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NORMATIVA

Rinnovabili, Senato: ‘coordinare Dia, Scia e autorizzazione unica’

di Rossella Calabrese
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Secondo la Commissione Ambiente, le Regioni devono poter derogare ai limiti in aree agricole

Vedi Aggiornamento del 29/06/2011
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04/02/2011 - Si avvia alla conclusione l’esame, da parte della Commissione Territorio e Ambiente del Senato, della bozza di decreto legislativo per il recepimento della Direttiva 2009/28/CE sulla promozione delle fonti rinnovabili. Nelle ultime due sedute, la Commissione ha stilato una serie di rilievi al provvedimento.
 
Con riferimento all’articolo 5, che disciplina l’autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio degli impianti, i senatori chiedono di precisare l’ambito operativo dell’autorizzazione unica e della procedura semplificata, e di coordinare i due iter con la DIA e la SCIA, come modificate dal DL 78/2010, per evitare dubbi interpretativi e conflitti istituzionali.
 
La stessa osservazione è stata avanzata qualche giorno fa da Cogena, l’Associazione per la promozione della cogenerazione, secondo cui, sarebbe bastato richiamare la DIA, introducendo alcune semplificazioni, riducendo così il rischio di confusione tra gli operatori (leggi tutto).
 
Viene poi chiesto di fissare la soglia di estensione dell’autorizzazione semplificata per gli impianti fino ad 1 MW, salvo diversa indicazione da parte delle Regioni (articolo 6, comma 8).
 
Altra questione riguarda le aree agricole marginali o degradate (articolo 8): la Commissione propone di aggiungere un comma all’articolo 8, per consentire alle Regioni di stabilire specifiche deroghe ai limiti individuati per tali aree, nel rispetto delle Linee Guida nazionali (DM 10 settembre 2010), e ai Comuni di prevedere nei propri strumenti urbanistici apposite aree, industriali o agricole marginali, da destinare all’installazione di impianti fotovoltaici.
 
Durante la discussione però, era stato proposto di eliminare il limite di potenza installata (1 MW) e quello di potenza specifica (50 kW/ettaro) (articolo 8, comma 5), e di attribuire alle Regioni la facoltà di individuare aree di pregio, a coltivazione tipica o meritevole di tutela paesaggistica in cui vietare le installazioni. La proposta non è stata però inserita tra le osservazioni.
 
Sulle limitazioni agli impianti in aree agricole si sono espresse sia le Regioni, che propongono di subordinare le installazioni alla garanzia della normale conduzione delle attività agricole pre-esistenti e dell’irrigazione del terreno (leggi tutto), che i produttori di impianti, che chiedono di non limitare il fotovoltaico a terra su aree agricole (leggi tutto).
 
Un’altra proposta avanzata dal PD in fase di discussione, ma non confermata poi nelle osservazioni della Commissione, è stata quella di emanare entro 60 giorni un decreto che definisca i criteri di accreditamento degli esperti e degli organismi a cui affidare la certificazione energetica, in attazione dell’articolo 4, comma 1, lettera c), del Dlgs 192/2005. Tale provvedimento sarebbe necessario per l’applicazione dell’articolo 9 del decreto in esame, relativo all’integrazione delle fonti rinnovabili negli edifici di nuova costruzione e in quelli ristrutturati.
 
Si tratta, ricordiamo, dell’ultimo decreto attuativo del Dlgs 192/2005, atteso ormai da anni, del quale si sono perse le tracce dall’ottobre 2009 (leggi tutto).
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