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Professioni, il Cnappc diffida il Governo dal fare riforme senza confrontarsi con gli Ordini

Professioni, il Cnappc diffida il Governo dal fare riforme senza confrontarsi con gli Ordini

Due lettere a Ministri e Parlamento: ‘il fine del Governo è snaturare le professioni’, ‘idee e matite restino libere da logiche economiche’

Vedi Aggiornamento del 03/10/2011
di Rossella Calabrese
Vedi Aggiornamento del 03/10/2011
06/07/2011 - “Un immediato tavolo di confronto con il Governo” per “collaborare alla riforma degli istituti normativi che regolano le attività professionali sulla base dei progetti già in passato proposti”. 

Lo chiede il Consiglio Nazionale degli architetti, Pianificatori, paesaggisti e Conservatori (Cnappc) in una lettera inviata ieri 5 luglio al Presidente del Consiglio, al Ministro della Giustizia e a tutto il Governo, a seguito della pubblicazione sulla stampa di una bozza di riforma delle professioni nonché delle dichiarazioni del Sottosegretario all’Economia Luigi Casero secondo il  quale il Governo intenderebbe procedere, in poche settimane, ad una liberalizzazione indiscriminata delle professioni.
 
La bozza di riforma è quella circolata in questi giorni, che delega il Governo ad adottare, entro un anno dall’entrata in vigore della legge, uno o più decreti per vietare tariffe fisse o minime, impedire agli Ordini di vietare la pubblicità delle attività professionali per motivi di correttezza e decoro professionale, consentire la costituzione di società professionali di capitali, consentire lo svolgimento del praticantato durante il periodo di studi.
 
Nella lettera del 5 luglio il Cnappc “diffida il Governo dal procedere a riforme strutturali sugli ordinamenti professionali mediante strumenti legislativi inadeguati, fuori dai luoghi istituzionali competenti quali il Ministero della Giustizia e le Commissioni Giustizia della Camera e del Senato e, comunque, senza confrontarsi con le istituzioni dello Stato che rappresentano le libere professioni”.
 
Fitta corrispondenza questa settimana tra Cnappc e Governo sul tema della riforma: lunedì 4 luglio il Cnappc ha inviato una lunga lettera ai membri del Governo ed ai capigruppo di Camera e Senato, un vero e proprio Manifesto degli Architetti, nel quale sostiene che “la bozza di legge delega sulla ‘liberalizzazione’ delle professioni del Governo di Silvio Berlusconi, così come le passate azioni e le odierne ripetute affermazioni del leader dell’opposizione Pierluigi Bersani e gli appelli del Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, conducono tutte ad uno stesso esito: lo snaturamento delle libere professioni”.
 
Secondo il Cnappc, “l’obiettivo non sono gli Ordini che, pur con i limiti umani delle persone che li rappresentano, sono eletti democraticamente, forniscono un servizio a tutta la comunità a spese dei propri iscritti, sono istituzioni dello Stato che operano al di fuori di quelle logiche di partito che tanto danno stanno facendo al Paese. L’obiettivo sono i nostri mestieri, mestieri liberi, intellettuali, radicati nella storia e nel reale, capaci di darci il pane mentre adempiamo un servizio utile ai cittadini”.
 
Una difesa a tutto campo dei professionisti che arriva all’indomani di un altro caso di ‘articolo fantasma’ che appare e poi scompare dal disegno di legge della Manovra, come è accaduto per il taglio degli incentivi alle rinnovabili (leggi tutto).
 
Nel caso delle professioni, l’articolo è quello comparso in una delle bozze circolate nei giorni precedenti il Consiglio dei Ministri del 30 giugno, che prevedeva l’abolizione di tutte le “indebite restrizioni” all’accesso e all’esercizio delle professioni tranne che per architetti, ingegneri, avvocati, farmacisti e autotrasportatori. Dal testo approvato in CdM, l’articolo in questione (che comunque non riguardava gli architetti) è stato stralciato, ma è stata avanzata l’ipotesi di un disegno di legge per la riforma delle professioni, riguardante tutte le professioni regolamentate, collegato alla Manovra.
 
Tornando alla lettera del Cnappc del 4 luglio, gli architetti sostengono che “il progetto del mondo politico italiano non è investire nelle idee, nel talento e nelle capacità tecniche degli architetti italiani o delle altre professioni intellettuali: da oltre quindici anni la nostra classe politica, senza alcuna conoscenza della realtà del nostro mestiere e presa da un cieco furore ideologico o strumentale pervicacia, agisce con iniziative che danneggiano i cittadini e l’habitat”.
 
“Per fare la Riforma - sottolinea il Consiglio Nazionale -  bisogna rendere il mercato realmente aperto all’affermazione del merito, smontando tutte le norme che mediante i valori di fatturato o le misure della quantità del lavoro svolto impediscono ai giovani talenti di affermarsi; rendere possibili le società interprofessionali, composte da iscritti agli Albi e l’attivazione di reti professionali italiane ed estere. Incentivare la ricerca e l’innovazione negli Studi, promuoverli sui mercati internazionali. Riaffermare e sostenere il ruolo dell’etica professionale, unico principio di civiltà capace di regolare il mercato”.
 
“Gli architetti italiani - conclude la lettera -  vogliono mantenere le loro idee e le loro matite libere dai condizionamenti di un sistema, come quello che ci vogliono imporre, basato esclusivamente sul conseguimento del risultato economico: vogliamo continuare a credere che possiamo predisporre progetti che faranno vivere un po’ meglio le persone e contribuiranno al benessere dell’Italia, anche se ciò non rientra nei programmi di un responsabile finanziario aziendale”.
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