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NORMATIVA

Manovra, quanto davvero rischiano i bonus su casa e ristrutturazioni

Commenti 24890

Un’analisi dei possibili tagli alle detrazioni 36%, 55% e affitti se entro il 2013 il Governo non varerà la riforma fiscale

Vedi Aggiornamento del 12/10/2012
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27/07/2011 - Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, è ormai in vigore la Legge 111/2011 di conversione della Manovra finanziaria (DL 98/2011).

L’art. 40, comma 1-ter della Legge 111/2011 prevede la riduzione di moltissime agevolazioni fiscali (Allegato C-bis), alcune delle quali riguardano gli immobili: in primis le detrazioni fiscali del 36% sulla ristrutturazione del patrimonio edilizio e del 55% per gli interventi di riqualificazione energetica, che potrebbero subire tagli del 5% nel 2013 e del 20% a partire dal 2014.
 
Per comprendere quali sono i rischi reali per il cittadini interessati a queste forme di agevolazione fiscali è necessario fare chiarezza su alcuni passaggi.
 
Il primo punto fondamentale e che i tagli si applicheranno solo se entro il 30 settembre 2013 il Governo non riuscirà a varare una solida riforma fiscale capace di produrre un risparmio per lo Stato di almeno 4 miliardi di euro per il 2013 e di 20 miliardi di euro annui a decorrere dal 2014 (art. 40, comma 1-quater). I tagli sono stati infatti introdotti in manovra solo come ipotesi “paracadute” nel caso in cui il Governo non riuscisse entro il 2013 a recuperare con i risparmi sulla spesa le stesse somme.
 
Il secondo punto riguarda la retroattività con cui verrebbero applicati i tagli. Nell’ipotesi di scure fiscale, non è ancora chiaro se il taglio dei bonus è da intendersi come una riduzione di nuove forme di incentivo emanate a partire dal 2013 (ad esempio su una proroga delle detrazioni del 55% e 36% in scadenza rispettivamente a fine 2011 e fine 2012) oppure come mancata restituzione sulle tasse per tutti i contribuenti attualmente in regime di godimento delle detrazioni.
 
Nel primo caso, si delineerebbe una semplice diminuzione della efficacia delle agevolazioni. Il 36% scenderebbe al 34% per il 2013 e a poco meno del 29% dal 2014, mentre il 55% sulla riqualificazione energetica si ridurrebbe al 52% nel 2013 e al 44% dal 2014.  

Nella seconda ipotesi, ben più invasiva, si ridurrebbero invece le quote che lo Stato sta rimborsando a tutti i contribuenti per lavori effettuati negli scorsi anni.
 
Considerando che i tagli previsti sarebbero del 5% nel 2013 e del 20% nel 2014, possiamo calcolare gli impatti economici delle due ipotesi e provare a delineare i due scenari - il primo non retroattivo e il secondo retroattivo - immaginati dal Ministero con la Manovra.

Secondo i dati dell’Enea, nei primi 4 anni di vigenza del bonus 55% (2007-2010), sono stati realizzati interventi per 11,1 miliardi di euro, sui quali i contribuenti stanno recuperando - in 5 anni - un totale di 6,1 miliardi di euro (il 55% di 11,1 miliardi) (leggi tutto). Se a questa cifra si aggiunge la spesa a carico dello Stato per i lavori realizzati nel 2011 e detraibili in 10 anni, stimabile intorno a 1 miliardo e 700 milioni, si arriva ad un totale di 7,6 miliardi di euro.
 
La riduzione del bonus del 55%, che riguarda oltre 756.000 cittadini, restituirebbe circa 1.455 euro in meno a testa, per un risparmio in favore dello Stato di oltre 1 miliardo e 100 milioni di euro. In questo scenario il taglio sulla detrazione del 36%, che interessa 4 milioni 780mila contribuenti, farebbe risparmiare allo Stato quasi 2 miliardi di euro e restituirebbe in media 410,5 euro in meno per ogni contribuente. 
 
Dal momento che queste somme si avvicinano alla stima di rientro economico in bilancio, sembrerebbe  più plausibile - ma resta comunque una ipotesi - l'applicazione retroattiva dei tagli.

Benefici fiscali a rischio sulla casa 
Il taglio trasversale arriverebbe a colpire anche la deduzione della rendita catastale della prima casa. Oggi la deduzione è integrale, quindi la rendita non concorre a formare l’imponibile Irpef; dal 2014 potrebbe diventare deducibile l’80% del totale. Il taglio sarebbe di circa 127 euro pro-capite che, moltiplicato per i 24milioni e 200mila contribuenti interessati, si tradurrebbe in oltre 3 miliardi di euro che restano nelle casse dello Stato.
 
Il taglio riguarderebbe anche la detrazione sull’affitto della prima casa (che interessa 730mila persone); anche i proprietari che affittano immobili (circa 3,5 milioni di contribuenti) si vedrebbero ridurre la deduzione forfettaria del 15% sui redditi da locazione e aumentare dal 21 al 25,2% la cedolare secca sugli affitti.
 
Infine, per chi ha un mutuo per la costruzione o l’acquisto della prima casa (oltre 4 milioni di contribuenti) si ridurrebbe la detrazione del 19% sugli interessi passivi e gli oneri accessori e sui compensi pagati agli agenti immobiliari.
 
Le riduzioni nel complesso riguarderebbero non solo la casa ma anche la famiglia, il lavoro e le pensioni, le erogazioni liberali e il terzo settore, e altre agevolazioni per persone fisiche e imprese.

© Riproduzione riservata

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Altri commenti
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Danilo

La mia è una risata sarcastica e autoironica. Mi chiedo come è possibile che gli italiani si siano fatti prendere per il naso da questi babbei.

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L.M.

C'è poco da ridere. Bisognerebbe che il popolo riprendesse il compito che gli appartiene e che i politici imparassero a temere il popolo. Sono li perchè li lasciamo noi e perchè li abbiamo votati noi. Ed intanto raccontano balle a tutta birra, facendo tutto l'opposto, come tutti i governi che ci sono stati negli ultimi 50 anni.

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f.c.

purtroppo non è da ridere....

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Danilo

"Il governo non metterà le mani nelle tasche dei cittadini" Ah ah ah ah ah Ah ah ah ah ah "Il governo rilancerà lo sviliuppo del paese" Ah ah ah ah ah Ah ah ah ah ah "Più semplificazione meno burocrazia" Ah ah ah ah ah (agitando le gambe all'aria) Ah ah ah ah ah.


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