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NORMATIVA Agibilità, un bypass per gli abusi edilizi?
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Terre da scavo, verso il traguardo il decreto per il riutilizzo

di Paola Mammarella

Definite con Dm dei Ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture modalità di utilizzo e procedure

Vedi Aggiornamento del 21/12/2012
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04/05/2012 – Sempre più vicina l'entrata in vigore delle nuove disposizioni sulle terre e rocce da scavo, contenute nel Decreto Ministeriale che nei giorni scorsi ha già incassato l’ok del Consiglio di Stato. Il testo disciplina in modo definitivo la materia, finora regolata in via transitoria dalla Legge 28/2011, con cui è stato convertito il Dl Ambiente.
 
Sono definiti materiali da scavo il suolo o sottosuolo, con eventuali presenze di riporto, derivanti dalla realizzazione di un’opera come scavi, perforazioni e infrastrutture in generale.
Sono invece esclusi i rifiuti provenienti dalla demolizione di edifici o altri manufatti.
 
A patto che la concentrazione media non presenti inquinanti, i materiali da scavo possono contenere calcestruzzo, bentonite, pvc, miscele cementizie e additivi per scavo meccanizzato.
 
Il regolamento fissa le procedure in modo che il riutilizzo non implichi pericoli per la salute e l’ambiente.
 
Il materiale da scavo è quindi considerato sottoprodotto e può essere utilizzato se sono rispettate una serie di condizioni. Il materiale deve essere generato durante la realizzazione di un’opera e deve essere usato, senza ulteriori trattamenti, nel corso della sua esecuzione.
 
Le condizioni sono verificate con il Piano di utilizzo, presentato dal proponente all’autorità competente almeno 90 giorni prima che inizino i lavori per la realizzazione dell’opera. L’autorità competente si pronuncia sull’esito entro 90 giorni.
 
Il decreto stabilisce inoltre come operare nel caso in cui le componenti inquinanti, presenti nei materiali da scavo, siano generate da processi naturali, ma anche le procedure da seguire nelle situazioni di emergenza, nei trasporti e nel tempo di attesa tra l’estrazione e l’utilizzo.


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