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RISPARMIO ENERGETICO

Risparmio energetico, l’Ue prepara una nuova Direttiva

di Paola Mammarella

Europa in ritardo sul taglio ai consumi entro il 2020, necessaria un’inversione di tendenza e misure vincolanti

Vedi Aggiornamento del 01/02/2012
Commenti 9746
24/06/2011 – L’Europa non è a buon punto nella riduzione del 20% dei consumi energetici entro il 2020. Lo ha affermato nei giorni scorsi la Commissione Europea, che dopo aver valutato positivamente i progressi nel taglio delle emissioni di gas serra e nell’incremento di produzione energetica da fonti rinnovabili, pensa a una nuova direttiva sull’efficienza.
 
Secondo la Commissione, senza un’inversione di tendenza nel campo dei consumi di energia, sarebbe impossibile raggiungere in pieno gli obiettivi del 20-20-20. Il ritardo, però, potrebbe essere colmato con una serie di misure vincolanti, da adottare dopo ulteriori verifiche da condurre entro il 2014.
 
Al momento, infatti, la proposta della Commissione Europea contiene misure non vincolanti, che prevedono una serie di incentivi a favore di privati e imprese. I risultati delle nuove azioni dovrebbero essere valutati nel 2014 dalla Commissione Europea. Nel caso in cui fosse necessaria un’ulteriore accelerazione, verrebbe formulata una proposta per fissare obiettivi nazionali vincolanti.
 
Cosa prevede la proposta
Secondo Bruxelles, tutti i Paesi membri dovrebbero avere l’obbligo di elaborare piani per il risparmio energetico. In quest’ottica, i fornitori dovrebbero incoraggiare i clienti a diventare più efficienti, riducendo le vendite annue dell’1,5%.
 
Allo stesso tempo, i proprietari di immobili potrebbero essere incentivati a migliorarne l’efficienza agendo sull’impianto, installando doppi vetri o isolando il tetto. Ai consumatori verrebbero date informazioni gratuite sui loro consumi in modo da poter migliorare l’efficienza col cambiamento delle abitudini.
 
Ai Governi è invece chiesto di proporre metodi alternativi, come programmi di finanziamento e accordi volontari con i fornitori, ma anche di ridurre del 3% all’anno i consumi degli edifici pubblici, di tenere conto dell’efficienza energetica nell’acquisto di beni e servizi e di controllare l’efficienza delle nuove centrali, promuovendo il recupero del calore residuo.
 
Le grandi imprese, infine, dovrebbero sottoporsi ad audit energetici per individuare nuovi metodi di riduzione dei consumi. Lo stesso potrebbe essere fatto dalle piccole imprese grazie all’erogazione di incentivi.
 
L’efficienza energetica dovrebbe poi essere presa in considerazione anche dagli organismi nazionali dell’energia in fase di approvazione degli oneri di rete.
 

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Altri commenti
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diego sartorello

le 'riflessioni logiche' sono sempre auspicate.Tuttavia quella di Andrea Mostardini dovrebbe tener conto almeno di alcuni ulteriori elementi:il70% del 40% dà 28%(non 12%);le centrali nucleari producono energia elettrica;la previsione di abbattere i consumi delle abitazioni(anche di quelle esistenti) del 70% sembra del tutto irrealistica.

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Emanuele Mezzasalma

Il problema è come, in quanto tempo e con quanto denaro possiamo abbattere il 70% dei consumi energetici indotti dall'edilizia visto che, come già detto, il patrimonio edilizio nazionale è obsoleto. Una soluzione potrebbe essere la demolizione degli edifici obsoleti soppiantandoli con costruzioni energeticamente efficienti. A spese di chi? Rimarrebbe il problema dei centri storici, in Italia ne abbiamo giusto qualcuno! La verità è che pagheremo bollette sempre più care, invero le più care d'Europa, e ci rimarrà ben poco da investire per altro. Fatevi le vostre riflessioni! Saluti

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Andrea Mostardini

Attualmente l'energia consumata in Italia dagli edifici è pari al 40% del consumo totale . Con l'efficienza energetica possiamo abbattere i consumi fino al 70% . Il 70% del 40% fa il 12% sul totale . Quindi considerando che le centrali nucleari in Italia avrebbero prodotto il 12,5% del fabbisogno energetico nazionale fatevi le vostre riflessioni ! Saluti

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Emanuele Mezzasalma

L'Italia ormai ha scelto. Non sono un esperto di nucleare ma mi ritengo un attento osservatore. Si lodano spesso, per varie ragioni, i sistemi francese e tedesco. La Germania è una potenza mondiale, dista da noi qualche chilometro. Quando si parla d nucleare, improvvisamente, questi Paesi europei diventano popolati da cerebrolesi e idioti. La Germania ha favorito e finanziato sistemi per lo sfruttamento energetico di fonti rinnovabili da molti decenni, considerando questo fattore strategico per la propria crescita. Io, sommessamente, credo che senza la possibilità di avere energia a buon mercato, questo non sarebbe stato possibile. Senza il nucleare tedesco, non sarebbe stato possibile. Si, probabilmente le centrali nucleari hanno qualche possibilità di causare dei danni, sono costruite e gestite dall'uomo, qualche errore sarà, forse, possibile. C'è il problema delle scorie, dove le mettiamo? Strano che le grandi potenze del globo non abbiano pensato a queste possibilità. Dobbiamo scegliere, l'uomo inquina il pianeta, presto supereremo i sette miliardi di abitanti: facciamo un referendum? Forse sarà possibile conservare il nostro tenore di vita senza il nucleare e senza idrocarburi. Speriamo!

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Norman

Si alle fonti rinnovabili ma senza l'apporto del l'energia nucleare NON si va da nessuna parte. Ricordatevelo. Norman

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Emanuele Mezzasalma

L'ACE da solo non è sufficiente. Perché vi sia una sensibilizzazione dell'opinione pubblica occorre ben altro! Certo, si è tutti pronti a rinunciare al nucleare, si è tutti d'accordo con chi preannuncia catastrofi immani dovuti all'eccessiva antropizzazione del globo. Quando si tratta,però, di migliorare l'efficienza energetica del proprio condominio o della propria casa, le cose, chissà com'è, cambiano. Il 40-50% dell'energia prodotta, e anche dell'inquinamento procurato, ha come protagonista l'edilizia e il suo indotto. Si potrebbero tassare gli edifici meno prestanti, oppure renderli invendibili al di sotto di una certa classe energetica, ancora, riconoscere delle aliquote di svalutazione del valore per classe energetica di appartenenza. Tutto ciò obbligherebbe i proprietari ad uniformarsi, in tempi rapidi, alle nuove esigenze del pianeta. Posto che i nuovi edifici siano già a norma, la quasi totalità del patrimonio edilizio italiano è vetusto o obsoleto. Il rinnovamento forzato, inoltre, porterebbe lavoro nel comparto. Siamo però in una sfavorevole congiuntura economica e, le sopra citate possibili soluzioni, apparirebbero nuove, e insopportabili, tasse a danno dei meno abbienti. Dunque, che fare? Inoltre, si preannunciano bollette energetiche sempre più elevate e le famiglie sono oberate. L'Italia sarà senz'altro sanzionata, a meno di qualche magia politica.

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Fabio

D'accordo con l'articolo e con il commento di Claudia, vorrei sottolineare che le sedi degli Enti pubblici ed i grandi condomini delle grandi città (ma anche nelle piccole), sono il vero problema in quanto sono gli edifici più energivori dove manca la volontà di prendere in considerazione ogni forma di risparmio energetico; poi vengono le industrie e tutto il resto. Speriamo in una politica di incentivazione migliore.

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claudia

D'accordo con quello che si è scritto nell'articolo , misure più restrittive subito ! Però come si fà in un paese come l'Italia che da una parte non rinnova le detrazioni del 55% IRPEF e dall'altra stà ammazzando un intero settore quello del mercoto del fotovoltaico ??


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