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NORMATIVA

Professioni, la Manovra bis apre alla libera concorrenza

di Rossella Calabrese
Commenti 36665

Gli Ordini tecnici condividono le misure di liberalizzazione contenute nel provvedimento

Vedi Aggiornamento del 11/06/2012
Commenti 36665
30/08/2011 - Libera concorrenza, presenza diffusa dei professionisti su tutto il territorio nazionale, pluralità di offerta, ampia informazione sui servizi. Sono questi i principi della liberalizzazione delle professioni delineata dalla Manovra Bis (DL 138/2011) in corso di conversione al Senato.
 
Le novità
Il testo non mette in discussione l’esame di Stato per l’accesso alle professioni regolamentate, ma prevede che gli ordinamenti professionali recepiscano, entro un anno dall’entrata in vigore del DL, i seguenti principi:
a) accesso libero alla professione ed esercizio fondato sull’autonomia del professionista; limitazioni numeriche sono consentite solo per ragioni di interesse pubblico;
b) obbligo di formazione continua per i professionisti;
c) tirocinio retribuito, di durata non superiore a tre anni, da potersi svolgere anche durante il corso di laurea;
d) definizione del compenso spettante al professionista all’atto del conferimento dell’incarico, prendendo come riferimento le tariffe professionali, anche in deroga alle tariffe stesse;
e) assicurazione professionale obbligatoria;
f) istituzione di organi a livello territoriale, diversi da quelli amministrativi, che si occupino delle questioni disciplinari, e di un organo nazionale di disciplina;
g) pubblicità informativa libera su attività professionale, specializzazioni e titoli posseduti, struttura dello studio e compensi delle prestazioni.
 
I commenti delle organizzazioni professionali
Pur convinta dell’inderogabile necessità di una riforma delle professioni, Federarchitetti ritiene che il punto non sia la presenza o meno degli Ordini Professionali, ma sia necessario modificare le attuali norme, per  trasformare le competenze degli stessi Ordini. Federarchitetti propone di abolire gli Ordini periferici mantenendo un solo Ordine per Regione. Leggi le altre proposte
 
Per il Consiglio Nazionale dei Geologi, le novità introdotte dal DL 138 “conferiscono dignità e competenza al sistema ordinistico italiano. Deontologia e ruolo sociale sono i due pilastri sui quali si basa l’attività di un ordine professionale”. E auspica un tavolo tecnico con il Ministero della Giustizia per una riforma definitiva e condivisa delle professioni ordinistiche.
 
Il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori condivide le linee generali della proposta di riforma elaborata dal Governo ma auspica un approfondimento “affinchè gli Ordini  possano svolgere le necessarie funzioni di authority e certificare al posto dello Stato, per permettere la semplificazione amministrativa necessaria allo sviluppo”.
 
In un comunicato congiunto, i presidenti dei Consigli nazionali di architetti, chimici, dottori agronomi e dottori forestali, geologi, geometri, ingegneri, periti agrari, periti industriali e tecnologi alimentari esprimono una valutazione positiva del provvedimento che “va finalmente verso una vera modernizzazione del comparto ordinistico”. Per i Consigli nazionali, il provvedimento introduce “un riordino complessivo della materia, dando un impulso concreto di ammodernamento al sistema Paese, finalizzato allo sviluppo e al superamento della crisi economica. Tutto attraverso il principio di responsabilità”. L’accoglimento di tale principio - prosegue la nota - è stata confermato nel confronto tra i vertici delle categorie tecniche che hanno ribadito il loro impegno comune per gestire nel miglior modo e soprattutto in via unitaria il sistema dei nuovi ordinamenti.
 
Il provvedimento è “una grande opportunità per riscrivere i fondamenti di un nuovo modo di concepire la professione”. Lo afferma il Consiglio Nazionale degli Ingegneri condividendo i principi contenuti nell'art. 3 comma 5 del DL 138/2011. Il CNI formulerà una proposta organica di riforma dell'ordinamento, che avrà l'ambizione di apportare ulteriori elementi di novità, oltre quelli già enunciati dal citato decreto.
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Altri commenti
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Giuseppe

probabilmente chie scrive quel mucchio di frescacce è gente che ha poca esperienza con il mondo del lavoro : si è visto e lo si continua a vedere nel settore delle costruzioni. Gare ribassate all'inverosimile dalla committente sull'appaltatore che poi scarica sui lavoratori con contratti capestro e " segando " sia la qualità dei materiali che la sicurezza. Certificazioni ed altro è solo carta stampata che non vuol dire nulla se non parare il " culo ". LA riduzione delle tariffe che per inciso già prevede uno sconto per gli enti pubblici, permetterà ai soliti di lavorare perchè inseriti in un contesto organico e ramificato di diciamo " amicizie" mentre gli altri si scanneranno per poche centinaia di euro o faranno " comunella " con la ditta o faranno o meglio " non faranno " altro che " tanto è così". Ed è solo una porcata compreso il decreto Bersani che non è servito a nulla... ma questo non si ha il coraggio di dirlo, una emerita porcata ( magari con buone intenzioni) ma in realtà non è servito a nulla : la qualità si paga , la professionalità si paga , la formazione si paga, l'aggiornamento si paga, i software si pagano etc etc . Quindi prima di scrivere boiate pazzesche andate a lavorare e verificare sul campo. Viceversa occorerebbero controlli e pene sicure per i tanti " professionisti " dell'incucio, delle speculazioni, delle lottizzazioni selvaggi, di chi si presta a certificare ecomostri , a progettarli con alchimie tecnico legali che di legale non hanno nulla. Non si può con fogli di carta certificare grazie a " calcoli" strutture per sopraelevazioni , sezioni di deflusso calcolate su dati falsati, e progettare su relazioni addomesticate. Sarebbe più serio colpire i professionisti " disonesti intellettualmente" che colpire chi crede nella professione. Un po come / e di colleghi ne abbiamo tanti/ chi evade le tasse: piuttosto che cercare gli evasori si incentiva ad evadere. Giuseppe

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Danilo

Questa è libera professione. La scelta di quali corsi seguire, di quali compensi applicare, se avere un'assicurazione o no è una pura scelta del professionista in accordo con il cliente e nessuno ci deve mettere il becco, nemmeno gli ordini. Mi chiedo a chi sarà affidata la scelta dei temi su cui fare gli aggionamenti. Nel mondo oggi in ogni settore ci sono migliaia di scoperte tecnologiche e scientifiche, con quali criteri gli ordini sceglieranno a quali corsi il professionista è obbligato ad iscriversi? E se quel corso non serve a niente, chi gli rimborsa il tempo e il denaro perso? Questo stato è corporativista contro i liberi professionisti, per cui è anticostituzionale. Liberi professionisti facciamo sentire la nostra voce.

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Danilo

si è possibile aprire un numero illimitato di studi notarili, di studi dentistici, ingegneristici, architettonici ecc.....ma chi deve decidere quanti studi aprire? 100, 250 50000 ? E chi decide chi lavora e chi non può?

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Danilo

E questa sarebbe la riforma liberale? Limitazione numerica per interesse pubblico? Obbligo di formazione? Obbligo di assicurazione professionale? Altri costi altri soldi ancora vincoli e balzelli per far fuori i piccoli studi a discapito dei grossi che sono amici di chi sta a questo governo.


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