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NORMATIVA

Costruzioni e appalti, proposto restyling sulle liberalizzazioni

di Paola Mammarella
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Rete Imprese critica sulla mancata reintroduzione dell’Iva nella cessione di immobili, Avcp per contratti standard e dialogo competitivo

Vedi Aggiornamento del 25/10/2012
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06/02/2012 – Continua il confronto sul decreto liberalizzazioni, al Senato per la conversione in legge. Una norma studiata per favorire la crescita, sulla quale le associazioni di settore hanno avanzato proposte di revisione. È il caso di edilizia e appalti, che a detta di Rete Imprese e Autorità di Vigilanza sui contratti pubblici, dovrebbero accogliere qualche aggiustamento.
 
Edilizia e investimenti privati
Rete Imprese, intervenuta in un’audizione in Senato, si è associata alla protesta dell’Ance sulla mancata reintroduzione dell’Iva sulle cessioni degli immobili dopo cinque anni dalla loro costruzione.
 
Il testo inizialmente approvato dal Consiglio dei Ministri prevedeva la possibilità di applicare l’Iva sulla vendita degli immobili venduti dopo cinque anni dalla costruzione. Disposizione che avrebbe consentito alle imprese costruttrici di compensare l’imposta incamerata con quella pagata in fase di realizzazione sul prezzo dei materiali e dei servizi. In questo modo si sarebbero alleggerite le ricadute della crisi, che ha fatto aumentare la consistenza del patrimonio immobiliare rimasto invenduto.
 
Al momento la reintroduzione dell’Iva rimane solo nell’ambito dell’housing sociale, per gli alloggi affittati o ceduti a prezzo calmierato. Sono infatti soggette ad Iva le locazioni effettuate in attuazione di piani di edilizia abitativa convenzionata, purchè di durata non inferiore a 4 anni, e le locazioni di alloggi sociali. Perchè ciò sia possibile, il locatore deve indicare espressamente nell'atto l'opzione per l'imposizione (Leggi Tutto).

Rete Imprese valuta positivamente la velocizzazione delle delibere del Cipe, che permettendo la cantierizzazione più veloce delle opere, avrà effetti positivi sulle aziende.
 
Giudicati interessanti anche i project bond, anche se bisognerà attendere per valutare gli effetti reali sul settore edile.
 
Appalti
È il coinvolgimento dei capitali privati nella realizzazione di opere pubbliche la sfida maggiore con cui si devono misurare le modifiche normative. Secondo Avcp, Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, l’importo complessivo degli appalti pubblici ammonta a 34,5 miliardi di euro, mentre la media degli investimenti in infrastrutture strategiche si attesta sui 4,4 miliardi. Ciò significa che vengono scelti interventi di qualità e immediatamente operativi.
 
Per avere successo, secondo Avcp, le norme devono puntare sulla standardizzazione dei contratti e sulla trasparenza in termini di penali e livelli di tutela. Non è infatti sufficiente assicurare adeguati livelli di bancabilità dell’opera.
 
Qualche dubbio è stato espresso sull’introduzione del diritto di prelazione, che potrebbe creare problemi di legittimità con l’Unione Europea. Per l’Avcp, il privato che presenta la proposta di un’opera e può far valere il diritto di prelazione nell’aggiudicazione della concessione, potrebbe trovarsi in una posizione di vantaggio rispetto agli altri operatori economici.
 
Dato che le modifiche normative finora apportate sono state concepite secondo una logica di emergenza e non hanno generato risultati considerevoli, Avcp propone di incentivare il dialogo competitivo. Si tratta di un istituto entrato in vigore col regolamento attuativo del Codice Appalti, che consente alle Pubbliche Amministrazioni, in caso di appalti particolarmente complessi, di confrontarsi con gli operatori per individuare la soluzione migliore.
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