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Torino: il progetto per la nuova ala d'accoglienza di Villa della Regina

di Rossella Calabrese

Una pelle in cor-ten traforato per fondere storia e contemporaneo

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02/02/2011 – S’intitola “Levia Gravia (tra terra e cielo)” la proposta vincitrice del concorso internazionale per la progettazione della nuova ala destinata ai servizi per l’accoglienza del compendio di Villa della Regina a Torino.

Autore della progetto è il quartetto di architetti sardi Walter Dejana, Diego Polese, Fabio Altomano e Giovanni Battista Oliva, vincitore di un premio pari a 20mila euro.

Torinesi  i team secondi e terzi classificati, ovvero Studio C&C Architetti Associati Paolo Albertelli e Mariagrazia Abballo, col progetto “The Italian Job” e lo studio Raimondo Guidacci con la proposta intitolata “Villa della Regina”.

Il concorso è stato bandito dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali  e Paesaggistici del Piemonte, con la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte, consegnataria della Residenza, e la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Piemonte in collaborazione con l’Ufficio Concorsi della Fondazione dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Torino.

“Astrazione geometrica, quindi, semplicità formale e introversione poetica (pur senza indugiare in sentimenti melanconici): questa è la cifra del nuovo edificio. Si tratta di far vivere l’edificio nello spazio già costruito, legandolo non soltanto al sito ma al mutamento della luce nelle diverse ore del giorno, fare piccante il rapporto–contrasto tra il paesaggio e l’edificio, tra lo spazio esterno e l’interno.. .La nuova ala destinata all’accoglienza è ricoperta da un koleòs (κολεός, in greco è: fodero, guaina, astuccio, scatola, involucro rigido) che analogamente a quanto avviene nei coleotteri, dove elitre cornee ricoprono e proteggono l’organismo racchiudendo le sue ali membranose, qui contiene tutti i volumi, sia quelli tecnici esistenti che quelli nuovi articolati lungo il percorso che fa da filtro per i visitatori della Villa – si legge nella relazione di progetto fornita dal team vincitore.
 
E analogamente a quanto avviene nel koleòs, nel dermascheletro dei coleotteri, lo strato superficiale è interrotto da minuscoli disegni reticolari, disseminato di affioramenti di formazioni sensoriali; come nella livrea dell’insetto che abbia evolutivamente scelto la strategia mimetica, e non vuole contendere al fiore il primato di bellezza, si adottano colori di serie, metallici, con mille sfumature cangianti, rugginosi e terragni. Da qui la scelta del Cor-Ten traforato, come materiale per ricoprire il nuovo organismo architettonico. La scelta conferma l’idea di fondo, che ispira tutto il progetto, e che vuole operare un intervento rispettoso della qualità formale del contesto aulico, delle sue complesse geometrie e dei suoi materiali, capaci di perdurare nei secoli. Ci si sottrae ad un raffronto e si ricorre ad un materiale, come il Cor-Ten, che non ha niente di monumentale, non è materiale “nobile” e non può dar vita ad un organismo architettonico che possa insidiare i veri protagonisti della scena.
 
Il percorso, dentro il nuovo organismo architettonico, che si offre ai visitatori come prima tappa, poggia sulla terra, nascondendosi sotto una guaina protettiva come sotto una coltre, che nel colore evoca ancora la terra, magicamente sospesa in aria. L’involucro in Cort-Ten, lungo tutto il lato rivolto sul giardino all’italiana, rimane in effetti staccato dal suolo, levita e in questo si rivela anche come libera allegoria della stessa Terra Madre, con riferimenti, se pur azzardati, alla sapienza antica che riecheggia nei celebri versi di Lucrezio nel De rerum natura: “…aeris in spatio magnam pendere docentes tellurem neque posse in terra sistere terram” (“…insegnando che la gran terra stava sospesa nello spazio aereo e non potesse in terra posare la terra).
 
Ma l’involucro che ricopre il nuovo edificio è allo stesso tempo una fronda artificiale naturalmente sospesa in aria, è una pergola di metallo e una cortina che rievoca siepi e filari della vigna, in cui le superfici in Cor-Ten microforato, con vuoti e pieni che potrebbero descrivere misteriose relazioni con le serie di Fibonacci, riproducono, per estrema astrazione, tralci e fogliame. Il percorso coperto interno-esterno, che si offre lungo il lato che da sul giardino, come entro un tunnel ricavato nel fitto di fronde rugginose, autunnali, consente anche di valorizzare le tracce archeologiche che ancora ci rivelano il sedime dell’antica citroniera. Il nuovo edificio ripropone in effetti una allegoria del passato rivisitando uno spazio scenografico tipico del periodo classico e barocco: il portico. Questo spazio coperto assume qui una particolare importanza in quanto è elemento di raccordo con la manica (anch’essa porticata) che rappresenta il terminale dei percorsi interni e il canale di collegamento per i visitatori che accedono alla edificio della Villa, partendo appunto dalla nuova ala accoglienza”, spiegano dal gruppo primo classificato.
 


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