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Coro di no al condono edilizio, Anci: ai Comuni non conviene

Coro di no al condono edilizio, Anci: ai Comuni non conviene

Costi per gestione pratiche e opere di urbanizzazione superiori agli incassi, per l’Ue l’Italia rischia credibilità nella lotta all’evasione

Vedi Aggiornamento del 13/12/2012
di Paola Mammarella
Vedi Aggiornamento del 13/12/2012
13/10/2011 - Mentre sono in fase di definizione i contenuti del nuovo Decreto Sviluppo, non cessano le polemiche sulle proposte di condono edilizio avanzate nei giorni scorsi. L’idea, bocciata da membri della maggioranza e fortemente criticata da Bruxelles, non reggerebbe in termini di costi-benefici.
 
Se a detta di alcuni esponenti della maggioranza una nuova sanatoria potrebbe finanziare la crescita, il coro di proteste sollevatosi dopo le dichiarazioni del Presidente del Consiglio ha suscitato una serie di critiche e smentite da parte degli stessi membri della coalizione di Governo.
 
È il caso del Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi. Intervenuto in collegamento telefonico alla trasmissione “Mattino Cinque”, ha affermato che al momento il condono non è all’ordine del giorno.
 
Negativi i riscontri anche dal vicepresidente dell’Anci Roberto Reggi, che ha bollato l’ipotesi di condono come una “istigazione a delinquere e un ulteriore attacco alle istituzioni”.
 
Ma la bocciatura supera i confini nazionali. Le proposte di condono hanno infatti incassato il parere contrario della Commissione Europea, che, come si apprende da fonti di stampa, ha sottolineato come una simile manovra rischierebbe di minare la credibilità dell’Italia nella lotta all’evasione.
 
Accantonate le considerazioni di natura etica, spiccano le valutazioni di natura economica. Da fonti di stampa e dichiarazioni dell’Anci, Associazione nazionale dei comuni italiani, emerge infatti che il condono non sarebbe “un buon affare per i Comuni”. 
 
Per il vicepresidente Reggi, i costi per gestire le pratiche e realizzare le opere di urbanizzazione sarebbero superiori a quanto gli enti locali incassano in termini di oneri pagati dai privati per ottenere la sanatoria.
 
Citando Paolo Berdini, autore di una Breve storia dell'abuso edilizio in Italia, Reggi sostiene che nel 2003, a fronte di 15 mila euro versato per il singolo abuso il Comune ne ha spesi in media almeno 100 mila per portare strade, fognature e scuole. 
 
Attacchi su più fronti, quindi, che aumentano l’attesa per il nuovo testo di decreto sviluppo in fase di studio.
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