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Riforma del lavoro, si allenta la stretta sulle finte Partite IVA

di Rossella Calabrese

Nel testo in Aula al Senato, esclusi dall’obbligo di assunzione i lavoratori con reddito oltre 18.000 euro e competenze elevate

Vedi Aggiornamento del 31/12/2012
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28/05/2012 - Dopo il via libera della commissione Lavoro, è approdato in Aula al Senato il disegno di legge per la Riforma del lavoro.
 
Nel testo all’esame di Palazzo Madama sono confermate le modifiche alla disciplina sulle finte Partite IVA apportate dall’emendamento Treu-Castro, e cioè l’esclusione dall’obbligo di assunzione per i titolari di Partita IVA che abbiano un reddito annuo da lavoro autonomo di oltre 18.000 euro e che svolgano prestazioni lavorative connotate da competenze tecniche di grado elevato.
 
Resta confermata l’esclusione dall’obbligo di assunzione per i collaboratori le cui prestazioni lavorative siano svolte nell’esercizio di attività professionali per le quali è richiesta l’iscrizione ad un ordine professionale.
 
Scatterà invece l’obbligo di assumere i collaboratori titolari di Partita Iva se si verificano almeno due delle seguenti situazioni:
a) che la collaborazione duri più di 8 mesi nell’arco di un anno;
b) che il corrispettivo derivante dalla collaborazione costituisca più dell’80% del reddito del collaboratore nell’arco dello stesso anno;
c) che il collaboratore disponga di una postazione fissa di lavoro presso la sede del committente (leggi tutto).
 
“Abbiamo fornito una soluzione chiara sulle partite IVA” - ha detto in Aula il relatore Maurizio Castro (PdL). “Abbiamo stabilito dei criteri, uno dei quali è chiarissimo: in tutte le ipotesi di percorso professionalmente adeguato, di percorso formativamente adeguato e di redditualità disponibile adeguata, abbiamo scudato le partite IVA”.
 
Ma secondo Giuliana Carlino (IdV), proprio quest’ultima condizione è tutt’altro che chiara. E non è stata colmata una lacuna della norma: l’articolo 9 - ha spiegato la senatrice - attribuisce al datore di lavoro la possibilità di fornire prova della genuinità del rapporto di lavoro autonomo, ma non prevede alcuna possibilità per il lavoratore di provare che in realtà il rapporto di lavoro sia riconducibile al lavoro subordinato, né che il giudice possa d’ufficio qualificarlo come tale.
 
La discussione si prevede dunque molto animata, ma non è escluso che il Governo ponga nei prossimi giorni la fiducia sul testo, per trasmetterlo poi alla Camera.

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