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TECNOLOGIE

Terremoto Emilia, intervista al CNI sul crollo dei capannoni

di Rossella Calabrese

Strutture assolutamente non idonee a sopportare i forti spostamenti dei pilastri

Vedi Aggiornamento del 03/05/2013
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04/06/2012 - Nel giorno del lutto nazionale per le vittime del terremoto in Emilia, non smettiamo di chiederci cosa sia accaduto agli stabilimenti industriali durante le terribili scosse sismiche e se i crolli, e quindi i morti, potevano essere evitati.
 
Alle nostre domande ha risposto Giovanni Cardinale, Consigliere del CNI con deleghe al lavoro e alle normative.
 
Edilportale: Potrebbe spiegarci brevemente la dinamica dell’evento sismico avvenuto, ed in che modo si presume abbia agito sugli elementi strutturali portanti dei capannoni?
Giovanni Cardinale: “L’accelerazione del suolo conseguente al sisma ha prodotto forti spostamenti dei pilastri. La tipologia strutturale degli edifici industriali non possiede alcuna forma di ridondanza; strutture sostanzialmente isostatiche, caratterizzate da un insieme di elementi - travi principali, in calcestruzzo armato precompresso, caratterizzate da luci importanti e da elevato peso proprio, tegoli di copertura, pilastri - semplicemente appoggiati l’uno sull’altro.
 
Questa organizzazione strutturale, conforme alla normativa tecnica vigente all’epoca della costruzione, è caratterizzata da una efficiente prestazione nei riguardi dell’azione e della “storia” dei carichi verticali, ma risulta assolutamente non idonea a sopportare i forti spostamenti di cui sopra che, appunto, hanno determinato i crolli totali o parziali. Particolarmente colpite risultano le coperture a shed, come quelle indicate nelle foto, magari con un altro elemento fortemente aggravante: i pesanti pannelli di tamponamento posti in posizione eccentrica rispetto ai pilastri.”
 
Quanto ha pesato, sui collassi strutturali, l’eventuale “obsolescenza tecnologica” dei sistemi costruttivi?
“Ritengo che questa causa abbia pesato abbastanza poco; si tratta infatti di questioni legate alla concezione strutturale e costruttiva e non all’invecchiamento dei materiali e dei sistemi.”
 
Le caratteristiche geotecniche e la natura alluvionale dei siti colpiti hanno costituito un fattore attenuante o amplificante del fenomeno sismico?
“Le caratteristiche del suolo sono sempre estremamente importanti negli eventi sismici; le amplificazioni locali connesse alla speciale conformazione della zona padana (grandi depositi alluvionali) hanno inciso sulle forme spettrali e quindi sulle sollecitazioni delle strutture. Ho personalmente visto il fenomeno di queste sabbie grigie portate in superficie, per esempio attraverso le griglie dei pozzetti, dalla falda sotterranea in pressione. È evidente quindi che, almeno in certe zone, gli strati superficiali del terreno, che ospitano le strutture di fondazione, sono stati interessati da sconvolgimenti che certo hanno avuto un ruolo nei crolli registrati.”
 
Approssimativamente, in che epoca è avvenuta la costruzione delle strutture crollate?
“Non è facile rispondere a questa domanda ma certo si può dire che tutti gli edifici industriali crollati erano stati costruiti prima del 2003, anno della classificazione del territorio come area a rischio sismico e, quindi come area in cui vigeva l’obbligo di adottare quei specifici procedimenti progettuali e quei dispositivi costruttivi che avrebbero evitato la vulnerabilità di cui alla prima domanda, e, quindi, i crolli disastrosi.”

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