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NORMATIVA

Piano Casa bocciato dalla Corte dei Conti

di Paola Mammarella

Sotto accusa le attività preliminari imposte dalla normativa di riferimento, non l'efficienza della PA

Vedi Aggiornamento del 21/02/2013
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05/01/2012 – Carenze e lentezza dei risultati per il Piano Casa nazionale di edilizia abitativa. A dirlo è la Corte dei Conti, che ha riscontrato una scarsa efficacia delle misure messe in campo per la soluzione del disagio abitativo determinato dalla carenza di alloggi.
 
Le cause dei ritardi, specifica la Corte dei Conti, potrebbero essere attribuite all’impostazione normativa, ma non a negligenze gestionali delle Amministrazioni.
 
L’indagine dei magistrati contabili si è soffermata sul Programma straordinario di edilizia residenziale pubblica, sostituito in seguito dal Piano nazionale di edilizia abitativa, meglio conosciuto come “Piano Casa 1”.
 
Il programma straordinario, che era stato finanziato con circa 544 milioni di euro da ripartire tra Regioni e Province in base agli immobili da realizzare, non ha avuto concreta attuazione per la concomitanza col Piano Casa.
 
A sua volta, spiega la Corte, le disposizioni normative che regolano il Piano Casa hanno introdotto una serie di impegnative attività preliminari rispetto alla realizzazione concreta degli interventi. Per le Amministrazioni e il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti si sono così creati dei passaggi obbligati.
 
Ricordiamo che il Piano Casa è suddiviso in tre gruppi di intervento, riguardanti la costituzione di un Sistema integrato di fondi immobiliari, con uno stanziamento massimo di 150 milioni di euro, gli interventi di competenza degli ex IACP e dei Comuni in attuazione di parte del precedente Programma straordinario, prevedendo uno stanziamento massimo di 200 milioni, e gli interventi di realizzazione e promozione dell’edilizia residenziale sociale, da individuarsi con Accordi di programma tra Stato e Regioni, con un assorbimento di risorse pari a circa 378 milioni.  
 
Anche se i ritardi non sono determinati dal malfunzionamento delle Amministrazioni, resta quindi negativo il giudizio complessivo sulle misure per la soluzione del disagio abitativo.

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