Network
Pubblica i tuoi prodotti
Vai al prossimo articolo
CILA Superbonus, oggi l’accordo in Conferenza Unificata
NORMATIVA CILA Superbonus, oggi l’accordo in Conferenza Unificata
PROFESSIONE

D-Day delle costruzioni, imprese pronte alla class action contro i ritardi nei pagamenti

di Paola Mammarella

Rilevati più di 7 mila fallimenti, colpa delle punte di due anni per la riscossione dei crediti vantati verso la Pubblica Amministrazione

Vedi Aggiornamento del 20/03/2013
Commenti 10597
16/05/2012 – Eliminare la funzione contabile che permette ai crediti commerciali di non incidere sul debito pubblico e rispettare il principio di legalità, in base al quale le Amministrazioni pubbliche sono tenute ad onorare i propri debiti alle scadenze previste. Sono le proposte lanciate da Ance al D-day delle costruzioni, che ieri dalle 10.30 alle 13 ha visto riuniti nella sede romana dell'Associazione nazionale costruttori edili imprese e professionisti contro i ritardi dei pagamenti da parte delle Pubbliche Amministrazioni. Una specie di manifestazione - avvertimento, dopo la quale gli addetti ai lavori si sono detti pronti alla class action e a far partire i decreti ingiuntivi.

Dal punto di vista pratico, il presidente dell'Ance Paolo Buzzetti, intervenuto durante la manifestazione, ha individuato una serie di soluzioni che potrebbero aumentare la liquidità degli enti locali. In primo luogo, nelle casse comunali dovrebbe rimanere una quota maggiore del gettito Imu, passando a 3 miliardi rispetto ai 2 miliardi attualmente previsti. I 2 miliardi, messi a disposizione dalla Cassa Depositi e Prestiti, dovrebbero inoltre essere destinati ad operazioni di cessione pro soluto del credito. Si potrebbe poi dare la priorotà al pagamento dei lavori pubblici regolarmente eseguiti dalle imprese e recepire al più presto la Direttiva europea sui ritardati pagamenti.

Il presidente Buzzetti ha presentato uno studio, basato su dati Cerved, che mostra come nel triennio 2009-2011 siano fallite 7.552 imprese. Una tendenza che si conferma anche nel primo trimestre del 2012, con un aumento delle procedure fallimentari dell'8,4% rispetto allo stesso periodo del 2011.  

Buzzetti ha inoltre sottolineato che se un piccolo credito mette in difficoltà un’impresa, tanti crediti la fanno fallire. Su questa considerazione, a partire dalle segnalazioni raccolte su tutto il territorio nazionale, è iniziata la “raccolta dei crediti”, che in pochi giorni ha raggiunto quota un miliardo di euro. Secondo le stime, il conteggio dei crediti vantati dalle imprese nei confronti della Pubblica Amministrazione arriverà a 9 miliardi. Una cifra che potrebbe salire a 19 miliardi se si prendesse in considerazione tutta la filiera delle costruzioni.
 
A pesare sulla situazione sono prevalentemente i ritardi dei pagamenti per i lavori svolti per conto della Pubblica Amministrazione. A causa delle tempistiche, giudicate insostenibili, le imprese aspettano in media 8 mesi per ricevere i pagamenti dovuti dall’Amministrazione, ma a volte si raggiungono anche punte di due anni di attesa.
 
In alcuni casi, la situazione è aggravata dal patto di stabilità. Gli enti locali non possono spendere le risorse che hanno in cassa, azionando un meccanismo che, come riferito da Buzzetti, nel triennio 2012-2014 provocherà molto probabilmente un blocco degli investimenti pari a 32 miliardi di euro. Per questo, fin dal 2008, l'Ance ha proposto, d'accordo con l'associazione dei Comuni, un'azione contro il principio della competenza mista, che basandosi sulla trasformazione degli impegni in pagamenti ha sottratto liquidità al sistema. Buzzetti ha anche ipotizzato altre vie d'uscita, come criteri in grado di premiare le spese in conto capitale e l'aumento della quota di gettito Imu da lasciare ai Comuni, che consentirebbero di recuperare liquidità per lo sblocco dei pagamenti.
D'altro canto, le imprese scontano anche il credit crunch, cioè la riduzione dei finanziamenti bancari per il settore, ridotti tra il 38% e il 50%.

Il presidente Buzzetti ha anche ricordato il confronto con la Cassa Depositi e Prestiti, che in un primo momento avrebbe dovuto anticipare le somme dovute dagli enti locali alle imprese di costruzioni. Dato che la CdP si sarebbe in seguito rivalsa sulle Amministrazioni, la soluzione è stata scartata dal Ministero dell'Economia per le conseguenze in termini di indebitamento. Per lo stesso motivo è stata in seguito scartata la cessione dei crediti pro soluto, misura sostituita con la modalità pro solvendo.
 
A completare il quadro ci pensa infine l’aumento delle aliquote Iva previsto per ottobre per cui, tenendo conto della quota considerevole di economia sommersa, nel 2012 la pressione fiscale sulle imprese regolari rischia di toccare il 54,5% del Pil. Un carico che, secondo l’Ance, impedisce la crescita delle imprese.
 
Come già annunciato nella fase organizzativa, la protesta costituisce un avvertimento. Al quale potrebbero seguire una serie di decreti ingiuntivi. L’avviso è stato però seguito da dichiarazioni dell’Esecutivo che danno per certa l’emanazione di decreti sulla base dei quali le Amministrazioni potranno saldare la prima tranche di debiti.

Partecipa alla discussione ( commenti) Utilizza il mio account Facebook Non hai un account Facebook? Clicca qui