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PROFESSIONE

Architetti e ingegneri in campo contro la crisi

di Rossella Calabrese

Il CNAPPC chiede una veloce riforma delle professioni. Dal CNI dodici proposte per lo sviluppo e la crescita del Paese

Vedi Aggiornamento del 11/09/2012

14/10/2011 - I professionisti tecnici italiani tornano a chiedere al Governo e al Parlamento di intervenire con urgenza per affrontare la crisi e mettono in campo le loro proposte per contribuire allo sviluppo e alla crescita del Paese.
 
I temi sollevati dai Consigli Nazionali degli Architetti e degli Ingegneri sono tanti e urgenti: la riforma delle professioni, le infrastrutture, le liberalizzazioni, le opere pubbliche.
 
“Sulla riforma delle professioni chiediamo al Ministro della Giustizia e al Governo di chiedere la delega al Parlamento o, viceversa, chiediamo ai Capigruppo di Camera e Senato di affermare la volontà di procedere con un iter rapido, in ‘legislativa’”. Così Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori.
 
Secondo il Cnappc “con il lungo percorso di una legge ordinaria e nelle condizioni politiche attuali è improbabile che la riforma arrivi mai in porto. E ciò sarebbe ancora più grave proprio oggi che -  dopo oltre 20 anni - i suoi principi generali trovano l’approvazione dell’Europa, della stragrande maggioranza degli Ordini professionali, di Confindustria e del sistema delle imprese italiane”.
 
Gli Architetti fanno proprio l’appello del Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi a fare in fretta: “noi siamo pronti - dicono - a sederci ad un tavolo di lavoro che, senza interruzioni, in un mese, scriva la Riforma affinchè diventi legge in primavera e sia attuata entro l’anno”.
 
“La società, il mondo produttivo gli architetti e tutti i professionisti italiani, oltre 2 milioni di persone - continua il comunicato del Cnappc - non hanno più tempo di aspettare e di rimandare. Vogliono e pretendono di essere messi nelle condizioni di affrontare la crisi e di contribuire allo sviluppo. Se il risultato della legittima, ma spesso sterile, battaglia politica porterà la Riforma ad incagliarsi ancora una volta nelle secche parlamentari sarà un grave danno non solo per i professionisti italiani, ma per tutto il Paese, esponendoci agli attacchi interessati di chi pensa che l’Italia sia incapace di cambiare”.
 
“Gli architetti italiani - conclude Freyrie - non sono più disposti ad aspettare un’altra volta Godot:  in assenza della Riforma, stressando le normative esistenti, procederemo ad auto-riforme regolamentari che applichino quei principi contenuti in una Legge che per il momento sembra essere niente più di un auspicio”.

 
Meno perentori ma altrettanto decisi i toni del Consiglio Nazionale degli Ingegneri. In occasione dell’Assemblea dei Presidenti, il Cni ha stilato una serie di idee e suggerimenti utili favorire la crescita e lo sviluppo.
 
“Siamo parte integrante del Paese con le nostre competenze e con le nostre idee - scrive il Presidente del CNI, Gianni Rolando. Se l’Italia come altri Stati attraversa un momento di difficoltà, sono le sue forze sane a dover indicare la strada da cui ripartire”. Gli ingegneri si sentono chiamati in causa e avanzano proposte concrete per lo sviluppo del Paese.
 
Per facilitare la disseminazione delle condizioni utili ad uno sviluppo reale il primo pensiero va alla classe politica: sostanziale diminuzione del costo della politica. “Un passo imprescindibile” commenta il Presidente del Cni. A seguire, tutti complementari gli uni agli altri, gli ulteriori elementi individuati dal consesso: lotta all’evasione e all’illegalità, “in particolare - spiega Rolando - per i professionisti servirebbe una taratura obbligatoria delle parcelle e riscossione delle stesse da parte degli Ordini”.
 
Quindi uso delle nuove tecnologie ICT “per dar vita ad uno Stato con una burocrazia efficiente che ponga al centro della sua azione le esigenze dei cittadini, delle imprese, dei professionisti e di tutti gli altri soggetti socio-economici”. Un nodo mai davvero risolto appare al Cni quello delle infrastrutture. Quindi, sviluppo di quelle materiali (alta velocità ferroviaria, autostrada, logistica, ecc.) e immateriali (banda larga, nuovi centri di ricerca e sviluppo nei settori strategici dell’energia, ICT, materiali, ecc).
 
Rolando apre poi il capitolo servizi: liberalizzazione dei servizi pubblici non strategici (trasporto locale, ecc.), intervento a sostegno dei nuovi beni e servizi come le energie rinnovabili, dell’efficienza energetica, dei nuovi servizi alle imprese, al turismo, all’internazionalizzazione.
 
Il Consiglio nazionale Ingegneri chiede inoltre interventi strutturali diretti a rendere più sicuro il territorio, gli edifici pubblici e privati, favoriti da incentivi fiscali; lo sviluppo delle iniziative di partenariato pubblico-privato per dar vita alla realizzazione di opere e servizi (recupero dei centri storici, social housing, gestione di servizi pubblici; la riprogettazione del welfare con l’obiettivo di renderlo più efficiente e meglio adeguato alle esigenze del nuovo scenario socioeconomico.
 
Interventi a favore dell’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro attraverso l’apprendistato, servizi avanzati di formazione finalizzati all’occupazione, incentivi alle imprese, sviluppo imprenditoriale; interventi per l’attrazione degli investimenti esteri in Italia ed in particolare nel Mezzogiorno; la cartolarizzazione beni dello Stato dismettibili, previa loro valorizzazione urbanistica, di concerto con Regioni ed Amministrazioni Locali.
 

La necessità di procedere a interventi di riforma delle professioni è stata ribadita questa mattina dal Ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, intervenuto con un videomessaggio al 46° Congresso nazionale del notariato in corso a Torino. “Queste riforme - ha detto Sacconi - dovranno essere attuate con tempestività per raggiungere risultati concreti” e dovranno ispirarsi a principi di sussidiarietà “per consentire alle professioni, in modi e forme diverse, un servizio non solo a quanti si rivolgono a queste ma anche un servizio al bene comune”.
 
Immediata la replica del Cnappc: “Concordiamo con il Ministro Sacconi sulla necessità che la Riforma delle professioni venga realizzata in tempi brevi per mettere i professionisti italiani nelle condizioni di poter contribuire con maggiori strumenti, e ancora meglio di quello che già fanno, alla ripresa economica del Paese ed al suo sviluppo. Ribadiamo ancora una volta la nostra disponibilità a partecipare con le nostre proposte ad un tavolo di lavoro che realmente ‘scriva’ la Riforma in modo che essa sia attuata entro l’anno”.
 

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Altri commenti
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Gianluca

Architetti sempre più avanti tutta....chissà come mai... Ingegneri in scia.... Geometri...strano che non ci siano, o forse è una scelta dei laureati....strano....

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Paolo

OK va bene

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Dario

Perchè l'iscrizione all'ordine non diviene una tariffa direttamente proporzionale all'entrate dell'iscritto? Perchè oggi tutti gli studi professionali medio-piccoli fanno lavorare i giovani laureati con la formula "tu fai questo, se vengo pagato io (senza fare nulla), vieni pagato tu)?

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Davide

la vera riforma è molto semplice: innanzitutto ognuno deve fare il suo!! Ad esempio non dover aspettare 18 mesi per poter essere pagato....

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Nostradamus

Allora la Riforma delle professioni trasformerà gli attuali Ordini in filiali territoriali dell'Agenzia delle Entrate ed al posto dei tecnici ci saranno solo tributaristi e fiscalisti. Nel momento in cui il Cliente avrà pagato la parcella all'Ordine, il medesimo tratterrà alla fonte le tasse, la Cassa, l'assicurazione professionale, il costo dell'Ordine, l'una tantum (tutti i mesi), oneri e balzelli vari... alla fine vi arriverà pure una telefonata dall'Ordine che vi dice di passare a pagare il resto che i soldi della parcella sono già finiti...

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Architetto

No no dormi sereno e tranquillo.. Il cliente paga l'Ordine (dopo debita taratura). Non è scritto da nessuna parte che poi l'Ordine paga te!

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Danilo

"spiega Rolando - per i professionisti servirebbe una taratura obbligatoria delle parcelle e riscossione delle stesse da parte degli Ordini". Ho capito bene? Il cliente dovrebbe pagare la mia parcella all'Ordine e poi l'Ordine, con tutta calma naturalmente mi deve versare il mio onorario (salvo cresta per ovvie spese di segreteria). Spiegatemi se ho capito bene perchè la cosa mi pare così delirante che ho il dubbio di aver capito male.


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