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A Parigi l’archeologia domestica in duplex
CASE & INTERNI

A Parigi l’archeologia domestica in duplex

Il progetto di VMCF Atelier tra i selezionati del premio Best of Year 2011

03/01/2012 - L'appartamento progettato da VMCF Atelier, sebbene l'edificio  fosse costruito  già dal 1850, è nato ufficialmente nel 2003. In quell'anno fu completato infatti l'acquisto dell'abitazione di 60mq al 5° piano di uno classico  palazzo sulla Rive Gauche e delle 10 chambrede bonne che ne occupavano l'ultimo piano. Inglobando le parti comuni (scale, corridoi...) l'appartamento raggiunse le attuali dimensioni di circa 220mq.
 
"Eliminare per ripuliredalla sovrapposizione degli interventi che si erano succeduti in oltre 150 anni, e tornare alla struttura originale" spiega Valerio Maria Ferrari "è stato quasi un gesto archeologico, oltre che concettuale e materiale. La scoperta più affascinante e sorprendente è stata  la struttura che fu realizzata dall'architetto Jean-Baptiste Lesueur (architetto dell'Hotel de ville, in seguito bruciato a fine '800) in ferro invece dell'uso del più comune legno su richiesta del  proprietario. Allora si iniziava a parlare di un nuovo mezzo di trasporto urbano chiamato Chemin de Fer Métropolitain (la metropolitana), che sarebbe dovuto passare non lontano. Ho salvato questa struttura, restaurandola, lasciandola a vista ed evidenziandola, come una serie di linee scure che disegnano, ordinandoli, il susseguirsi degli spazi.
Grazie al processo di  restauro è stato riportato alla luce anche un muro “en pierre de taille”  con alcuni fossili nelle pietre. Da questi  dettagli osservati nelle pietre sembra molto probabile infatti che siano state sottratte agli scavi delle non lontane Terme Romane, su cui era stato costruito l'Hôtel de Cluny”.
 
"La convinzione  che uno spazio familiare e domestico debba conservare dei segreti da scoprire mi ha suggerito l'importanza della mobilità di alcuni elementi capaci di ridefinire lo spazio di cui fanno parte in funzione della loro posizione. Considerare l'ambiente in cui viviamo come qualcosa di ormai dato e immutabile riduce il fascino e l'emotività del rapporto che abbiamo con questo stesso ambiente. Perciò ho pensato che nella totale riprogettazione degli spazi, luoghi, funzioni, dettagli...avrei definito spazialmente anche qualche ostacolo inatteso che avrebbe obbligato gli abitanti ad avere in certi momenti un'attenzione diversa  sulle cose".
 
"Gli elementi più evidenti di questo approccio progettuale sono le porte che ho posizionato non solo per aprire/chiudere le stanze ma per creare degli attraversamenti insoliti, non ortogonali, che dilatassero l'entrata nello spazio successivo. E ancora allo stesso piano, ho creato un attraversamento obbligato, con muri bassi che sono in parte sovradimensionati, per accedere al cuore della casa con la cucina divisa in "zona cottura" e "zona preparazione" fino a creare dei passaggi obbiettivamente non molto agevoli da attraversare. Per evidenziare la deambulazione circolare nella casa ho realizzato un arrotondamento delle pareti in modo da invitare lo sguardo prima e il corpo poi a passare da un ambiente all'altro  . Nella stanza dei giochi (per la giovane figlia) ho tenuto il soffitto pericolosamente inclinato come in una tenda indiana, che richiede una certa attenzione quando ci si muove".
 
"In questa casa sono raccolte molte opere d'arte contemporanea, moderna e antica, e tanti prodotti del miglior design internazionale (le poltrone CANTA di Toshiyuki Kita e ORANGE di Gerrit Rietveld, per citarne solo alcuni). La loro posizione è pensata non in virtù del ruolo "decorativo" ma in virtù del loro rapporto proporzionale  con l'ambiente: è una forma particolare di coabitazione. Per esempio il grande pannello fotografico di Fariba Hajamadi, che ricopre quasi l'intera parete davanti al letto matrimoniale, e rende difficile il passaggio delle persone, è lì perché ha le stesse proporzioni del letto e dunque ha un rapporto di scala 1:1 con l'unico altro oggetto presente nella stanza.
Sotto il dipinto ad olio di Wilfredo Lam ho sistemato invece le due sedute acquistate in un mercatino che ho poi scoperto essere di Ole Wanscher, rivestite con un tessuto che interolquisse con il quadro, non solo cromaticamente.
 
Anche in questa relazione insolita tra opere d'arte riconosciute e prodotti anonimi ho cercato di portare l'elemento sorpresa. Mi piace pensare che il valore attribuito ad un oggetto non sia automaticamente derivato dalla notorietà dell'autore ma dal ruolo dell'oggetto stesso nel suo contesto ambientale".

© Riproduzione riservata

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