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NORMATIVA

Imu in due o tre rate, fa fede il modello F24

di Paola Mammarella

Per la Cgia Mestre stato di allerta tra le imprese, livelli di guardia a Roma, La Spezia, Cremona e Bari

Vedi Aggiornamento del 19/09/2012
30/05/2012 - Mentre si avvicina il primo appuntamento con l’Imu e l’Agenzia delle Entrate fornisce spiegazioni aggiornate sulle modalità di pagamento, la Cgia Mestre traccia un quadro poco incoraggiante sul peso per le imprese della nuova imposta sugli immobili.
 
Numero rate indicato nel modello F24
Il Decreto Legge 16/2012 sulla semplificazione fiscale ha introdotto la possibilità di dilazionare in due rate il pagamento dell’acconto Imu sulla prima casa.
Il contribuente deve quindi indicare nella delega di pagamento F24 se intende avvalersi di questa agevolazione o pagare l’acconto in un’unica soluzione.
Per comunicare la scelta si dovranno usare i formati 0101 e 0102 a seconda che si opti per una o due rate.
Le deleghe di pagamento già compilate senza l’indicazione della scelta all’interno del riquadro “rateazione/mese rif.” sono comunque considerate corrette e devono essere accettate da banche, poste e agenti della riscossione.
 
Ricordiamo che la scadenza per il pagamento della prima rata dell’acconto è fissata al 18 giugno e che la seconda va corrisposta entro il 17 settembre. Il saldo deve invece essere versato non oltre il 17 dicembre. Mentre le prime due tranche sono calcolate secondo l’aliquota base e le detrazioni previste dalla Manovra Salva Italia, il saldo funge da conguaglio e assorbe gli eventuali aumenti delle aliquote decisi dai Comuni.
 
Imprese “strangolate”, le stime di Cgia Mestre
Una volta chiarite le modalità di pagamento, restano da fare i conti su quanto e come la nuova imposta peserà non tanto sulle abitazioni principali, ma sulle attività commerciali.
 
La Cgia Mestre sostiene che le imprese potrebbero essere “strangolate dall’Imu”. Dato che i sindaci hanno un margine di manovra del 3 per mille sulle aliquote di seconde case e immobili destinati a uso diverso da quello residenziale, si potrebbe arrivare a pagare un’imposta al 10,6 per mille, con effetti pesanti per liberi professionisti e imprenditori.
 
Secondo gli esempi riportati dalla Cgia Mestre, con l’applicazione dell’aliquota massima, un laboratorio artigiano si troverà a pagare un importo medio nazionale pari a 801 euro l’anno, un negozio 1.017 euro, un ufficio 2.047 euro, un capannone industriale 3.844 euro ed un albergo 11.722 euro. Rispetto all’aliquota ordinaria al 7,6 per mille, queste attività potrebbero quindi pagare il 39,5% in più.
 
A livello territoriale la Cgia Mestre stima invece che sarà il comune di Roma a presentare la situazione più pesante per uffici e i laboratori artigiani, con un gettito medio di 5.960 euro per i primi e a 1.830 euro per i secondi. I capannoni peseranno invece di più a La Spezia, mentre le situazioni più difficili per negozi e alberghi si verificheranno rispettivamente a Cremona e Bari.

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