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NORMATIVA

Sviluppo, meno tasse per chi investe in infrastrutture

di Paola Mammarella
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Mentre continua il tira e molla l’Ue rende note le opere prioritarie in Italia, manca il ponte di Messina

Vedi Aggiornamento del 27/02/2013
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21/10/2011 – Incentivi per la realizzazione e l’adeguamento delle infrastrutture. È quanto previsto non solo dalla bozza di decreto sviluppo, ma anche dalla strategia comunitaria, che nei giorni scorsi ha fatto sorgere qualche dubbio sulle priorità finanziabili.
 
Infrastrutture e Decreto Sviluppo
Lo schema del testo, su cui il Governo non sembra ancora aver trovato un accordo, incentiva il partenariato pubblico privato, prevedendo una serie di incentivi fiscali per i soggetti aggiudicatari di nuove opere, comprese in piani o programmi, approvate dalle pubbliche amministrazioni. Come la possibilità di dedurre dal reddito di impresa l’equivalente degli aumenti di capitale destinati agli investimenti infrastrutturali, con ripercussioni positive in termini di imposta sulle società.
 
Per velocizzare la realizzazione delle opere, la bozza propone anche la possibilità di deliberare lo stato d'emergenza per le infrastrutture strategiche.
 
Secondo il testo, il Governo individua le infrastrutture e gli insediamenti produttivi di interesse nazionale, che dovrebbero rientrare in un programma del Ministero delle Infrastrutture, redatto dopo aver sentito le Regioni interessate e la Conferenza Unificata. Sono previste anche modifiche al Codice Appalti per il superamento del dissenso. In caso di mancato accordo, entrerebbe infatti in gioco il Cipe, che con la partecipazione dei Presidenti delle Regioni e Province interessate, dovrebbe decidere caratteristiche tecniche, modalità di finanziamento, localizzazione di massima, costo complessivo, vincoli e termini per la realizzazione delle opere.
 
Indicazioni pratiche dall’Ue
La spinta all’ammodernamento delle infrastrutture non è sentita solo in Italia. L’Unione Europea ha infatti proposto uno stanziamento di 50 miliardi di euro, suddivisi tra miglioramento dei trasporti, collegamento alle reti energetiche e servizi digitali.
 
In particolare, i 31,7 milioni di euro stanziati per i trasporti, dovrebbero costituire un capitale di avviamento per stimolare ulteriori investimenti da parte degli Stati membri.
 
In base a quanto emerso da fonti di stampa, nei programmi prioritari per l’Italia non comparirebbe il ponte sullo stretto di Messina. Via libera invece al collegamento ferroviario tra Napoli e Palermo, Napoli-Bari e Lione-Torino, interconnessione tra i porti di Trieste, Venezia e Ravenna come parte del corridoio adriatico, adattamento dei lavori per lo sviluppo delle piattaforme multimodali tra Vienna e Ravenna, potenziamento dell’alta velocità Milano-Brescia, Brescia-Venezia-Trieste, Milano-Mantova-Venezia-Trieste, Trieste-Divaca. Previsto anche il potenziamento della ferrovia fra Genova, Milano, Novara, fino al confine con la Svizzera, e la partecipazione al corridoio Helsinki – La Valletta con i progetti Fortezza-Verona, Napoli-Bari, Napoli-Reggio Calabria, Messina-Palermo, Palermo-La Valletta.

Dichiarazioni strumentali secondo il ministro Matteoli, che ha ribadito la centralità del ponte nella programmazione nazionale tanto da ricorrere a risorse da reperire sul mercato. Sulla stessa linea il Ministro Castelli, che ha annunciato nuovi strumenti finanziari cui accedere per la realizzazione del collegamento con Messina.
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