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NORMATIVA

Imu, dal Governo aperture su edifici rurali e locazioni

di Paola Mammarella
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In Senato gli emendamenti su esenzioni, agevolazioni e maggiore quota di gettito ai Comuni

Vedi Aggiornamento del 13/04/2012
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23/03/2012 – La definizione dell’Imu lascia intravedere aperture governative su immobili rurali e affittati a canone concordato. Il sottosegretario all'Economia Vieri Ceriani ha affermato che sono in fase di studio una lunga serie di emendamenti al ddl fiscale per introdurre deroghe ed esenzioni in casi specifici.
 
Sempre attuale inoltre il ruolo dei Comuni, che chiedono di modificare le norme sulla ripartizione dei proventi dell’imposta con lo Stato e sull’imposizione dei beni di proprietà comunale. Ma non solo, perché, secondo i sindacati degli edili, lasciare ai Comuni una quota maggiore di Imu potrebbe consentire di allentare il patto di stabilità e di sbloccare una serie di pagamenti pendenti a favore delle imprese.
 
NUOVA IMU: LAMENTELE E PROPOSTE
Come già illustrato, la nuova imposta municipale, che sostituirà l’Ici, non risparmierà prime case e immobili rurali, prima esenti, né conserverà le agevolazioni presenti col vecchio regime. In generale, si stima che l’imposta sarà più elevata dell’Ici perché, ai sensi della Manovra Salva Italia, il suo importo sarà commisurato al valore di mercato dell’immobile, legandosi quindi al Comune e alla zone in cui è localizzato l’edificio.
 
Immobili rurali, ancora pochi i dati per le stime
Contro le novità della nuova imposta si sono mosse le associazioni di categoria, che hanno sottolineato come gli immobili rurali a uso strumentale debbano essere considerati mezzi produttivi, tassando i quali si andrebbero ad aggravare le imposte sul lavoro.
 
A ciò si aggiungono le dichiarazioni di Gabriella Alemanno, direttore dell’Agenzia del Territorio, che, intervenuta nel corso dell'audizione in commissione Agricoltura del Senato, ha affermato come manchino ancora i dati ufficiali sul gettito complessivo atteso dall'applicazione dell'Imu ai terreni agricoli e ai fabbricati rurali. Al momento non si può quindi fare una stima del beneficio che l’imposta sugli immobili rurali apporterà alle casse dello Stato, ma ci si deve accontentare di proiezioni.
 
Secondo l'Agenzia del territorio, per un'abitazione rurale di tipo economico (A5, di 5 vani, con rendita catastale di 322,79 euro), che nel 2011 era esente da Ici, si pagheranno 16,91 euro in caso di prima casa o 412,14 negli altri casi.
Per i terreni agricoli di tipo seminativo irriguo, di un ettaro, con una rendita dominicale di 90,38 euro, si passa dagli attuali 50,84 euro a 94,45 in caso di imprenditori agricoli o coltivatori diretti e 111,62 euro per tutti gli altri soggetti.
Per quanto riguarda i fabbricati rurali ad uso strumentale, infine, un capannone agricolo adibito a stalla di circa 800 metri quadri con una rendita catastale di 2.117,47, fino ad ora esente, ora si pagheranno 266,80 euro.

Immobili locati a canone concordato più colpiti dagli aumenti
Confedilizia ha spiegato che è atteso un aumento della pressione fiscale sugli immobili locati a canone concordato. Esaminando la situazione delle seconde case di categoria catastale A2 affittate a canone concordato, che prima beneficiavano di una aliquota Ici ridotta, Confedilizia ha stimato aumenti del 748% a Parma, del 636% a La Spezia, del 359% a Savona e del 300% a Siena.
 
Al contrario, per gli immobili locati a canone libero gli aumenti sarebbero inferiori e si attesterebbero sul 142% a Parma, 142% a Savona e 129% a Siena.
 
Dello stesso avviso anche l’Alleanza delle cooperative, preoccupata dal fatto che 41 mila famiglie delle fasce sociali deboli si troveranno a pagare un onere superiore a quello che si applica ai normali proprietari di prima casa. L’aggravio annuo potrebbe raggiungere i 665 euro. Considerando che nel 2007, con il precedente regime ICI, le stesse famiglie pagavano in media 47 euro l’anno, l’aumento può raggiungere il 1315%.

Comuni: le proposte per il rilancio dell’edilizia
Secondo i sindaci delle città metropolitane, andrebbe modificata la norma del decreto che sottopone a tassazione Imu i beni di proprietà comunale, come le case popolari, penalizzando di fatto gli enti locali che hanno investito nelle politiche per la casa.
 
A detta delle organizzazioni sindacali del settore edile, infine, , la destinazione di una quota maggiore di Imu ai Comuni potrebbe allentare il patto di stabilità, recuperando risorse da destinare alla difesa del territorio e alla riqualificazione del patrimonio abitativo.
 
 

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