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NORMATIVA

Meno vincoli agli appalti pubblici con il Decreto ‘Sviluppo’

di Paola Mammarella

Rimosso il limite del milione di euro per la procedura negoziata, esclusione dalle gare solo per le irregolarità dell’anno precedente

Vedi Aggiornamento del 27/05/2011
Commenti 11954
11/05/2011 –  Semplificazione degli appalti in termini di tempi e costi. Sono alcuni dei contenuti del Dl ‘Sviluppo’, atteso per domani in Gazzetta Ufficiale, su cui si susseguono in questi giorni i commenti di associazioni e addetti ai lavori.
 
Il decreto introduce qualche modifica al Codice dei Contratti Pubblici per velocizzare le procedure e ridurre le spese accessorie in chiave anticrisi. La procedura negoziata, con o senza pubblicazione del bando, non sarà più limitata ai lavori di importo inferiore al milione di euro.
 
Nei contratti sotto soglia con procedura negoziata, per tutelare la concorrenza e  l’invito dovrà essere rivolto almeno a dieci persone per lavori di importo superiore a 500 mila euro e ad almeno a 5 operatori per lavori di importo inferiore.
 
Per gli appalti di soli lavori, di importo inferiore a 1,5 milioni di euro, l’invito deve essere rivolto a 20 concorrenti, evitando così la pubblicazione del bando. 

L’esclusione dalle gare d’appalto viene limitata a un anno. Allo stesso tempo, l’iscrizione nel casellario informatico avviene solo per dolo o colpa grave definitivamente accertata. Per accertare i requisiti di ammissione, non si guarderà più alle irregolarità commesse nell’ultimo triennio, ma all’ultimo anno di attività.
 
Nei lavori di pubblica utilità, il decreto di esproprio può essere emanato entro 7 anni dalla data in cui diventa efficace la delibera del Cipe.
 
Come già accennato, l’incentivo allo sviluppo passa anche attraverso l’abbattimento dei costi e la velocizzazione dell’iter per la cantierizzazione e realizzazione delle opere. Le misure compensative per l’impatto territoriale non possono quindi superare il 2%. Nelle spese devono rientrare anche le misure di mitigazione individuate nella procedura di Via.
 
Le varianti non devono implicare un aumento dei costi rispetto al progetto preliminare. Regioni e Comuni, inoltre, hanno a disposizione 60 giorni e non più 90 per esprimersi sul progetto di monitoraggio ambientale.
 
Analogamente, le riserve non possono superare il 20% dell’importo del contratto e non possono essere poste su aspetti progettuali già verificati.
 
In ambito di Conferenza di servizi, il procedimento deve essere chiuso entro 60 giorni dal momento in cui a tutti gli invitati viene consegnato il progetto definitivo. Il Codice Appalti, invece, ha finora previsto un termine di 90 giorni.
 
Le limitazioni di tempi e costi colpiscono anche gli accordi bonari. La retribuzione della Commissione potrà ammontare al massimo a 65 mila euro, da rivalutare ogni anno con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Al tempo stesso viene fissato a 30 giorni il limite entro cui il responsabile del procedimento promuove la costituzione della commissione

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Altri commenti
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maurizio

In effetti, se non sarà ridimensionato dalle successive interpretazioni giurisprudenziali, il decreto consentirà di togliere tutta una serie di formalismi e di inutili lacci e lacciuoli, anche se risente ancora dello strapotere dei burocrati nel settore dei beni culturali e ambientali (ho detto dei burocrati e non degli esperti, dei cultori o dei veri estimatori dei beni culturali e ambientali, che sono cosa diversa dai buorocrati).


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