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Decreto Infrastrutture Edilizia, il nodo è la copertura finanziaria

di Rossella Calabrese

FederlegnoArredo e Uncsaal chiedono la stabilizzazione a medio termine della detrazione del 55% per la riqualificazione energetica

Vedi Aggiornamento del 30/08/2012
14/06/2012 - Sarà esaminato molto probabilmente domani dal Consiglio dei Ministri il decreto Infrastrutture Edilizia. Il confronto tra il Ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, e la Ragioneria di Stato ha già fatto slittare di diversi giorni l’esame del provvedimento ma l’approvazione dovrebbe avvenire entro questa settimana. Il decreto potrebbe essere accorpato con quello relativo alla crescita sostenibile (leggi tutto).
 
Lo scoglio da superare è quello della copertura finanziaria; una delle ipotesi che circolano è quella dell’equiparazione del trattamento fiscale tra le polizze assicurative emesse da compagnie italiane e quelle delle compagnie estere operanti in Italia, ma si parla anche di un prelievo di 200 milioni l'anno sulle polizze vita.
 
Tra le misure in via di definizione vi sono le detrazioni fiscali destinate alle ristrutturazioni e alla riqualificazione energetica degli edifici.
 
L’ultima bozza prevede, per le ristrutturazioni, l’innalzamento dal 36% al 50% della percentuale di detrazione e il raddoppio del tetto di spesa per ogni unità immobiliare da 48mila a 96mila euro, ma accorcia i tempi per beneficiarne al 30 giugno 2013.

Per la riqualificazione energetica invece, il bonus del 55%, in scadenza al 31 dicembre 2012, potrebbe essere prorogato al 30 giugno 2013, ma con una percentuale di detrazione ridotta al 50%.

Questo clima di incertezza preoccupa le associazioni imprenditoriali dei settori interessati alle agevolazioni: FederlegnoArredo e Uncsaal, rappresentative del comparto dell’involucro edilizio, hanno scritto una lettera al Presidente del Consiglio Mario Monti per sottolineare che “un 55% non stabilizzato o depotenziato, oltre a generare migliaia di chiusure di piccole e medie aziende ed una contestuale drammatica perdita di posti di lavoro, creerà un ulteriore buco nel bilancio dello Stato”.
 
Le due Associazioni snocciolano un po’ di numeri: le detrazioni fiscali per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici, a zero investimenti pubblici, hanno la capacità di creare una domanda incrementale di 2.5 miliardi di euro all’anno, che implica un gettito fiscale incrementale (da IVA e reddito d’impresa) di almeno 600 milioni di euro all’anno (vedi Nota economica).
 
Il 55% - proseguono - oltre a rappresentare una delle leve più efficaci per produrre risultati in chiave di risparmio energetico, è essenziale per la tenuta economica del comparto italiano dei serramenti, un settore industriale alle prese con una gravissima crisi. Per questo chiedono che la detrazione per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici sia riconfermata con una aliquota al 55%, sia stabilizzata a medio termine, sia individuata la possibilità di modulazione delle rate di rimborso da 5 a 10 annualità e la loro applicabilità sia estesa anche ai beni non strumentali.
 
 
LE ALTRE MISURE DEL DECRETO INFRASTRUTTURE EDILIZIA
 
Piano Città
È previsto un nuovo strumento operativo, il “Piano nazionale per le città”, per la realizzazione di interventi nelle aree urbane, soprattutto in quelle degradate, relativi a nuove infrastrutture, riqualificazione urbana, costruzione di parcheggi, alloggi e scuole. Un’apposita Cabina di regia  selezionerà gli interventi da realizzare, su proposta dai Comuni, mettendo insieme interventi diffusi e isolati (incentivi, fondi europei, fondi per l’edilizia scolastica, per l’housing sociale o per programmi non più attivi), snellendo le procedure e coinvolgendo gli investitori interessati, in particolare quelli privati. La modalità attuativa prevista è il “Contratto di valorizzazione urbana”, promosso dalla Cabina di regia in collaborazione con i Comuni interessati. Il Piano sarà finanziato con un apposito Fondo nel quale confluiscono le risorse non utilizzate o provenienti da revoche di programmi in materia di edilizia residenziale.
 
Tariffe a base di gara per i servizi di progettazione
Il Decreto Liberalizzazioni (DL 1/2012) ha abrogato le tariffe professionali e ha demandato ad un provvedimento che sarà emanato dal Ministero della Giustizia, la fissazione di parametri in base ai quali calcolare i compensi professionali. Nel frattempo le stazioni appaltanti si sono ritrovate prive di riferimenti per stabilire gli importi da porre a base di gara. La bozza del Decreto Infrastrutture-edilizia provede che, nelle more dell’emanazione del decreto continuino ad applicarsi, come criteri di riferimento per la determinazione dell’importo da porre a base di gara, le tariffe professionali vigenti prima dell’entrata in vigore del Decreto Liberalizzazioni.
 
Semplificazioni procedurali in edilizia
In caso di SCIA, si estende la semplificazione, oltre che ai pareri, a tutti gli atti preliminari di altri enti o organi appositi. La stessa previsione di semplificazione procedimentale viene  prevista espressamente per la DIA, con la modifica dell’art. 23 del testo unico dell’edilizia.
 
Project Bond
Per incentivare la sottoscrizione di obbligazioni di progetto, il decreto prevede per esse lo stesso trattamento fiscale agevolato previsto per i titoli di stato, cioè una ritenuta sugli interessi par al 12,5%.
 
IMU su immobili invenduti
Viene proposta l’esenzione dall’IMU per tre anni a favore degli immobili di proprietà delle imprese di costruzione e rimasti invenduti.
 
IVA nella vendita e nella locazione di nuove costruzioni
La bozza del decreto reintroduce l’Iva nelle cessioni e locazioni di nuove costruzioni, in modo da rendere disponibili risorse economiche, che attualmente le imprese di costruzione non utilizzano a causa della normativa vigente in base alla quale le cessioni di immobili residenziali effettuate dalle imprese costruttrici, oltre i cinque anni dalla costruzione, sono esenti dall’Iva.
 
Affidamento a terzi di lavori nelle concessioni autostradali
Sale dal 50 al 60% la la quota di lavori che i concessionari autostradali titolari di concessioni assentite prima del 30 giugno 2002, sono tenuti ad affidare a terzi (il Decreto liberalizzazioni aveva già elevato la quota dal 40 al 50%). La norma è volta a favorire una maggiore partecipazione degli operatori economici, anche di medie e piccole dimensioni, nella realizzazione degli interventi presenti nel piano degli investimenti previsti nelle convenzioni di concessione.

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