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NORMATIVA

4° Conto Energia: tetti annuali per gli incentivi al fotovoltaico

di Rossella Calabrese

Oggi a Roma sciopero generale dei lavoratori del settore rinnovabili e manifestazioni di protesta a Montecitorio

Vedi Aggiornamento del 10/05/2011
20/04/2011 - Si riunirà questo pomeriggio alle 15.00 la Conferenza Stato-Regioni che, secondo quanto annunciato nei giorni scorsi dal Governo, dovrebbe esaminare il decreto per il quarto Conto Energia.
 
Ieri è stata diffusa la bozza del decreto che definisce gli incentivi agli impianti fotovoltaici che entreranno in esercizio tra il 1° giugno 2011 e il 31 dicembre 2016. L'obiettivo nazionale di potenza installata è indicato in circa 23.000 MW corrispondente a 6 - 7 miliardi di euro all’anno di incentivi.
 
Il nuovo regime di sostegno si basa su obiettivi temporali progressivi di potenza installata e su previsioni annuali di spesa. Il superamento di tali previsioni non pregiudica l’accesso agli incentivi ma ne determina una ulteriore riduzione per il periodo successivo.
 
Il nuovo sistema distingue tra piccoli impianti (su edifici o a terra inferiori a 200 kW, su edifici delle P.A. di qualsiasi potenza) e grandi impianti (diversi dai piccoli impianti), impianti integrati innovativi e impianti a concentrazione.
 
Per i grandi impianti, nel periodo compreso tra il 1° giugno 2011 e il 31 dicembre 2012, è previsto un limite di costo annuo, pari a 820 milioni di euro, corrispondenti a 3.100 MW. Per i piccoli impianti non è previsto alcun limite di costo ma una riduzione progressiva mensile.
 
Per gli anni dal 2013 al 2016, per gli impianti fotovoltaici grandi e piccoli (esclusi cioè quelli integrati innovativi e a concentrazione) è previsto un tetto massimo annuo di spesa e un obiettivo di potenza (per il primo semestre 2013 il tetto è di 240 milioni di euro e la potenza 1.115 MW). Il superamento di tali limiti non limita l’accesso alle tariffe incentivanti ma ne determina una ulteriore riduzione per il periodo successivo.
 
Per gli impianti integrati innovativi e a concentrazione, nel periodo compreso tra il 1° giugno 2011 e il 31 dicembre 2012, è prevista una riduzione progressiva mensile degli incentivi. Per gli anni dal 2013 al 2016, è previsto un meccanismo analogo agli impianti fotovoltaici grandi e piccoli.
 
 
LE PROTESTE
Oggi a Roma ci sarà il primo sciopero nazionale - indetto da Fiom-Cgil, Fim-Cisl, Uilm-Uil e ribattezzato Solar Day - dei lavoratori del settore del fotovoltaico e delle aziende del comparto rinnovabili. Nel pomeriggio, il movimento SOS Rinnovabili ha organizzato un sit-in in piazza Montecitorio.
 
Ieri le Associazioni del settore rinnovabili (Aper, Assosolare, Asso Energie Future, Gifi-Anie e Rives - Rete Imprese Venete del Solare) hanno inviato una lettera al Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, per esprimere la loro contrarietà al quarto Conto Energia. Secondo le Associazioni, il testo presenta forti criticità per il futuro del mercato a causa, in particolare: dell’assenza di qualsiasi meccanismo di tutela dei diritti acquisiti; della previsione di un regime transitorio per il 2011/2012 che comporterà il blocco del settore per la non finanziabilità degli impianti; dell’assegnazione degli incentivi in base all’entrata in esercizio degli impianti e non in base alla fine lavori certificata con conseguenti incertezza e ritardi legati ai tempi di connessione.

“Se la bozza fosse confermata - ha commentato ieri il Presidente di Assosolare Gianni Chianetta - vorrebbe dire che il Governo italiano preferisce fare gli interessi di un’oligarchia di poche grandi aziende piuttosto che quelli di una moltitudine di piccole, medie e grandi imprese e dei cittadini italiani”. Secondo Chianetta, il forte taglio degli incentivi non è sostenibile dall’industria e continuerà a bloccare il settore, in primis le industrie italiane che hanno già annunciato la cassa integrazione per migliaia di persone. Il Segretario Generale di Assosolare Francesca Marchini ha confermato la posizione profondamente negativa dell’associazione sul decreto rinnovabili e ha preannunciato il ricorso alla Corte Costituzionale e alla Commissione Europea.

L’appoggio alla protesta arriva anche dalla Regione Umbria, preoccupata dalla “seria ipoteca sul futuro energetico del nostro Paese e sulle prospettive legate alla ‘green economy’” causata dal Decreto Romani. Secondo l’assessore regionale allo sviluppo economico dell’Umbria, occorre rimuovere ogni ipotesi di “cap” fisso per l’installato conteggiato in MW, e puntare su un “cap” variabile, analogo al sistema tedesco.
 
Alle mobilitazioni di oggi aderisce anche il Partito Democratico che, contemporaneamente al question time alla Camera chiederà al Governo di emanare al più presto il provvedimento correttivo, per adeguarsi alla mozione sulle rinnovabili approvata all’unanimità dal Parlamento nelle scorse settimane.
 
Nel dibattito interviene ANIMA, Federazione delle Associazioni dell’Industria Meccanica aderente a Confindustria, che chiede la giusta considerazione per le energie rinnovabili termiche. Il Presidente Sandro Bonomi sottolinea il contributo, rispetto al solare elettrico, delle rinnovabili termiche, riconosciute da fonti autorevoli quali l’ENEA, come la migliore e più efficiente tecnologia per il comfort domestico, “tecnologia made in Italy - spiega Bonomi - in cui il nostro paese è leader, prodotte in stabilimenti radicati nel nostro territorio, con una forza lavoro dal grande know how, invidiata da tutti i nostri competitor”.
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Altri commenti
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Pietro

condividendo le perplessità sugli impianti non posizionati sugli edifici (ancorchè piccoli ed in autoconsumo..) e sui tetti di spesa che comportano le riduzioni agli incentivi, la mia domanda é: posto che si firmi questa bozza, che affidabilità ci dà questo governo? Quanto durerà questo nuovo conto energia? Che fiducia avranno le banche delle leggi promulgate da queste teste levantine?

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Alfonso

Dalla definizione della seconda bozza mi sembra di capire che se un impianto è a terra e non è in regime di scambio sul posto è da considerarsi un grande impianto. In tal modo, ad esempio, se installo a terra un impianto da 10 kW non in regime di scambio sul posto, tale impianto è considerato un grande impianto. E' proprio così?

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Stefano

..buono a sapersi..anche perchè doveva andare oggi in commissione stato/regione..quindi si sa già di che morte si deve morire prima ancora della sentenza...;)

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Andrea

da stamattina circola la bozza definitva con completato la categoria "piccoli impianti"

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Stefano

..pagina 7, lettere u) piccoli impianti .... (testualmente ci sono i puntini) v) grandi impianti: quelli diversi dalla lettera u (che non si sa quali sono..) dei geni...indubbiamente...oppure degli enigmisti...

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Andrea

la bozza definitiva stabilisce che un'impianto piccolo è di 200kwp su edificio e gli altri impianti sempre di 200kwp che operano in regime di scambio sul posto. Ma essendo un testo non approvato vale quanto la carta straccia.

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piero ruggiero

x giuseppe il limite di 200 kWp per i piccoli impianti è definito dalla proposta fatta da Confidustria. Alcune voci sostengono che verrà confermata questa proposta.

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Giuseppe

Scherzavo, la bozza che circolava ieri non conteneva ancora la definizione di piccolo e grande impianto, Chiedo scusa

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Giuseppe

A prescindere dal fatto che tale terminologia é tipica di Topo gigio nelle sue elucubrazioni, sulla bozza non é ancora specificato fino a che taglia l'impianto rientra nella categoria piccolo o grande, da dove l'avete tirato fuori il limite di 200kWp?


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