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Il Dl Calderoli apre agli interventi su immobili tutelati

Il Dl Calderoli apre agli interventi su immobili tutelati

Elevare da 50 a 70 anni l'età di un edificio storico, cancellazione degli arbitrati e semplificazione degli appalti

Vedi Aggiornamento del 28/04/2011
di Paola Mammarella
Vedi Aggiornamento del 28/04/2011
16/02/2011 - Aumentare le possibilità di intervento su alcuni edifici finora tutelati e rivedere le norme sugli appalti per velocizzare l’iter di aggiudicazione e realizzazione dei lavori abbattendo i costi. Sono gli obiettivi del Dl Calderoli, che dopo essere stato portato fuori sacco in Consiglio dei Ministri la scorsa settimana, potrebbe iniziare la fase di discussione aprendo nuovi scenari. Oltre alla proposta di aumentare da 50 a 70 anni l'età che un edificio deve avere per essere considerato storico, tra le iniziative di rilievo spiccano la cancellazione degli arbitrati e modifiche nella disciplina su accordo bonario, giurisdizione e procedura negoziata.
 
Aumentano le possibilità di intervento e riqualificazione
Con l’approvazione del testo, passerebbe da 50 a 70 anni la soglia di tempo per poter considerare di interesse culturale, e quindi sottoposti a vincolo storico-artistico, gli immobili appartenenti alla Pubblica Amministrazione o a persone giuridiche senza scopo di lucro. Diventerebbe quindi possibile intervenire su una serie di edifici del periodo post bellico, come alcuni palazzi di edilizia sociale, che pur non presentando particolari caratteristiche di pregio rientrano nel patrimonio da tutelare. L’allungamento dei termini consentirebbe quindi lo svecchiamento e la riqualificazione di immobili inadeguati. Sarebbero invece preservati gli edifici razionalisti.
 
Appalti e snellimenti procedurali
La bozza propone la cancellazione dell’arbitrato. In presenza di clausole compromissorie, i contratti sarebbero dichiarati nulli, ad eccezione di quelli già firmati.
Per ridurre i costi del contenzioso viene anche soppressa la camera arbitrale. I casi sarebbero dirottati sulla giustizia ordinaria, in particolari sezioni della Corte d’Appello. In questo modo verrebbe garantita più velocità grazie ad un unico grado di giudizio. Allo stesso tempo, i giudici della Corte d’Appello garantirebbero maggiore esperienza e un riferimento territoriale più ampio. La velocizzazione, infine, sarebbe garantita dall’assegnazione di priorità assoluta a questo tipo di udienze.
 
Viene anche aumentata la soglia per il ricorso all’accordo bonario. Se la bozza venisse approvata, potrebbe essere concesso solo con riserve pari al 20% dell’importo del contratto. Secondo il Ministro per la semplificazione, il limite esistente, fissato al 10%, consentirebbe un risarcimento facile, che rischia di essere inflazionato. Ricordiamo che il sistema delle riserve consente, a fronte di imprevisti di cantiere, di chiedere prezzi più alti rispetto a quelli pattuiti.
 
La velocizzazione nell’affidamento degli appalti passa anche attraverso la semplificazione delle dichiarazioni richieste per attestare il possesso dei requisiti. Il decreto propone di eliminare l’esclusione automatica in caso di collegamento delle imprese e falsa dichiarazione, elemento che potrebbe ridurre i contenziosi in fase di affidamento. Non avrebbero quindi importanza le condanne per cui è intervenuta la riabilitazione o la depenalizzazione del reato. L’esclusione sarebbe possibile solo per colpa grave, dolo, violazioni della sicurezza sul lavoro o degli obblighi contributivi.
Diventerebbe inoltre competenza dell’Autorità di Vigilanza la valutazione sull’esclusione a fronte di una falsa dichiarazione per ottenere la qualificazione Soa.
 
Potrebbe passare da 500 mila a 1 milione di euro l’importo entro il quale è consentito l’affidamento con procedura negoziata senza bando. Di conseguenza, aumenterebbe anche il numero dei soggetti invitati a partecipare, che dovrebbero essere almeno 5 nei lavori fino a 500 mila euro e 10 negli appalti di importo maggiore.
 
La bozza potenzia anche il ricordo al project financing, consentendo al privato di proporre lavori pubblici non presenti nella programmazione. Nel caso in cui l’Amministrazione giudicasse la proposta di interesse, potrebbe emanare un bando di gara invitando il proponente, che eserciterebbe il diritto di prelazione.
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