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AZIENDE

All’ANCE di Lecco un convegno su ‘Cave & Recupero’

Presentate le nuove tecniche di coltivazione e di recupero ambientale. Holcim partner dell'evento

27/05/2011 - “Il titolo del convegno odierno centra il problema: occorre, in tema di cave, che si crei realmente una filiera virtuosa e sostenibile, all’interno della quale i buoni concetti devono essere tradotti in concrete azioni positive. E un buon recupero comincia da una buona tecnica di coltivazione: da questo concetto non possono prescindere progettisti ed imprese del settore nell’ambito del loro lavoro, per ottimizzare l’inserimento ambientale di una così importante attività, indispensabile per il mantenimento del nostro equilibrio socio-economico, che è il reperimento di materia prima”.
 
Così l’Assessore all’Ambiente della Provincia di Lecco, Carlo Signorelli, ha introdotto il convegno dal titolo “Cave & Recupero: la filiera virtuosa e sostenibile”, svoltosi all’ANCE di fronte a un folto pubblico di operatori, amministratori e tecnici, nell’ambito degli incontri di approfondimento della mostra “Scopri il Tuo territorio”, promossa dall’Assessorato al Territorio della Provincia di Lecco, dall’Ordine degli Architetti di Lecco e da ANCE Lecco, che proprio ieri ha toccato i .2500 visitatori.
 
“La cava di Valle Oscura in comune di Galbiate è un esempio: le geometrie di coltivazione adottate permettono un riporto di terra costante dal ciglio al piede dei gradoni, coprendo totalmente la roccia sottostante ed offrendo un impatto visivo certamente migliore dei fronti alti e verticali - ha continuato Signorelli -. Partendo da questi esempi virtuosi si imposterà il nuovo Piano cave in fase di realizzazione, dando priorità al recupero ambientale nell’ottica di un ottimale inserimento paesaggistico, cercando sempre di trovare un compromesso fra l’esigenza del recupero della materia prima indispensabile per la nostra società e la compatibilità con il contesto territoriale”.
 
Che l’attività estrattiva sia un’esigenza per lo sviluppo del territorio l’ha sottolineato il presidente di ANCE Lecco, Mario Sangiorgio: “Programmare l’uso del territorio richiama, a monte, un’idea del territorio come risorsa: ciò significa creare le condizioni perché, partendo da questa visione, se ne stabilisca un uso “sostenibile” attraverso una filiera virtuosa che, partendo dall’escavazione, si chiude con il recupero e la restituzione del territorio alla comunità. Serve sostenibilità e cultura ambientale, come già affermato. Ma senza ghiaia, sabbia, pietre, come è possibile pensare di produrre cemento, calcestruzzo e asfalto per realizzare case, strade, edifici, opere civili e industriali di cui, in ogni caso, la stessa società fa richiesta alle nostre imprese? Una evidenza che non solo è il pane quotidiano del settore edile, ma è anche alla base di ogni intervento di sviluppo o trasformazione urbana, quand’anche non si trattasse di edificare ex-novo ma di ristrutturare l’esistente, rinnovare i nostri centri urbani in linea con le nuove esigenze di risparmio energetico, riqualificare le periferie”.
 
Di qui l’auspicio che il nuovo Piano Cave provinciale sappia trovare un corretto equilibrio: “Se infatti, rispetto alla situazione di altre province anche a noi continue (penso a Bergamo), il nostro Piano Cave sarà necessariamente di ridotte dimensioni, resta il fatto che per noi costituisca un’opportunità importante, sotto l’aspetto di assicurare una reale autosufficienza al territorio e alle sue esigenze, secondo un principio che potremmo definire “a km zero”: anche perché il trasporto di materia prima da altre province vorrebbe dire altri problemi di tipo economico, ambientale e sociale, con un impatto oltre modo negativo per il traffico di una viabilità interprovinciale già inadeguata”.
 
Ma il presidente di ANCE Lecco ha anche introdotto un altro concetto: “I siti cavati possano essere oggetto di un’ulteriore fase che, oltre a dare risposta ad un’altra esigenza importante delle imprese edili, contribuisca all’attuazione dello stesso progetto di recupero. Mi riferisco, in particolare, al conferimento di terre e rocce da scavo che si determinano per effetto delle attività di costruzione delle nostre stesse imprese. Gli esempi positivi, sotto questo aspetto, sono davanti agli occhi di tutti e noi, come Associazione, abbiamo contribuito a realizzarli: penso al recupero della cava Combi di Ballabio: un’area degradata e abbandonata dopo l’attività di scavo, bonificata e recuperata grazie ad un progetto di conferimento regolamentato di terre e rocce da scavo che ha visto la nostra Associazione impegnata direttamente. E oggi tornata ad essere fruibile dalla comunità locale, dopo esser state oggetto di interventi che ne hanno migliorato di molto l’aspetto, oltre che la sicurezza”.
 
Ma come è possibile concretamente conciliare l’attività di escavazione con la tutela del territorio? A parlarne sono stati due esperti in materia.: il prof. Ing. Mauro Fornaro, del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Torino, e il geologo Maurizio Facchin, per 18 anni responsabile del Servizio cave della Provincia di Bergamo e oggi consulente per il settore estrattivo.
 
“Quando si parla di attività estrattiva, - ha affermato il prof. Fornaro - occorre tener presente aspetti diversi: da un lato le comprovate necessità industriali e le possibilità di mantenimento e di crescita del benessere sociale; dall'altro la salvaguardia delle risorse future e quindi la effettiva e durevole valorizzazione delle riserve attuali. Ancora, la tutela dell’ambiente, volta a contenere e ridurre gli impatti dell’attività, ponendo altresì contestuale rimedio agli errori del passato. Infine la predisposizione di strumenti di pianificazione territoriale coerenti con le politiche economiche e le conseguenti scelte amministrative. L’obiettivo deve essere quello della sostenibilità dell’attività mineraria sotto tutti gli aspetti: economico, produttivo, ambientale. I metodi e le tecnologie attuali lo consentono, sia nella fase di coltivazione che in quella di lavorazione e di trasporto”.
 
“Non basta scavare: un giacimento va coltivato. Non è un caso del resto che l’attività mineraria appartenga alle attività primarie, come l’agricoltura. Ma per coltivare correttamente un giacimento occorre avere ben in mente il progetto di recupero che si intende attuare. E un buon recupero ambientale richiede una buona pianificazione, una programmazione nel tempo di attività e investimenti, una buona progettazione e una corretta attuazione di quanto progettato. Solo così è possibile realmente parlare di recupero ambientale, ovvero di un insieme di operazioni finalizzate a mitigare o eliminare il degrado ambientale generato dall’opera/intervento portando, in alcuni casi, un miglioramento rispetto alle condizioni preesistenti”. Ad affermarlo è stato il geologo Maurizio Facchin, che ha poi spiegato: “Il recupero ambientale non va considerato una appendice alla coltivazione da “applicare” dopo l’intervento estrattivo, ma parte integrante dello stesso progetto di coltivazione, che deve avere inizio contestualmente allo scavo”.
 
Le nuove tecniche di coltivazione lo permettono: “Occorre intervenire per evitare pendenze eccessive delle scarpate di coltivazioni, rigidità geometriche e altezze dei fronti di scavo. per questo si deve operare dando la massima varietà morfologica della superficie gradonata, attraverso altezze dei gradoni varie e contenute, eterogeneità laterale delle pedate, variabilità degli spessori di terreno riportata sulle pedate con utilizzo di specie autoctone di arbusti e alberi, riprofilatura delle alzate e invecchiamento artificiale della roccia”. Quindi, presentando numerosi esempi virtuosi di recupero ambientale ha sottolineato l’importanza di un coinvolgimento della comunità locale nella definizione del riutilizzo del terreno recuperato: un coinvolgimento che va sviluppato, laddove possibile, fin dalla messa a punto del progetto di recupero.
 
“Conoscere è la base per ogni azione che l’uomo intenda compiere. – ha concluso l’Assessore al Territorio della Provincia di Lecco, Gianluca Bezzi – Per questo la mostra “Scopri il Tuo territorio” punta sulla conoscenza della nostra provincia e delle sue risorse, quale base per una corretta ed equilibrata programmazione che sappia contemperare le esigenze di sviluppo della comunità con quella della tutela e della valorizzazione del paesaggio. Serve, cioè un nuovo patto sociale di livello territoriale: ed è l’obiettivo al quale, come Provincia, stiamo lavorando”.
 
Al dibattito che è seguito, e al quale sono intervenuti numerose autorità e rappresentanti di istituzioni, ha preso parte anche l’amministratore delegato di Holcim Italia Domenico Salvadore che, ricordando il ruolo economico e sociale dell’azienda, che occupa oltre 500 persone e sviluppa un indotto annuo di circa 80 milioni di Euro, ha sottolineato la volontà di Holcim (Italia) SpA di sviluppare un dialogo costante e convinto con tutti i soggetti istituzionali coinvolti e l’impegno di mitigare l’impatto delle proprie coltivazioni adottando, come già fatto in Valle Oscura, le più moderne tecniche di scavo e recupero.


Holcim (Italia) su Edilportale.com

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