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Fotovoltaico, in Emilia Romagna la mappa delle aree idonee

Fotovoltaico, in Emilia Romagna la mappa delle aree idonee

Pubblicato uno strumento conoscitivo per valutare gli effetti del cambio d’uso dei suoli

Vedi Aggiornamento del 09/02/2012
di Paola Mammarella
Vedi Aggiornamento del 09/02/2012
02/03/2011 - Pubblicato sul sito web dell’Emilia Romagna una cartografia sulle aree idonee all’installazione degli impianti fotovoltaici.
 
La mappa, messa a disposizione dal Servizio geologico, sismico e dei suoli, è stata approvata con la Delibera di Giunta 46/2011 e indica i livelli di tutela esistenti nelle varie aree.
 
Per questo sono rilevanti non solo i vincoli di natura paesaggistica e ambientale, ma anche le caratteristiche del territorio e i criteri per la localizzazione degli impianti, approvati dalla Giunta ai sensi delle linee guida ministeriali (Leggi Tutto).
 
Secondo l’assessore regionale alla Difesa del suolo Paola Gazzolo, anche lo sviluppo e la valorizzazione delle fonti rinnovabili deve rispettare i criteri della compatibilità ambientale.
 
L’installazione di un impianto fotovoltaico a terra comporta infatti la modifica dell’uso del suolo. Diventa quindi necessario uno strumento conoscitivo per una ricognizione preliminare del territorio.
 
La cartografia non tiene in considerazione gli impianti integrati né i pannelli semi-integrati negli edifici, per i quali non esiste nessun limite particolare.
 
Ricordiamo che la Regione vieta l’installazione di impianti fotovoltaici in zone di particolare tutela paesaggistica individuate nel PTPR, nelle zone A e B dei parchi, nelle riserve naturali e nelle aree forestali e umide incluse nella Rete Natura 2000.
 
In altre aree, invece, l’installazione è consentita ad alcune condizioni. Si tratta di laghi, bacini e corsi d’acqua, in cui l’impianto può essere realizzato da un’impresa agricola, con una potenza nominale complessiva non superiore a 200 Kw.
 
In alcune zone, inoltre, le imprese agricole possono realizzare impianti fotovoltaici di potenza riconoscibile come reddito agrario, cioè 200 Kw più 10 Kw per ogni ettaro posseduto. Ad ogni modo non si può né superare la potenza massima di 1 Mw né occupare più del 10% della superficie agricola disponibile.
 
Gli stessi limiti di occupazione del suolo valgono per le zone di interesse paesaggistico e ambientale, le coltivazioni certificate e di qualità, le aree C dei parchi e quelle incluse nella Rete Natura 2000 (SIC e ZPS).
 
In generale, sia nelle zone agricole che nei comuni montani, gli impianti non possono occupare una superficie maggiore del 10% delle particelle catastali. Nei comuni montani le particelle possono anche non essere contigue.
 
Nelle aree collinari al di sopra dei 1200 metri, infine, gli impianti sono consentiti solo se destinati all’autoconsumo.
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