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PROFESSIONE

Finte Partite Iva: dibattito aperto tra i progettisti

di Rossella Calabrese

Associazioni di architetti e liberi professionisti in disaccordo con il Cnappc

Vedi Aggiornamento del 31/12/2012
Commenti 11058
03/04/2012 - Si è aperto il dibattito sulla norma - contenuta nella Riforma del lavoro allo studio del Governo - finalizzata ad evitare utilizzi impropri delle collaborazioni professionali con titolarità di partita IVA in sostituzione di contratti di lavoro subordinato.

La scorsa settimana il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori aveva espresso “assoluta contrarietà” alla norma, sostenendo che la struttura media degli Studi di architettura italiani è molto piccola e si basa sulla cooperazione tra titolari e collaboratori, e che l’obbligo di assunzione in tali strutture avrebbe come conseguenza la drastica riduzione dei collaboratori(leggi tutto).

Non si è fatta attendere la reazione degli architetti. Il Movimento “Amate l’Architettura” e il Comitato “Iva Sei Partita” hanno scritto al Presidente del Cnappc illustrando il loro punto di vista sulla questione.
 
“Sembra che Lei non conosca la realtà italiana - si legge nella lettera delle due associazioni - : esistono migliaia di giovani professionisti che  vengono sfruttati da studi medio grandi e da società di ingegneria che li obbligano a comportarsi da dipendenti, tenendoli però a Partita IVA con stipendi da fame”.
 
La norma proposta dal Governo - aggiungono i due Movimenti - volta a presumere, salvo prova contraria, il rapporto di effettiva dipendenza tramite tre parametri, non vieta collaborazioni oltre i sei mesi e non obbliga nessun professionista a diventare dipendente, ma lo garantisce dallo sfruttamento, conferendogli il potere di difendersi dagli abusi e quindi il potere contrattuale di decidere le modalità della sua prestazione.
 
“È necessario - proseguono - riequilibrare il mercato della progettazione: se oggi nelle gare pubbliche ci sono professionisti che fanno sconti dell’80% è anche perché possono contare su una moltitudine di giovani colleghi che vengono sottopagati e costretti a lavorare a Partita IVA”.

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Altri commenti
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Matteo C. Del Poder

Forse è vero, il numero di collaboratori si ridurrebbe...ma forse sarebbe meglio così, in quanto gli studi inizierebbero ad avere un numero di collaboratori proporzionato alle commesse ed alle capacità reali di retribuzione, senza tenere un sovrannumero di neolaureati (e non solo) sottopagati, che servono solo a fare da "elastico" a quando entra un po' di lavoro in più. Inoltre. è risaputo che la maggior parte degli studi professionali siano entità disorganizzate dove i titolari non sono capaci di programmare il lavoro: tale incapacità si scarica sempre sui collaboratori, che sono obbligati a sobbarcarsi gli straordinari non pagati. Se tutti fossero assunti avrebbero diritto agli straordinari, oppure si potrebbe optare a forme di contratto tipo cocopro con retribuzioni più alte. Insomma, io sono per le assunzioni ove si dimostri che un impiegato è "dipendente" e non libero professionista: meglio posti di lavoro in meno ma REALI e non dopati, così i giovani potranno vedere veramente quello che è il mercato, senza più intraprendere carriere professionali che di fatto non hanno sbocchi.