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MERCATI

Riqualificazione: per un architetto su tre è il settore del futuro

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Presidente Cnappc: ‘occorre un progetto di rigenerazione urbana’

Vedi Aggiornamento del 19/06/2012
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06/06/2011 - Gli architetti iscritti all’Ordine professionale sono oggi quasi 145 mila: più di due ogni mille abitanti, il numero maggiore tra tutti i Paesi europei, dove, in media, il numero di architetti si aggira intorno a 1 ogni mille abitanti. Complessivamente rappresentano il 30% del totale degli architetti europei; sono, per numero, la quinta categoria professionale italiana dopo medici, infermieri, ingegneri e avvocati.
 
Sono questi alcuni dei dati della ricerca “Lo Stato della professione dell’Architetto in Italia: i temi, la crisi, la riconfigurazione” realizzata dall’Osservatorio Consiglio nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (Cnappc) - Cresme.
 
Secondo la ricerca, circa il 40% degli architetti italiani ha meno di quarant’anni e sono le donne a rappresentare sempre più la professione: nel 2010, infatti, la quota di professionisti donna tra gli architetti è arrivata a superare il 40%, un dato superiore alla media europea (intorno al 30%) e particolarmente significativo se paragonato alle altre professioni tecniche del nostro Paese.
 
Significativa è anche la differenza tra reddito professionale medio - tra gli architetti - di uomini e donne che arriva all’80% in favore dei primi. Nel complesso, il fatturato medio annuo degli architetti è pari a circa 37 mila euro con una contrazione, a causa della crisi economica, pari al 16-17%; gli architetti con meno di trent’anni hanno un fatturato medio inferiore del 71% rispetto al totale, mentre in Europa la discrepanza è di circa il 43%.
 
Vistosi gli effetti della crisi su tempi di pagamento e insolvenze. Nel 2010 per un quarto degli architetti l’insoluto ha superato il 20% del giro d’affari complessivo (nel 2008 solo l’11,4% del campione affermava che superava il 20%). I tempi di pagamento, inoltre, si allungano: gli enti pubblici passano da una media di 100 giorni del 2008 a 140 del 2010; le imprese da 63 giorni a 119; le famiglie da 46 a 81 giorni, gli altri professionisti da 39 a 68 giorni.
 
Per quanto riguarda l’inserimento nel mondo del lavoro dei giovani professionisti, oltre al divario retributivo tra maschi e femmine, significativo è l’evidente inasprimento delle condizioni del mercato del lavoro negli ultimi anni: ad un anno dal conseguimento del titolo di laurea specialistica, ad esempio, il tasso di disoccupazione tra 2008 e 2010 è passato dal 7,4 al 16,1%. Vanno sicuramente meglio le cose dopo cinque anni dal conseguimento del titolo. Il reddito netto cresce in media del 46%, mentre il tasso di disoccupazione, pur raddoppiato tra 2008 e 2010 (da 2,5 al 4,8%), si mantiene decisamente più basso delle medie nazionali che si attestano all’11,9% nel 2010 per la classe di età tra 25 e 34 anni (6,6% nella classe successiva 35-44 anni).
 
A determinare questi andamenti ed ovviamente ad influire sulla contrazione del fatturato contribuisce il crollo verticale del mercato della progettazione di nuove costruzioni residenziali, dei mercati della nuova produzione non residenziale e del settore delle opere pubbliche: nel 2010 il 67% degli architetti indica un calo dell’attività (era il 72% nel 2009), con riduzioni annue del fatturato nel settore, per la metà degli architetti, superiori al 25%.
 
Segnali più confortanti, invece, arrivano dalla riqualificazione, settore che nei prossimi anni è destinato a caratterizzare tutto il mercato delle costruzioni nazionale che il 30,7% degli architetti vede in crescita. Prospettive migliori sono individuate dagli stessi architetti anche nei settori tecnologici: processi innovativi nelle tecnologie edilizie, nei materiali, nell’informatizzazione della progettazione e, soprattutto, nelle energy-techonology.
 
 “Lo stato di crisi del mercato e del lavoro per gli architetti - sottolinea Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio Nazionale -  è, indubbiamente, grave. La strada per porvi rimedio e per offrire, allo stesso tempo, progetti utili allo sviluppo del Paese e alla salvaguardia dell’ambiente urbano e rurale è quella di realizzare un progetto di  rigenerazione urbana strettamente legata agli standard ambientali. Partendo dai dati oggettivi dello stato di degenerazione del patrimonio edilizio italiano e dalla richiesta di innalzamento della qualità dell’habitat da parte dei cittadini, occorre mettere in atto azioni immediate, utilizzando gli strumenti  normativi e le disponibilità finanziarie private esistenti, e realizzando un’alleanza forte tra tutti gli attori della filiera delle costruzioni, e tra questi e la società civile.”
 
“Dalla ricerca emerge in tutta la sua gravità - sottolinea ancora -  lo stato di emarginazione giovanile e femminile degli architetti italiani, in quanto soggetti che più hanno sofferto dell’impatto della crisi. Il Consiglio Nazionale sta già affrontando con iniziative politiche, deontologiche il tema della  condizione lavorativa ed economica di giovani e donne che rappresentano una riserva di idee e di capacità su cui costruire il futuro dell’architettura italiana. Per questo - tra gli interventi che stiamo realizzando - abbiamo pronta la proposta di legge per l’istituzione delle Società di Architettura; promuoveremo le reti interdisciplinari e transfrontaliere con apposite iniziative, ma pretendiamo anche, a fronte di un processo di modernizzazione e autoriforma, che lo Stato sostenga con apposite politiche fiscali la creazione di nuovi studi, gli investimenti in tecnologia e ricerca, la creazione di organismi professionali pluridisciplinari”.
 
Secondo Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme, “la crisi del mercato penalizza pesantemente l’attività professionale dell’architetto, e soprattutto le fasce più giovani della professione, basti pensare alla crescita dell’insoluto, ai tempi lunghissimi di pagamento,  o al crollo delle nuove costruzioni. È una crisi che non trova quasi nessuna forma di sostegno sociale. Allo stesso tempo, però, la ricerca evidenzia importanti  dinamiche di riconfigurazione della domanda che portano l’innovazione a giocare una partita nuova nello scenario della professione.
 
Energy technology,  partenariato pubblico e privato, facility magement, building information modeling, sono processi in grado di ridisegnare il modello di offerta nel settore delle costruzioni del nostro paese, che stanno cercando un figura di riferimento. La crisi può essere una spinta importante per un processo di rilancio della figura professionale dell’architetto come depositario del know how e traduttore del processo di innovazione”.
 
 
Fonte: Ufficio stampa Cnappc
© Riproduzione riservata

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Ale

Essere un giovane architetto in questa Italia è veramente duro!! Sei sfruttato dagli studi professionali che per pochi euro pretendono che tu abbia abilità informatiche elevate e le metta a loro disposizione quasi a gratis!! se non ti tocca discutere per avere il tuo!! Lavorare autonomamente, da qualche soddisfazione, ma il lavoro è poco... Nessuno (per esperienza personale) vuole trasmetterti nulla, rimangono tutti arroccati con il loro sapere, Mi chiedo a volte se ne valga veramente dopo tutti questi anni di fatica e studio? Ma amo questo lavoro che posso farci?


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