collocati su edifici. In questo caso, proprio per diffondere questo tipo di produzione di energia rinnovabile, i pannelli potranno essere collocati sugli edifici esistenti ovunque ubicati, ferma restando l’osservanza della normativa di tutela degli stessi e delle norme di sicurezza sismica.
 
Se l’installazione sulle coperture dell’edificio non è fattibile, l’ubicazione degli impianti è consentita, fuori dalle aree a completa esclusione, anche con moduli al suolo, purché destinata soltanto all’autoconsumo e comunque per una potenza complessiva non superiore a 20 Kw.
 
Il commento degli assessori regionali Freda, Peri e Rabboni: “Si tratta - ha sottolineato l’assessore regionale all’Ambiente, Sabrina Freda - di un buon provvedimento, frutto di un ampio e positivo confronto con le diverse realtà interessate. In un’ottica di sostenibilità ambientale, si è voluto conciliare la produzione dell’energia da fonti rinnovabili con la contemporanea tutela del territorio, del paesaggio, dell’agricoltura e dell’ambiente naturale, favorendo la diffusione di piccoli impianti e contenendo il consumo di suolo”.
 
Per l’assessore alla programmazione territoriale, Alfredo Peri, “con questo provvedimento la Regione sceglie di tutelare il territorio, ma allo stesso tempo introduce regole chiare che da un lato daranno certezza agli operatori e  dall’altro ci permetteranno di raggiungere gli obiettivi previsti dal Piano energetico regionale e dall’Unione europea in materia di energie rinnovabili”.
 
Dal punto di vista agricolo l’assessore all’agricoltura, Tiberio Rabboni ha evidenziato che “il fotovoltaico a terra con le nuove regole introdotte oggi dalla Regione diventa una opportunità per le imprese agricole, che potranno così  integrare il proprio reddito aziendale. Gli agricoltori potranno intervenire nella aree di produzione Dop, Igp, biologico, Doc e Igt rispettando i limiti previsti da questa delibera”.
 
 
Fonte: Regione Emilia Romagna

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Altri commenti
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stefano

Questo sta diventando il paese dei limiti. Caro Bonvini questo paese è in mano ad incompetenti e stiamo scivolando sempre più verso un insensato declino, è ora di rassegnarsi alle elucubrazioni di questi loschi figuri. Da oggi cambio vita, smetto di lavorare per il mio paese, voglio un posto statale a tempo indeterminato, mi iscrivo a qualche sindacato, voglio la casa popolare e tutto pagato e non rompete e se qualcuno gli viene in mente di lavorare e migliorarsi se ed il paese, beh, gli rigo la fiancata dell'auto così impara sto fascista. D'altronde moratti piglia una barca di miliardi per bruciare petrolio sulle bellissime coste sarde e come lui altre centinaia di benefattori.

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M. Bonvini

Sarebbe sensato se la dimensione del problema fosse vicina ad un livello di guardia o almeno di attenzione. La superficie dell'Emilia Romagna è 22.446 kmq. A fine 2010 in tutta l'Emilia sarano installati non più di 70 MW di impianti al suolo, pari ad una superficie di 1,4 kmq (1 MW = 2 ettari = 0,02 kmq). Anche ipotizzando di decuplicare la potenza nei prossimi 2 anni (cosa impossibile per limiti di tempo nelle procedure autorizzative e di connessione alla rete), si occuperebbe una superficie di 14 kmq, pari quindi allo 0,06% del territorio. E' una percentuale di cui preoccuparsi con urgenza? E poi, un conto è "limitare" o "pianificare", (e le armi in mano alle Amministrazioni sono già strutturate), un conto è fare persecuzione su basi razionali inesistenti. Essendo mancato un confronto politico toccherà confrontarsi sul piano dei ricorsi al TAR. A guadagno degli avvocati invece dell'energia rinnovabile.

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Marco

In generale a me sembra sensato limitare gli impianti solari a terra

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M. Bonvini

La delibera introduce l'obbligo per il proprietario di disporre di un terreno 10 volte più grande dello stretto necessario per un impianto fotovoltaico al suolo. Dal punto di vista pratico, la norma blocca integralmente lo sviluppo di impianti fotovoltaici al suolo, uno dei pochi settori in crescita nel Paese. Ma perché? Anche ammettendo di installare in Regione tutta la potenza installata in Italia, il suolo occupato non supererebbe lo 0,3%. Meno della superficie occupata da centri commerciali e relativi parcheggi. Dal punto di vista normativo, la delibera è in contrasto palese con Linee Guida di cui al D.M. 10-09-2010. All’art. 1.2 – Parte 1 si rimanda alle modalità di programmazione delle Regioni: l’individuazione della non idoneità è operata attraverso una apposita istruttoria che deve portare all’atto di cui al punto 17.2 cioè l’atto di programmazione, che tiene conto della quota minima di produzione da fonti rinnovabili loro assegnata (burden sharing). • E' stata svolta un'istruttoria? NO ! • Dov’è l’analisi della quota di rinnovabili (burden sharing) assegnata alla regione? NON C’E’ • Dove e come è stabilito che esiste lo spazio fisico, a seguito della norma di cui alla DGR, per ottemperare alla quota di burden sharing? MAH.. Inoltre, All’ALLEGATO 3, Par.17, lett. d) di dice che: l’individuazione delle aree non idonee non può tradursi nell’identificazione di fasce di rispetto di dimensioni non giustificate da specifiche e motivate esigenze di tutela. L’imposizione sul terreno non ha alcun intento programmatorio, ma solo persecutorio. Oltre tutto, e paradossalmente, il vincolo della disponibilità di terreno si traduce, questo sì, in uno spreco totale di uso del suolo agricolo. Infatti, mentre la tecnologia si sforza di aumentare l’efficienza delle celle per ridurre lo spazio utilizzato, la DGR impone ai produttori di energia di distogliere dall’uso agricolo 10 volte l’impiego di terreno così faticosamente ridotto grazie allo sviluppo tecnologico!