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Venezia: il FAI riapre il Negozio Olivetti di Carlo Scarpa
CASE & INTERNI

Venezia: il FAI riapre il Negozio Olivetti di Carlo Scarpa

di Cecilia Di Marzo
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Il restauro, un esercizio di silenzioso e rispettoso ascolto

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21/04/2011 – Da domani, 22 aprile, il FAI - Fondo Ambiente Italiano, che per la prima volta, a 35 anni dalla sua nascita, sbarca a Venezia mettendo a disposizione del pubblico un bene di eccellenza, un capolavoro dell’architettura moderna italiana, particolare e bellissimo: il Negozio Olivetti, realizzato nel 1958 per Adriano Olivetti da Carlo Scarpa, uno dei più grandi architetti del XX secolo, dato in comodato al FAI da Assicurazioni Generali, proprietaria dell’immobile che ha finanziato e realizzato il restauro degli spazi. 
La storia del Negozio Olivetti inizia alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso, quando Adriano Olivetti, grande e illuminato capitano d’industria, chiese all’architetto veneziano Carlo Scarpa di realizzare una “vetrina” prestigiosa ed elegante che mettesse in mostra, nel cuore di una piazza unica al mondo, i prodotti della propria azienda, un’impresa all’avanguardia dal punto di vista tecnologico ma anche caratterizzata da una forte presenza in ambito culturale. Olivetti desiderava un “biglietto da visita” che rappresentasse al tempo stesso i suoi prodotti e la sua visione del mondo e Scarpa sintetizzò nel negozio questa doppia energia fatta di produzione e di pensiero, regalando a Venezia una meravigliosa, raffinata e sorprendente opera d’arte che lega, attraverso il proprio linguaggio, passato e presente della città: con i suoi materiali, le luci, le forme e i dettagli, il negozio - un piccolo spazio che il genio di Scarpa ha dilatato con infinite soluzioni fino a renderne inafferrabili le dimensioni - rappresenta in maniera originale la tradizione pittorica e iconografica della città, agganciando il nostro recente passato alla storia infinita della Serenissima.
 
E’ nel 1997 che la società di Ivrea chiude il prestigioso showroom, che viene quindi adibito a rivendita di oggetti per turisti, una funzione poco conforme alla qualità architettonica del negozio. Una volta liberato lo spazio, Assicurazioni Generaliintraprende e finanzia un accurato lavoro di restauro, durato un anno e diretto da Gretchen Alexander Gussalli Beretta, in stretta collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia e Laguna.
Nel 2011 il negozio viene dato in comodato da Assicurazioni Generali al FAI, affinché lo tuteli e lo gestisca, mantenendo l’aspetto e l’esposizione originari, e garantendone un’apertura al pubblicoche, attraverso visite guidate, potrà scoprire una meraviglia poco conosciuta del nostro Paese.
 
In origine lo spazio del negozio era piuttosto angusto e infelice – 21 metri di profondità, 5 di larghezza e 4 di altezza – stretto e lungo, poco illuminato, diviso in due vani da una parete con due strette scalette che portavano a un ammezzato molto basso.
Scarpa lo riorganizza completamente: elimina il muro di mezzo, ampliando il volume del vano e sfruttando al massimo la lunghezza dell’ambiente e inserisce lateralmente due lunghi ballatoi.
Al centro della nuova sala vengono collocate una scala, un vero capolavoro architettonico, realizzato in pietra d’Aurisina che diventa il perno visivo dell’ambiente: “La scala è piuttosto bella – ammetteva lo stesso Scarpa, sempre poco indulgente con se stesso – sono blocchi di marmo accostati… E’ una scala costosissima. Però Olivetti può permettersela – per il re si può fare un palazzo reale.”, e una scultura, “Nudo al sole” di Alberto Viani, inserita sopra una base di marmo nero del Belgio, coperta da un velo d’acqua in leggero movimento.
 
Scarpa, inoltre, aumenta il numero delle vetrine e realizza il pavimento con un mosaico in tessere di vetro di varie dimensioni e colori, diversi secondo la zona del negozio. Un accorgimento non solo estetico, ma anche “sentimentale”: utilizzare vetri e luce, trasparenze e riflessi, infatti, significa assumere il linguaggio espressivo tipico di Venezia.
 
Una gemma nascosta proprio lì, in uno dei luoghi più transitati, ammirati e fotografati di tutto il mondo. Questa eccezionale apertura ha in sé un valore particolare, perché il recupero dell’opera di Scarpa non solo eviterà l’abbandono di una testimonianza artistica preziosissima, ma restituirà al Negozio la sua funzione originale: la Olivetti, infatti, ha donato al FAI una collezione di macchine storiche da scrivere e da calcolo. Esattamente come accadeva più di 50 anni fa, oggi il Negozio torna a essere, anche, uno showroom, sebbene molto particolare: una sorta di “museo di se stesso” dove rivivere l’atmosfera di una grande stagione dell’industria del nostro Paese, dove ammirare le soluzioni di un architetto geniale, dove stupirsi delle idee trasformate in invenzioni, delle invenzioni trasformate in macchine da utilizzare nella vita di tutti i giorni.
Macchine per semplificare la nostra quotidianità e migliorare la qualità della nostra vita: dalla mitica Lettera 22 resa celebre da Indro Montanelli ed esposta nella collezione permanente di design al MoMA di New York alla Lexicon 80 del 1948 e alla macchina da calcolo Divisumma 24 del 1954, sugli scaffali e nelle vetrine del Negozio si racconta un capitolo importante della nostra storia economica, sociale e culturale.
 
Dopo essere rimasto in ombra per anni, il Negozio Olivetti riprende dunque grazie a Assicurazioni Generali, al FAI, e anche ad Olivetti, la sua attività, con una nuova finalità ma senza dimenticare la propria tradizione e l’essenza della sua presenza a Venezia. E torna a fare parte di quelle meraviglie che fanno della città lagunare non solo un luogo geografico ma anche un luogo dell’anima. Non è un caso se il Negozio Olivetti è, fino a oggi, l’ultimo intervento artistico-architettonico realizzato in Piazza San Marco: e, dopo più di mezzo secolo, la sua appartenenza alla magia veneziana è ancora più legittima.
 
Verità Nascoste.
L’architettura dell’“ascolto” nel restauro conservativo del Negozio Olivetti
Gretchen Alexander Gussalli Beretta
Comunemente la definizione di “fare l’architetto” presuppone una naturale connessione con l’idea di “progettare”, quindi con il modificare e il trasformare, al fine di concretizzare la propria visione, rendendola da empirica a tangibile. Diverso da questa canonica concezione di architettura è stato il progetto del restauro del Negozio Olivetti: non si trattava più di plasmare un’idea, ma di fare un esercizio di silenzioso e rispettoso ascolto. Non vi era la possibilità, né sarebbe stato giusto, inserire qualcosa di nuovo, creare qualcosa, ma al contempo ci si trovava immersi in un luogo di incertezza che ogni giorno portava alla luce nuove scoperte. […] L’atteggiamento e l’approccio ai lavori, richiesto a tutti i partecipanti, era un composto di umiltà e riflessione: non si poteva lasciare che la propria visione personale prendesse il sopravvento. […] Proprio interrogandoci e riflettendo riuscivamo a tornare sulle orme di quell’idea originale, portando alla luce le sue iniziali superfici e forme.
[…] Partendo dalle immagini risalenti all’apertura del negozio nel 1958, siamo riusciti a percepire l’armonia tra le superfici, il cui contrasto opaco-lucido si fondeva così semplicemente e naturalmente; allo stesso modo, nonostante le fotografie fossero rigorosamente in bianco e nero, si coglieva l’armonia dei cromatismi, che dialogavano tra loro esaltando la complessità del contrasto tra le superfici e al contempo legandole perfettamente. Proprio perché stupiti e catturati da tale fusione di contrasti, nella fase iniziale del lavoro visitavamo il Negozio continuamente, come se stessimo facendo un percorso di avvicinamento delicato a quelle forme, quasi un corteggiamento. Le operazioni si limitavano a scattare fotografie, a guardare attentamente, per ore, nella spasmodica attesa di scoprire, di veder apparire sempre più nitidamente quell’idea originaria.
[…] È bastato un semplice campione di lavaggio sui pavimenti “reinterpretati” alla veneziana per intravedere ancora l’abbinamento cromatico perfetto con la superficie di stucco, calce rasata e pietra. Una breve nota sulla ricchezza del pavimento principale, apparentemente caratterizzato  da una cromia neutra, sulle tinte dell’avorio-grigio chiaro. In realtà è composto da un insieme di colori tenui (rosa, azzurro, verdino, giallino) che danno vita ad un colore neutro unico: complesso, ma perfetto sfondo per far risaltare le pareti e il soffitto.
Invece – sempre per tornare alle premesse di “ascolto” del processo di restauro – a tutt’oggi non abbiamo avuto il coraggio di intervenire su molte delle superfici metalliche. Ognuna delle prove eseguite infatti sembrava snaturare, in un certo senso, l’insieme dell’intento del nostro restauro. Ad oggi non è stato possibile trovare il metodo di attenuare la patina del tempo e del degrado, senza giungere ad un risultato di brillantezza artefatta, che stonerebbe con la naturalezza dell’idea, sia originale, sia dell’intervento da noi perseguito.
È inoltre di particolare interesse l’intervento sull’elemento complementare allo spazio Olivetti: la vasca di marmo nero del Belgio con la scultura Nudo di Alberto Viani. Anche qui, dopo un’attenta campionatura, è stata rimossa la patina di sporco opaco e si è così potuto di ridare la meritata lucentezza alla scultura di Viani. Il ripristino di tali elementi ha fatto sì che l’opera del maestro si completasse: lo studio dei cromatismi delle superfici ha permesso di riscoprire nuovi elementi, come i giochi di luce delle superfici metalliche ritornate a brillare, in contrasto con il calore ritrovato degli elementi lignei, che si amalgamano ulteriormente perdendosi nel riflesso calmo dell’acqua della fontana, che moltiplica incessantemente l’immagine del Nudo, creando un insieme omogeneo e compatto che lascia l’osservatore estasiato. La stessa pavimentazione del Negozio, una volta inondata dalle acque delle maree, funge da specchio ulteriore, trasformando un elemento naturale da sempre considerato come un “impedimento”, in qualcosa che rende lo spazio ancora più magico e surreale. La vasca nera, in questi momenti unici, sembra sprofondare in una nuova e momentanea vasca madre, quasi galleggiando dentro di essa e permettendo alle tessere di mosaico che la compongo di riflettere nuova luce, inondando lo spazio di nuovi riflessi.
 
Il Negozio Olivetti verrà aperto al pubblico da venerdì 22 aprile e sarà visitabile da martedì a domenica dalle 10 alle 19 (nei mesi invernali chiusura alle 17).
 
Per ogni informazione: www.negoziolivetti.it
 
Fonte: Ufficio Stampa FAI 
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