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NORMATIVA

Piano Città, in arrivo la legge quadro per la riqualificazione urbana

di Paola Mammarella
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Il Viceministro Ciaccia propone anche l'Iva sulla cessione degli immobili senza limiti di tempo

Vedi Aggiornamento del 29/05/2012
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30/03/2012 – Piano città, accesso al credito facilitato per chi intende acquistare una casa ad alta efficienza energetica e ripristino dell’Iva sulle cessioni di fabbricati. Come affermato dal viceministro alle Infrastrutture e trasporti Mario Ciaccia, intervenuto al convegno Cisl sulle politiche abitative, sono questi i pilastri su cui poggerà la legge quadro per il rilancio dell’edilizia, che dovrà fungere da riferimento per le future norme regionali.
 
Il Governo, consapevole della situazione di crisi del comparto, pensa a delle soluzioni che si pongano in continuità con il Decreto Sviluppo 70/2011, contenente una serie di incentivi per la riqualificazione degli edifici e delle aree urbane degradate (leggi tutto), e con la più recente Legge sulle Liberalizzazioni, che ha tentato di introdurre qualche apertura sull'Iva nella cessione degli immobili.
 
PIANO CITTÀ
Rispetto al Piano Casa, il Piano Città si basa su una politica abitativa più incisiva, che non parte dall’ampliamento o dalla modifica di un solo edificio, ma da una visione progettuale di insieme in grado di promuovere un vero e proprio processo di riqualificazione urbana.
 
Perché i processi di rivitalizzazione della città possano partire, a detta di Ciaccia sono necessarie alcune misure di stimolo, come interventi sul quadro normativo e su quello degli incentivi. Obiettivo principale dell’iniziativa è la rimozione degli ostacoli che frenano gli investimenti in edilizia, ma anche la liberalizzazione di risorse a favore delle imprese.
 
Nel quadro delineato dal viceministro Ciaccia sono inoltre compresi gli incentivi per l’acquisto di case ad alta efficienza energetica.
 
Anche il Decreto Sviluppo, richiamato dal viceministro, doveva fungere da quadro normativo per successive leggi regionali. Allo stato attuale, però, solo pochi enti locali hanno attuato le disposizioni per la riqualificazione, che nella maggior parte dei casi sono confluite nelle norme per l’aggiornamento dei Piani Casa.
 
Secondo il decreto, tutte le Regioni avrebbero dovuto approvare specifiche leggi per premiare gli interventi di demolizione e ricostruzione con il riconoscimento di una volumetria aggiuntiva, la delocalizzazione in aree diverse, il cambio di destinazione d’uso e le modifiche della sagoma necessarie per l’armonizzazione architettonica.
Ai sensi del decreto sviluppo, in mancanza di approvazione delle norme locali, gli interventi sugli immobili residenziali possono beneficiare di un premio volumetrico fino al 20%, mentre quelli sugli edifici a destinazione diversa usufruiscono del 10%.

La nuova legge quadro nazionale potrebbe quindi porsi come nuovo punto di riferimento normativo, tentando di eludere i conflitti di competenza tra Stato e Regioni che hanno bloccato il decollo del Piano Casa fin dalle sue fasi iniziali.
 
IVA SULLA CESSIONE DEGLI IMMOBILI
Il viceministro Ciaccia ha reso noto che è allo studio del Governo il ripristino dell’IVA, senza alcun limite temporale, sulle cessioni di fabbricati effettuate dalle imprese costruttrici o dalle imprese che vi hanno eseguito interventi incisivi di recupero edilizio. In questo modo, sarebbero eliminate le distorsioni che attualmente trasformano l'Iva da imposta neutra ad un vero e proprio costo per le imprese di costruzione.
 
Si ipotizza inoltre la reintroduzione dell'Iva, con aliquota ridotta, sulle locazioni delle abitazioni di imprese, che oggi è limitata all'edilizia convenzionata. Verrebbe in tal modo superata la problematica delle imprese che, affittando oggi le abitazioni in esenzione da Iva, devono restituire all'Erario tutta l'Iva legittimamente detratta in fase di costruzione degli stessi fabbricati.
 
Per essere attuate, le misure dovranno trovare adeguate forme di copertura della spesa.
 
Ricordiamo che nelle prime bozze del Decreto Liberalizzazioni era comparsa la possibilità di estendere l’Iva a tutte le cessioni di abitazioni, anche se effettuate dopo cinque anni dall’ultimazione dei lavori, e alle locazioni di fabbricati destinati alla vendita.
 
Le disposizioni sono però state stralciate. Al momento, quindi, l’imponibilità ad Iva esiste solo per le cessioni di abitazioni, locate per almeno quattro anni in attuazione di piani di edilizia abitativa, e per la cessione di alloggi sociali. È inoltre possibile scegliere se applicare l’Iva sulle cessioni degli immobili entro cinque anni dalla fine dei lavori. Allo stesso tempo sono rimasti fuori gli immobili invenduti dopo cinque anni dalla realizzazione.


Si attendono quindi i contenuti della norma quadro, che potrebbero anche essere pronti entro la metà di aprile.
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