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AMBIENTE

Geologi: ‘il 2010 annus horribilis per le catastrofi naturali’

di Rossella Calabrese
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La categoria si è riunita a Firenze per il secondo Forum Nazionale

Vedi Aggiornamento del 08/11/2011
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24/01/2011 - Gli uffici preposti al monitoraggio del territorio sono sprovvisti di geologi e le norme sulla pianificazione territoriale non sono più attuali. Sono due dei temi dibattuti nel corso del secondo Forum Nazionale dei geologi svoltosi il 21 gennaio scorso a Firenze.
 
Gian Vito Graziano, Presidente dei geologi italiani, ha definito il 2010 “l’annus horribilis” per via delle calamità accadute. “Haiti 12 gennaio, Cile 27 febbraio, Cina centrale il 13 aprile e le inondazioni del Pakistan - ha detto Graziano - dimostrano che il nostro pianeta è stato soggetto ad una serie di catastrofi naturali che hanno causato 295.000 morti e danni materiali per 130 mld di dollari, cifre che devono far riflettere perché ci sia  una totale inversione di rotta circa alla pianificazione da attuare con l’ausilio di nuove leggi di governo del territorio, nuove norme tecniche in testa”.
 
Gli ha fatto eco il neopresidente dei geologi del Lazio, Roberto Troncarelli, portando all’attenzione dei suoi colleghi i numeri della mancanza di sicurezza negli edifici sensibili: “Il 50% degli edifici scolastici in Italia sono ubicati in zone a rischio sismico elevato e, solo a Napoli, tale rischio riguarda oltre 4.000.000 persone. Il costo della ricostruzione per gli edifici danneggiati è di circa 100 mld di euro - ha continuato Troncarelli -, quando invece la prevenzione costa 15 volte meno”.
 
Enrico Gennari, presidente dell’Ordine dei geologi delle Marche, ha puntato il dito contro l’inadeguatezza dei fondi stanziati dall’ultima Ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri per il rischio sismico (leggi tutto) la quale, con 42 milioni di euro, “rappresenta nemmeno l’1% di quanto necessita realmente per fronteggiare il problema”

Al Forum dei Geologi è intervenuto il Consiglio Nazionale degli Architetti,  Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (Cnappc). “L’effettivo rispetto dei dettami della Costituzione e il diritto dei cittadini alla sicurezza dell’abitare - ha detto l’architetto Miranda Ferrara - devono essere le priorità di ogni politica urbanistica. Per questo motivo occorre mettere mano al risanamento del territorio e a una effettiva applicazione delle pene per gli abusi edilizi. Governo e Regioni devono investire su una urbanistica che sia finalizzata alla riqualificazione delle nostre città. Etica, regole, controlli, piani urbanistici e geologici di qualità, semplificazione ed unificazione delle norme, devono sostituire abusi, disinteresse e mancati controlli che, nel corso del tempo, hanno contribuito a deturpare e a rendere insicuro il nostro territorio”.
 
“Occorrono - secondo gli architetti italiani - precise regole nazionali e un coordinato piano di investimenti pluriennale, per superare una troppo prolungata assenza di progetto e di manutenzione del territorio e del paesaggio: a questo proposito i “Piani Casa regionali”, fallimentari già nella loro articolazione, si stanno dimostrando del tutto inconcludenti. È quindi necessario - ha proseguito Ferrara - identificare un progetto di interventi continuati nel corso del tempo, un vero e proprio programma pluridecennale, che sia capace di affrontare in modo coordinato le emergenze sismica, idrogeologica e della sostenibilità energetica.”
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