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NORMATIVA

Professioni, pressing sul Governo per la riforma

di Rossella Calabrese
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Le professioni tecniche e le Casse di previdenza chiedono un tavolo per la nuova legge

Vedi Aggiornamento del 08/09/2011
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11/07/2011 - I rappresentanti dei Consigli Nazionali delle professioni tecniche e delle Casse di previdenza chiedono alla classe politica italiana di sedersi attorno a un tavolo per elaborare insieme un progetto sulle libere professioni.
 
Lo fanno con un Documento congiunto del 6 luglio scorso, firmato dai Consigli Nazionali di architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, ingegneri, dottori agronomi e forestali, geologi, geometri, chimici, periti industriali, e dalle Casse di previdenza di ingegneri e architetti, geometri, periti industriali e pluricategoriale.
 
“In due decenni - scrivono i professionisti - il dibattito si è consumato inutilmente su pregiudizi ideologici, contrapposizioni tutte interne alla classe politica, ignoranza della realtà quotidiana dei nostri mestieri: l’assenza di visione da parte dei Governi sul ruolo fondamentale delle professioni ha dimostrato tutta la sua gravità nel momento della crisi; il danno è stato grave per i professionisti ma soprattutto per la crescita italiana”.
 
Nonostante l’inerzia della politica, le professioni rivendicano di aver avviato da tempo un processo di modernizzazione e adattamento al mercato globale, impegnando le proprie risorse intellettuali, tecniche ed economiche per contribuire allo sviluppo sostenibile dell’Italia, in assenza di norme adeguate, e oggi chiedono con forza l’avvio di una riforma condivisa, fondata su due principi fondamentali: la deontologia professionale e l’utilità sociale dei loro mestieri.
 
La richiesta di aggiornare le norme ordinamentali - spiegano - va avanti da anni con proposte di riforma serie e adeguate, “che ogni Governo sembra condividere salvo poi riavviare un processo incapace di arrivare in fondo”. “Se finalmente è arrivato il momento - affermano i professionisti -, deve essere chiaro che tali norme devono essere finalizzate innanzitutto alla difesa dei cittadini e dell’ambiente, adeguate a principi di concorrenza basati sul merito e non sulle capacità economiche, utili ad uno sviluppo sostenibile del Paese”.
 
“Noi siamo pronti - si legge ancora nel Documento - all’innovazione tecnologica, alla collaborazione interdisciplinare, a nuove forme di organizzazione del lavoro e promozione della qualità italiana nel mondo; noi siamo pronti a fare sistema con il mondo produttivo per la competitività del Paese; noi crediamo che le nuove generazioni di professionisti abbiano in mano il futuro; noi continuiamo il nostro impegno diretto per la crescita del Paese attraverso il dialogo di architetture ed infrastrutture, ambientalmente sostenibili, tutelando il territorio: tutto ciò è possibile ma con noi, non contro di noi”.
 
Gli stessi concetti sono stati espressi dal Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori nel Manifesto degli Architetti inviato il 4 luglio scorso ai membri del Governo ed ai capigruppo di Camera e Senato. In quel documento il Cnappc ha accusato il Governo di voler snaturare le libere professioni con la bozza di legge delega sulla ‘liberalizzazione’ e ha chiesto una riforma basata sull’etica professionale e sul merito e che lasci idee e matite libere da logiche economiche (leggi tutto).
  
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