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Un Parco dedicato a Giuseppe Ungaretti
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Un Parco dedicato a Giuseppe Ungaretti

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In mostra il progetto 'patrimonio culturale della Regione Friuli Venezia Giulia'

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17/06/2011 – Verrà inaugurata domani, 18 giugno, la mostra “Un Parco dedicato a Giuseppe Ungaretti” presso Villa Manin a Passariano, Codroipo (Udine).
 
Il Parco Ungaretti è stato definito dall'Amministrazione Regionale “patrimonio culturale della Regione Friuli Venezia Giulia”. L’esposizione, in programma fino al 21 agosto prossimo intende presentare e valorizzare un'iniziativa culturale di grande respiro nell'ottica della promozione di un turismo di qualità che illustri e ponga in giusta luce il patrimonio storico e ambientale dell'Isontino e di tutta la Regione.
 
Il primo parco in Italia dedicato a Giuseppe Ungaretti, ideato, curato e diretto da Gianfranco Trombetta, è stato realizzato nel giardino della storica Villa Della Torre Hohelohe a Castelnuovo in Sagrado (Gorizia) dall’Associazione Amici di Castelnuovo.
 
Esposto alla 12esima Mostra Internazionale di Architettura alla Biennale di Venezia, il progetto architettonico è opera dell’architetto Paolo Bornello. Giuseppe Ungaretti a fine agosto del 1916 consegna al giovane tenente Ettore Serra sul Carso di Sagrado, in zona di combattimento, quello che considera il suo "tascapane spirituale", il quale contiene le poesie scritte nei mesi della guerra su foglietti, cartoline, margini di vecchi giornali, spazi vuoti di lettere ricevute.
 
L'intento del fante poeta è di affidare al tenente, che ha conosciuto nella primavera del 1916 a Versa e con il quale ha subito stretto una profonda amicizia, le poesie scritte nei mesi precedenti al fronte sul San Michele e sul Carso di Sagrado o nelle pause di recupero nei paesi vicini di Versa e Mariano, affinché non vadano perdute nell'eventualità della sua morte.
 
Ettore Serra ama la poesia ed è poeta egli stesso. Profondamente colpito dalla forza e dall'originalità di quei versi, egli propone all'amico soldato di pubblicarli a proprie spese presso lo Stabilimento Tipografico Friulano di Udine, e immediatamente si attiva. La prima silloge di Ungaretti uscirà in ottanta copie con il titolo "Il porto sepolto" nel dicembre del 1916 e raccoglie le poesie scritte in un anno, come confesserà l'autore, "dal primo giorno in trincea, e quel giorno era il giorno di Natale del '15 , e io ero sul Carso, sul Monte San Michele".
 
L’antica villa di Castelnuovo e l'intera tenuta di Castelvecchio in Sagrado- ora in gran parte coltivata a vigneto ed uliveto – sono collocate proprio nei luoghi dove furono combattute le prime battaglie sull'Isonzo, e dunque nell'area che fu il teatro di guerra del soldato Giuseppe Ungaretti.
Il territorio che circonda la storica villa Della Torre Hoenlohe, all’interno della quale sono stati rinvenuti molti interessanti graffiti tracciati dai soldati e più recentemente anche degli splendidi affreschi, conserva ancora vivi i segni e le tracce di quelle aspre battaglie. Nel Parco, inaugurato il 18 settembre del 2010, sono riproposte dieci poesie del Porto sepolto.
 
Come ha osservato l’architetto Paolo Bornello, “Castelnuovo è un luogo speciale dove esistono e si intersecano profondamente tre grandi storie: il paesaggio e l’architettura carsica, l’eco della Grande Guerra e la poesia di Giuseppe Ungaretti. Il progetto del Parco ha inteso rendere evidente proprio questa potente relazione attraverso la costruzione di un percorso puntuale, discreto ed essenziale, che si snoda lungo il giardino della villa e tra gli ulivi e le rovine del presidio militare, scandito nelle sue soste dalle poesie di Ungaretti, quasi come in una laica via crucis, in cui la sacralità del luogo è concretizzata dalla sofferta vitalità della parola di Ungaretti. In altre parole, la volontà del progetto è stata quella di dislocare negli ambiti storici della villa e del suo giardino, degli spazi che figurativamente reinterpretano piccole architetture militari e funzionalmente conservano ed esaltano la parola di Ungaretti, nel tentativo di suscitare nel visitatore "ciò che di segreto rimane in noi indecifrabile", come il poeta stesso dice”.
 
I versi composti nelle fangose trincee del Carso insanguinato – destinati ad innovare profondamente tutta la poesia del Novecento - sono stati incisi su stele di pietra carsica e di acciaio corten collocate nel parco e nell'area antistante la villa a realizzare un itinerario che ai visitatori consente proprio di avvertirne tutta l'attualità e la grandezza in un contesto che intende esaltare e perpetuare, come ha acutamente suggerito il poeta Andrea Zanzotto, proprio "l'insegnamento vitale dell'esperienza di Ungaretti". Il percorso ideale suggerito prevede l’accesso attraverso la scalinata che porta al tempietto della villa, a metà della quale è stata collocata la statua in bronzo dello scultore marchigiano Paolo Annibali raffigurante il poeta soldato a grandezza naturale.
 
Dopo la “Torre” che proietta lo sguardo sulla valle dell’Isonzo, il “Recinto sacro” collocato all’ombra di un antico faggio al centro del giardino, e la terrazza belvedere dalla quale si può godere un panorama suggestivo che spazia dal mare ai monti della Regione, al visitatore è suggerito di raggiungere l’ampia radura che fiancheggia la villa, sulla quale è stato realizzato il “Sacrario”, ovvero un labirinto di una cinquantina di alti tronchi in legno dentro il quale è stata collocata una struttura d’acciaio corten che ripropone altre due poesie ungarettiane ed il ritratto del poeta maturo, inciso su una grande lastra di ottone dal maestro incisore goriziano Franco Dugo.
 
Nel maggio del 1966, cinquant’anni dopo la pubblicazione del Porto sepolto, Ungaretti è ritornato sul Carso di Sagrado, onorato poi a Gorizia dal sindaco Michele Martina come “uno dei grandi nomi della storia della nostra città”, con la sottolineatura che “la nostra terra ha dato al dramma di Ungaretti il suo linguaggio; e Ungaretti ha dato alla nostra terra la sua anima”.
 
Nella solenne circostanza – Gorizia festeggiava il cinquantenario della sua liberazione – il poeta dichiarò: ”Ho ripercorso ieri qualche luogo del Carso. Quella pietraia – a quei tempi resa, dalle spalmature appiccicose di fango colore come d’una ruggine del sangue, infida a chi, tra l’incrocio fitto del miagolio delle pallottole, l’attraversava smarrito nella notte – oggi il rigoglio dei fogliami la riveste. E’ incredibile, oggi il Carso appare quasi ridente. Pensavo: ecco, il Carso non è più un inferno, è il verde della speranza; ecco, pensavo, si fa sede pacifica di poesia, invita a raccolta chi si propone di diffondere poesia, cioè fede ed amore”.
 
L’ispirazione alla realizzazione del Parco nasce anche dalle alte considerazioni del poeta attorno al “suo “ Carso non più inferno. E dalla sua confessione, a pochi mesi dalla morte: “Sono un uomo della speranza, un servitore della speranza, un soldato della speranza”.
 
Il Parco Ungaretti è liberamente aperto al pubblico.
© Riproduzione riservata

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Altri commenti
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renzo marrucci

Una sorta di parco della poesia a castelnuovo in sagrado... molto interessante ... idea civile e bella...


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