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PROFESSIONE

Riforma professioni, gli ingegneri promuovono la Manovra bis

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Ultima giornata di lavori al 56° Congresso Nazionale in corso a Bari

Vedi Aggiornamento del 19/10/2011
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09/09/2011 - “Per la parte che ci riguarda, la Manovra va nella direzione della modernizzazione e ci avvicina ai Paesi più avanzati”.
 
A dirlo, nella giornata conclusiva del Congresso Nazionale degli Ingegneri, è Romeo La Pietra, presidente del Centro Studi del CNI, secondo cui, respinte le istanze di liberalizzazione degli ordini professionali (“Liberalizzare sì, ma no alle deregolamentazioni”), il DL 138/2011, approvato dal Senato e passato ora all’esame della Camera, “accoglie quasi tutte le proposte che avevamo avanzato già due anni fa”.
 
“Esistono settori di attività in cui non tutto può essere fatto da tutti - precisa La Pietra nella relazione d’apertura della quarta sessione del Congresso, dedicata appunto alla riforma della professione - il nostro Ordine è già libero e liberalizzato sotto tutti i profili”.
 
Tra le linee guida dell’articolo 3, comma V, del DL 138/2011, oggetto di confronto nel corso della successiva tavola rotonda, intitolata “Tra tutela del cittadino e sviluppo del Paese” e moderata dal direttore responsabile di Telenorba, Vincenzo Magistà, la riforma del tirocinio, l’obbligo di formazione continua e della copertura assicurativa, il ripristino delle tariffe professionali vincolanti, la distinzione tra organi disciplinari e amministrativi, la liberalizzazione delle pubblicità informative (leggi tutto).
 
Per Gianfranco Dioguardi, professore alla Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Bari, sta emergendo una nuova figura di ingegnere, quella di “un ingegnere-imprenditore, capace di guidare le organizzazioni complesse”. Antonio Dell’Aquila, preside della stessa Facoltà, si è soffermato sul tema della formazione, spiegando che “il ‘3+2’ ha fallito i suoi obiettivi, determinando un abbassamento del livello di preparazione dei nostri laureati. Urge una sua rivisitazione”.

Scettico sull’opportunità di introdurre in un decreto legge una norma sulla riforma delle professioni è invece Antonio Damascelli, consigliere del Consiglio Nazionale Forense, che sottolinea che la bozza di riforma proposta dagli avvocati è stata stravolta una volta approdata all’esame delle Commissioni parlamentari. Paola Muratorio, presidente Inarcassa, denuncia la diminuzione del volume degli affari per gli ingegneri all’indomani della liberalizzazione delle tariffe (2006, ndr).
 
Più ad ampio spettro l’intervento di Giorgio Squinzi, CEO del Gruppo Mapei, secondo il quale “la crescita è condizione necessaria ma non sufficiente per ripartire”. “Per far sì che il Paese torni a produrre ricchezza - ha aggiunto - bisogna affrontare il grave problema occupazionale e procedere a una semplificazione normativo-burocratica”.
 
Giovanni Rolando, presidente CNI, nell’esprimere apprezzamento per le parole di Squinzi, ex vicepresidente di Confindustria, rilancia l’opportunità di dar vita ad una “alleanza tra imprenditori e associazioni per lo sviluppo e la semplificazione nell’interesse del cittadini”.
 
Nutrita anche la rappresentanza istituzionale:per Vincenzo Garofalo, deputato Pdl, “la società, accanto ai costi contenuti, pretende più efficienza e migliori servizi”; Michele Emiliano, sindaco di Bari, tende la mano della politica alla categoria e auspica maggiori occasioni e forme di collaborazione (per esempio sulla riqualificazione urbana); Giacomo D’Arrigo, coordinatore ANCI Giovani, stigmatizza il Patto di Stabilità, che svilisce le possibilità di spesa dei Comuni italiani; Francesco Verbaro, consigliere giuridico del Ministro del Lavoro, nell’evidenziare l’apporto delle professioni alla crescita economica (14% PIL), mette l’accento sull’importanza della continua opera di stimolo alle istituzioni.
 
 
Fonte: Ufficio stampa Congresso Nazionale degli Ingegneri
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