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'Atrio de la Alahambra': il progetto di Siza e Santos
ARCHITETTURA

'Atrio de la Alahambra': il progetto di Siza e Santos

di Rossella Calabrese

Un nuovo punto d'ingresso nel meraviglioso complesso di Granada

13/04/2011 – S’intitola “Puerta Nueva” il progetto con cui il duo composto dall’architetto portoghese Álvaro Siza e dal collega spagnolo Juan Domingo Santos ha vinto il concorso internazionale di idee “Atrio de la Alahambra”.
 
La competizione in due fasi chiedeva ai partecipanti di progettare un nuovo edificio per l’accoglienza dei turisti in visita presso il magnifico complesso storico di Granada. Riportiamo di seguito degli stralci della relazione di progetto fornita dal team vincitore.
 
“La struttura architettonica dell’Alhambra è il risultato della sovrapposizione di una geometria regolare su un territorio dotato di una precisa topografia: originariamente quella dei Palacios arabi, ortogonale e domestica, configurata da una sequenza di patii chiusi collegati tra loro, e più tardi quella del palazzo di Carlo V, un edificio meraviglioso attorno a un patio circolare disposto su una struttura urbana islamica. Entrambe le architetture hanno occupato il territorio attraverso la realizzazione di una geometria di pieni e vuoti.
 
Inizialmente, nel confrontarsi con l’architettura del complesso, il progettista si sente scisso tra la fascinazione esercitata dall’architettura del sito e dalle relative evoluzioni nel corso dei secoli da un lato, ed il desiderio di “disinibizione” presente nel progetto di Machuca per il Palazzo di Carlo V dall’altro. Quest’ultimo è un intervento concepito in un contesto storico di radicale trasformazione, è simbolo di un profondo cambiamento al potere. In un secondo momento, intendimento principale è quello di porre ordine su ingressi e servizi aggiuntivi di qualità, aperti ad un gran numero di visitatori. La Nuova Porta dell’Alhambra dovrebbe essere inquadrata in quel delicato equilibrio tra natura e architettura che il tempo non ha ancora compromesso.
 
Il Palazzo di Carlo V è una chiara e radicale espressione del nuovo Potere. La maestria dell’architetto permise a un corpo apparentemente estraneo a ciò che era l'Alhambra - connotato da un’espressione architettonica autonoma e del tutto differente in termini di scala rispetto all’esistente - di aumentarne le qualità trasformando senza distruggere o dissolvere alcunchè, ma ricreando il carattere del complesso architettonico. E lo fece attraverso l’articolazione tra due espressioni, basandosi su continuità/discontinuità, e su percorsi e spazi aperti di diversa scala. E' questo principio di “continuità disinibita”, anche se in un diverso contesto storico, che ci ha portati allo sviluppo di progetto e un processo di permeazione-liberazione, basati sullo "spirito del luogo" e conformi a quanto richiesto dal programma.
 
La recente stratigrafia architettonica dimostra che ogniqualvolta è stato necessario ampliare o trasformare il monumento, il giardino è stato utilizzato come riferimento al paesaggio. La proposta per il nuovo Atrio dell’Alhambra prende come punto di riferimento le piattaforme verdi del Generalife. L’immagine dei terrazzamenti panoramici sul paesaggio ci sembra una soluzione adeguata per il progetto perché consente di associare l'architettura a un sistema di occupazione fisica del territorio, conservandone profili e sentieri originali.
 
L’architettura dell’Atrio nasce quindi come una successione di piattaforme con patii e giochi d’acqua posti su quote differenti, che si diramano progressivamente fino alla Plaza de la Alhambra (uno spazio di transizione privo di edifici, che precede la zona monumentale) per consentire la visione della Torre dell’Acqua, della Puerta de los Siete Suelos e della muraglia che cinge il complesso. L'idea di una porta d’accesso o di un ingresso al monumento appare pertanto legata alla realizzazione di un giardino sopraelevato, una piattaforma panoramica sopra la muraglia e le torri dell’Alhambra, coperta da un pergolato d’edera e di vite.
Al di sotto di questo livello è posta la grande hall dell’Atrio, una grande sala ipogea alla quota della Plaza de la Alhambra, costruita intorno a un cortile luminoso e a un impluvium che ricorda gli altri patii del complesso come quello dell'Alberca o degli Arrayanes. La luce naturale illumina gli interni, secondo quanto previsto dalla tradizione araba dove gradazioni di luce differente creano atmosfere cangianti.
 
La proposta coinvolge elementi già esistenti come il cosiddetto Camino Viejo, piantumato con cipressi, o un antico muro ricoperto di vegetazione che cambia colore con le stagioni e da cui si articolano gli spazi del nuovo Atrio attraverso una sequenza di cortili, come accade per i Palazzi Islamici. L’Impluvium, il Patio de los cipreses, il Patio del’Edera e la Plaza dell’Alhambra danno vita a una sequenza di luoghi di varia scala. Un muro e uno specchio risolvono la transizione tra questi quattro patii prima di accedere al monumento. Per promuovere la permeabilità tra questi spazi, il muro sale di 50 cm sopra lo stagno e sulla sua sommità s’inclina per consentire la vista dei cipressi del Generalife”.
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