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AZIENDE

AHEC: l’importanza della valutazione del ciclo di vita del legno di latifoglia americano

13/03/2012 - Vi ricordate dei tempi in cui per realizzare un edificio bastava stendere un progetto pensando alle esigenze e alle aspirazioni del cliente, creare degli spazi adeguati e scegliere dei bei materiali? Naturalmente occorreva assicurarsi che la struttura stesse in piedi, che non ci fossero perdite e così via. Ma era un processo relativamente semplice.
 
Bene, quei tempi sono finiti, e in molti casi per validi motivi. L’attività edilizia è oggi condizionata da fattori come l’accesso ai disabili, la salute e la sicurezza, ma soprattutto – e non a torto – dalla questione della sostenibilità, un termine che comprende moltissimi aspetti, dalle normative in vigore allo spinoso problema dell’approvvigionamento dei materiali. Ciò significa non soltanto farsi rilasciare le necessarie certificazioni circa la provenienza dei materiali, ma anche calcolare la quantità di energia contenuta nei materiali utilizzati. Ciò diventa sempre più importante con la progressiva riduzione dell’energia consumata da un edificio in uso. È pertanto essenziale valutare l’impatto “cradle to cradle” (letteralmente, dalla culla alla culla) – dai primi interventi sulle materie prime fino alla demolizione dell’edificio e al possibile riutilizzo dei materiali.
 
Naturalmente, la difficoltà è data dalla presenza di tanti componenti e di innumerevoli variabili. Come ha osservato Jim Greaves dello studio Hopkins alla recente Convention europea dell’AHEC, “un edificio è un sistema complesso e articolato ed è quindi fondamentale considerare l’impatto di ogni singolo elemento”. Come architetto, Greaves non ha né il tempo né la capacità di valutare l’impatto di ciascun componente sull’ambiente e sull’intera costruzione.
 
L’AHEC, l’associazione degli esportatori di legno di latifoglie americane, ha deciso di investire in un progetto di valutazione del ciclo di vita (LCA), commissionato a un ente indipendente e autorevole come PE International. Lo studio, che fornirà informazioni dettagliate su legno segato e tranciato, viene condotto in conformità allo standard internazionale ISO 14040 sull’LCA. Una volta ultimata e verificata da specialisti del settore, la valutazione costituirà una fonte sicura e assolutamente attendibile. Ma dato che gli architetti sono già subissati di informazioni, ne vale la pena?
 
La risposta è sì. Il documento fornisce argomenti indispensabili agli architetti che intendano utilizzare il legno nella progettazione degli edifici. Quella dell’AHEC è la prima LCA sul legno di latifoglie. Altri settori, come quello dell’acciaio e del cemento, hanno già realizzato progetti analoghi e se ne servono per promuovere i propri materiali. Data l’abbondanza di informazioni, si corre il rischio che persone prive di scrupoli possano facilmente decontestualizzare e manipolare i dati per il proprio tornaconto. Ma senza una propria LCA, l’industria del legno si troverà certamente in una posizione di debolezza. Disporre di una LCA realizzata secondo i criteri più rigorosi rappresenta senz’altro un vantaggio.
 
In occasione della Convention europea dell’AHEC Rupert Oliver di Forest Industries Intelligence – che ha fornito molte delle informazioni sul settore utilizzate da PE International per definire i parametri di valutazione – ha sottolineato come i risultati preliminari del progetto di LCA indichino che una tonnellata di segati da un 1 pollice di quercia bianca americana (American White Oak) essiccati in forno, consegnati nell’UE ha un potenziale di riscaldamento globale (GWP) pari a -1 (meno una) tonnellata. In parole povere, ha spiegato Oliver, ciò significa che “grazie al carbonio immagazzinato dal legno, ogni tonnellata di latifoglie statunitensi importata nell’UE neutralizza in modo efficace una tonnellata di emissioni di anidride carbonica”.  Si tratta di un dato estremamente importante: si è sempre detto che il legno è un materiale ecologico in quanto è l’unico che, nel complesso, immagazzina anziché generare carbonio, ma ora ci sono i dati a dimostrarlo. I numeri tengono conto dell’intero processo di lavorazione cui è soggetto il legno, dell’energia consumata durante l’essiccamento e di quella utilizzata nel trasporto.
 
Quest’ultimo aspetto, in particolare, è spesso frainteso. È vero che la movimentazione di qualunque materiale richiede energia, ma non tutti i tipi di trasporto sono uguali. Solitamente, le latifoglie americane crescono e sono lavorate piuttosto vicino a vie d’acqua navigabili. Ciò significa che, se esportate in Europa, nei 6000 km di traversata atlantica potrebbero generare una quantità di carbonio appena superiore a quella prodotta da un carico di legno europeo che viaggi per 500 km su strada. In entrambi i casi, comunque, l’energia consumata per il trasporto è minore dell’energia consumata durante l’essiccazione.
Naturalmente, può accadere che architetti e committenti preferiscano rivolgersi a un fornitore locale, o utilizzare una particolare essenza che cresce solo sul territorio, sia per motivi estetici che per altre considerazioni. Ebbene, l’LCA permette loro di prendere una decisione consapevole anziché affidarsi all’intuito, magari sbagliando. L’idea di far percorrere un lungo tragitto a una partita di legno “suona” sicuramente antiecologica, ma l’LCA fa parlare i fatti, non le sensazioni.
 
La valutazione del ciclo di vita è inoltre importante alla luce di un trend destinato a proseguire anche in futuro, vale a dire il moltiplicarsi della documentazione richiesta. Un esempio sono le Dichiarazioni ambientali di prodotto (EPD): si tratta di un metodo di codificazione che indica quanto è “verde” un determinato prodotto con un linguaggio semplice e intuitivo analogo a quello utilizzato per le informazioni nutrizionali sugli alimenti. Anche se tali direttive sono già in uso, e sono fra l’altro alla base della guida BREEAM ai materiali da costruzione ecocompatibili, per il momento l’adozione è volontaria. La Francia sta però valutandone l’introduzione obbligatoria per tutti i beni di consumo e molto probabilmente altri Paesi faranno lo stesso. Le informazioni estrapolate dall’LCA possono essere immesse in questi sistemi.
 
Certo, la questione è ancora molto complessa, ma i dati sono disponibili a chiunque ne abbia bisogno. Oggi, quasi tutti i grandi progetti prevedono un consulente in materia di sostenibilità, che troverà nell’LCA una fonte di informazioni indispensabile. Si tratta di uno strumento prezioso per tutti gli architetti che amano il legno e vogliono utilizzarlo ovunque sia possibile, ma anche di un incentivo per quanti sono ancora indecisi sulla scelta del materiale. Chiunque intenda ricorrere al legno sarà confortato dai dati raccolti. Grazie alle informazioni contenute nell’LCA, anche semplici affermazioni, come “il legno è ecologico” o il “trasporto non è l’aspetto più rilevante”, potranno essere argomentate nel migliore dei modi.


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